“Stragi d’Italia”: quando cercare la verità significa accertarne la complessità

“Stragi d’Italia”, scritto da Luigi Li Gotti e Saverio Lodato e pubblicato da Fuori Scena, non è un libro semplice. Non lo è per le vicende che racconta, per la quantità di nomi, date e passaggi giudiziari che attraversano le sue pagine, ma soprattutto per l’obiettivo che si pone: interrogare alcune delle zone più oscure della storia repubblicana italiana e provare a ricostruire i rapporti, spesso difficili da decifrare, tra criminalità organizzata, politica, apparati dello Stato e poteri occulti.
Il punto di partenza è molto recente. Il libro prende le mosse dal caso Almasri, il generale libico ricercato dalla Corte penale internazionale, arrestati in Italia nel gennaio 2025 e successivamente liberato e rimpatriato su un volo di Stato. Li gotti, avvocato con alle spalle una lunga esperienza giudiziaria, è colui che presentò la denuncia dalla quale nacque il procedimento che coinvolse esponenti di primo piano del governo Meloni.
Il caso Almasri, però, rappresenta soprattutto l’occasione per formulare una domanda molto più ampia: cosa accade quando le esigenze della politica e la cosiddetta ragion di Stato entrano in conflitto con la necessità di accertare responsabilità e verità? È da questo interrogativo che il dialogo tra Lodato e Li Gotti si sposta continuamente dal presente al passato, attraversando alcuni dei capitoli più controversi della storia italiana. Mafia, terrorismo e stragismo vengono osservati non come fenomeni separati, ma cercando di individuare i punti nei quali criminalità, politica e apparati istituzionali possono essersi incontrati. Il risultato è un percorso attraverso decenni di storia repubblicana nel quale alle verità giudiziarie si affiancano interrogativi ancora aperti, documenti e vicende sulle quali continuano a esistere zone d’ombra.
In questo senso è particolarmente significativa la presenza in appendice della memoria depositata in Commissione parlamentare antimafia da Roberto Scarpinato, ex magistrato ed oggi senatore, dedicata proprio alle connessioni tra stragi e poteri occulti. Il volume non si limita quindi a proporre una riflessione politica, ma cerca continuamente di ancorare il proprio ragionamento a documenti, atti e ricostruzioni giudiziarie. Proprio questa minuziosità rende “Stragi d’Italia” una lettura non sempre immediata. Personalmente, non l’ho trovato un libro semplicissimo da leggere: la precisione con cui vengono ricostruite vicende estremamente complesse e di grande importanza richiede una soglia di attenzione molto alta. Non è un testo da attraversare direttamente e, in alcuni momenti, è necessario fermarsi, tornare indietro, collegare nomi e avvenimenti.
Attenzione però: quello che potrebbe sembrare un limite finisce per essere anche uno dei principali punti di forza del libro. Semplificare eccessivamente argomenti di questa portata significherebbe inevitabilmente impoverirli. Li Gotti e Lodato scelgono invece la strada opposta: accettano la complessità e chiedono al lettore di fare altrettanto.
“Stragi d’Italia” si pone, del resto, un obiettivo molto alto: interrogare il rapporto tra verità, giustizia e potere e impedire che alcune domande vengano archiviate insieme agli eventi che le hanno generate. Quando gli interessi in gioco sono così importanti e l’intento è così ambizioso, la minuziosità non è soltanto comprensibile: diventa imprescindibile.




