Sea Life, l’acquario romano talmente moderno che ancora appartiene al futuro.
All’inizio del nuovo millennio, Roma, come capitale europea che si rispetti, ebbe la volontà di aggiungersi alla lista delle città con un’acquario a disposizione del pubblico.
Il progetto è nato nel quartiere Eur, simbolo di modernità, così come doveva essere rappresentato l’acquario: un’opera d’attrazione moderna che avrebbe permesso anche ai turisti un’alternativa ai monumenti storici dei quali, fortunatamente, siamo cosparsi.
Ad oggi si sollevano grandi criticità, 100 milioni sono già stati spesi e nel centro del laghetto dell’Eur (la passeggiata del Giappone) non vi è altro che un cantiere incompiuto, sul quale ora pesano ritardi significativi, debiti e contenziosi legali: nemmeno il Giubileo e l’elezione del nuovo Papa Leone XIV hanno smosso la questione.
La società privata incaricata per l’appalto si chiama Mare Nostrum Srl, e nonostante la somma di capitale già utilizzata, secondo uno studio di Bloomberg, avrebbe bisogno di almeno altri 20 milioni, ad oggi vi sono trattative per raccogliere investimenti dal fondo londinese Zetland.
L’incuria e la disattenzione per un progetto a pochi passi dall’epicentro dell’Eur ha finalmente attirato l’attenzione di EUR Spa, l’ente autonomo che si occupa della gestione urbana del suo territorio.
L’ente ha infatti richiesto i danni per i continui ritardi, ma ciò non toglie che la concessione sia assegnata alla società privata sopracitata fino al 2039: una mediazione avrebbe dovuto portare l’ente a dare la disponibilità per allungare la concessione di 9 anni, fino al 2048, ma solo se entreranno in gioco investitori e protagonisti più solidi, ad ora un candidato papabile è la Costa Edutainment SpA (l’SpA che gestisce anche l’acquario di Genova).
Ciò non è successo, anzi:”Il consiglio di amministrazione, come atto dovuto, a fronte del perdurante inadempimento di Mare Nostrum Romae S.r.l. rispetto alle obbligazioni assunte – si legge in una nota -, ha deliberato di risolvere il ‘Contratto di concessione-convenzione’ stipulato il 16 febbraio 2006 e dei successivi atti integrativi. Nei prossimi giorni, Eur Spa avvierà le necessarie interlocuzioni per riportare l’area nel patrimonio pubblico e tentare una soluzione conciliativa che consenta la definizione di tutti i rapporti pendenti, nell’interesse degli azionisti pubblici e della città di Roma”.
Al momento il tribunale di Roma ha dato ragione all’ente Eur, il quale ha richiesto 25 milioni di euro di penale per i ritardi.




