Il Prado presenta a Roma la mostra “Alla maniera d’Italia”
Si è tenuta questa mattina presso l’Ambasciata di Spagna presso la Repubblica Italiana, in Piazza Navona 109, la conferenza stampa di presentazione della mostra “Alla maniera d’Italia. La Spagna e il gotico mediterraneo (1320–1420)”, una delle grandi esposizioni del Museo Nazionale del Prado per il 2026.
A prendere la parola sono stati Carlos Tercero, Consigliere per la Cultura dell’Ambasciata di Spagna in Italia, Miguel Falomir, Direttore del Museo Nazionale del Prado, e Joan Molina, curatore della mostra e Responsabile della Collezione di Pittura Europea fino al 1500 del Prado.
Di cosa parla la mostra
L’esposizione esplora l’influenza del Trecento italiano sull’arte tardo-medievale spagnola, un periodo — tra il 1320 e il 1420 — in cui lo scambio di artisti, opere e innovazioni tra le due penisole diede vita a una cultura visiva ibrida e sofisticata. I principali centri italiani coinvolti sono Firenze, Siena, Pisa, Lucca e Palermo, messi in relazione con le aree di maggiore ricezione della penisola iberica.
Il curatore Joan Molina ha illustrato come la mostra intenda non solo ricostruire questo scambio culturale, ma mostrare in che modo la raffinatezza tecnica italiana si sia affermata come un vero e proprio precetto estetico nelle corti e nelle committenze spagnole dell’epoca.
La mostra raccoglie un ampio numero di opere provenienti da istituzioni di primo piano a livello internazionale, tra cui gli Uffizi e il Bargello di Firenze, la National Gallery di Londra e la Pierpont Morgan Library di New York. Le tipologie di opere in esposizione comprendono dipinti su tavola, sculture in marmo, disegni a penna e frammenti tessili, quest’ultimi considerati dal curatore elementi fondamentali per comprendere la circolazione dei gusti e delle mode tra le corti del Mediterraneo.
Il direttore Falomir ha sottolineato l’importanza scientifica del progetto, definendolo un’occasione per ridisegnare la mappa delle influenze artistiche nel Mediterraneo medievale. Carlos Tercero ha invece evidenziato il valore della scelta di presentare la mostra a Roma, città simbolicamente al centro della tradizione artistica che l’esposizione intende raccontare.




