Da influencer a santi. La riflessione di Maria Silvia Vaccarezza sull’etica digitale
Chi decide oggi chi merita di essere ascoltato? Se in passato l’autorevolezza era legata allo studio, all’esperienza o al ruolo ricoperto nella società, oggi sembra sempre più spesso passare attraverso uno schermo e misurarsi in follower, visualizzazioni e interazioni. È da questa trasformazione che prende avvio Santi influencer. L’etica ai tempi dei social, il saggio edito da Fandango con cui Maria Silvia Vaccarezza affronta uno dei fenomeni più caratteristici dell’epoca digitale, senza fermarsi alla superficie del dibattito sugli influencer.
Più che analizzare gli influencer come fenomeno mediatico, Vaccarezza li interpreta come il sintomo di una trasformazione culturale più profonda: l’autorevolezza non deriva più soltanto dalla competenza, ma anche dalla capacità di costruire una relazione diretta con il proprio pubblico. La fiducia nasce dall’impressione di autenticità, dalla continuità della presenza online, dalla sensazione di conoscere chi comunica. La popolarità rischia di assumere un valore che va oltre la notorietà, fino a essere percepita come una forma di legittimazione.
La domanda allora non è se gli influencer siano figure positive o negative, né se abbiano il diritto di intervenire su temi politici, sociali o morali. Il punto è capire perché una società senta il bisogno di trasformare persone note per la loro presenza online in punti di riferimento capaci di orientare opinioni, comportamenti e giudizi etici. Gli influencer sono i nuovi santi non per una presunta superiorità morale, ma perché rispondono a un bisogno profondamente umano: individuare figure alle quali affidare la propria fiducia. Cambiano i contesti e gli strumenti della comunicazione, ma resta immutata la tendenza a cercare modelli che offrano un orientamento in una realtà sempre più complessa.
L’orizzontalizzazione della comunicazione favorita dai social network ha spalancato le porte all’ascesa di questi nuovi santi. Oggi chiunque può presentarsi come esperto di un argomento, anche in assenza delle competenze necessarie. A legittimare la parola non è più soltanto l’esperienza, ma la capacità di attirare attenzione e diventare virali. È anche così che prendono forma le cosiddette filter bubbles e echo chambers: spazi digitali nei quali gli utenti finiscono per confrontarsi quasi esclusivamente con chi conferma le loro convinzioni, alimentando ecosistemi comunicativi sempre più chiusi e polarizzati.
Tutto ciò che resta al di fuori viene percepito come estraneo, se non apertamente delegittimato, rendendo il confronto pubblico sempre più difficile. Negli ambienti digitali, il dissenso tende a trasformarsi rapidamente in contrapposizione e il confronto lascia spazio a dinamiche di delegittimazione che possono sfociare in vere e proprie ondate di indignazione online, capaci di travolgere non solo gli utenti comuni, ma anche gli stessi influencer, la cui autorevolezza dipende in larga misura dal consenso del pubblico. La stessa comunità che consacra i nuovi santi è anche quella che può revocarne rapidamente l’autorevolezza, trasformando il consenso in una moderna gogna digitale.
La scrittura di Vaccarezza è chiara e accessibile, capace di tradurre temi complessi in una riflessione comprensibile anche a chi non possiede una formazione specifica. Gli esempi tratti dall’attualità non rincorrono la cronaca, ma mostrano come responsabilità, virtù e credibilità assumano forme nuove nell’ecosistema digitale.
In un panorama editoriale in cui il tema degli influencer viene spesso affrontato con toni allarmistici, Santi influencer sceglie una strada diversa. Più che esprimere un giudizio su chi esercita influenza online, Vaccarezza invita a interrogarsi sulle condizioni che rendono possibile quella stessa influenza. Il risultato è una riflessione che va oltre il mondo dei social e finisce per spingere il lettore a chiedersi quale posto occupi nell’ambiente digitale: non solo come spettatore dei contenuti, ma come parte di quell’ecosistema di fiducia, consenso e legittimità che ogni giorno contribuisce ad alimentare.




