“Polvere di Piksi” di Barbi Marković
Questa è la storia di come si possa odiare il calcio nonostante lo si respiri di continuo, a 360 gradi, fin dalla nascita.
Barbi, l’autrice, nasce e cresce praticamente dentro un campo da pallone. Il padre, Slobodan, è la figura centrale del romanzo: legatissimo al calcio, ne fa quasi una missione esistenziale, ed è al tempo stesso un genitore quasi del tutto assente, incapace di occuparsi davvero della propria vita e di quella della figlia.
La prima parte del libro racconta una bambina cresciuta come fosse un maschio, a cui viene chiesto — anzi imposto — di amare il pallone. Non ha alternative: il padre arriva persino a coprirla con la polvere raccolta dagli scarpini del fuoriclasse Dragan Stojković, detto Piksi, sperando che quel gesto quasi magico la trasformi finalmente in una tifosa. Non funziona, o non funziona come previsto: Barbi non diventa né un maschio né un’appassionata di calcio, ma trova comunque la sua strada, affilando altrove — nella parola, nello sguardo ironico e spietato — quello che il padre voleva darle in dote sul campo.
È un ciclo che si chiude nella seconda parte, quando il racconto arriva all’ultima partita giocata dalla Jugoslavia intesa come nazione: i Mondiali di Italia ’90, a Firenze, contro l’Argentina. Da lì in avanti tutto si sfalda in parallelo: una nazione che si dividerà nel sangue pochi mesi dopo, e una famiglia già distrutta, in cui il padre non ricorda più il nome della figlia ma ricorda perfettamente ogni singolo giocatore di quella formazione. È una storia di speranza, ma anche una metafora lucidissima di cosa sappia produrre il calcio: in pochi minuti trasforma la rabbia in gioia e la gioia in rabbia, e spesso lascia addosso rimpianti che ci si porta dietro per una vita intera.
E se, come capita all’autrice, il calcio lo si odia, quel rimpianto diventa ancora più brutale: un rigore sbagliato equivale al crollo di una nazione, di una famiglia, di un sogno intero, tutto insieme.
Forse è proprio questo il bello — se così si può dire — del calcio: l’odio può rovesciarsi in amore esattamente come un rigore può essere sbagliato o segnato. Una linea sottilissima, capace di cambiare il destino di chiunque ci stia sopra o di chi guarda da fuori.
Polvere di Piksi (Voland, 2026, traduzione di Lucia Assenzi) è uscito originariamente in tedesco nel 2024. Barbi Marković, nata a Belgrado nel 1980, vive e scrive a Vienna; nel 2024 ha vinto il Premio della Fiera del Libro di Lipsia nella categoria narrativa.




