Il canto del Principe: per un’antropologia naturale
Un libro che sappia intrecciare magistralmente la narrazione di vicende reali, con riflessioni sull’ecologia, la cultura e l’antropologia. Questo e molto altro è “Il canto del Principe” di Marco Albino Ferrari, edito da Ponte alle Grazie, testo che racconta la storia dell’Avez Prinzep. Il maestoso abete bianco situato sull’Altopiano di Lavarone, in Trentino, era considerato l’albero più alto d’Europa fino alla sua caduta nel novembre 2017.
Il Principe, nato probabilmente tra la fine del XVIII secolo, è stato testimone silenziosi di numerosi accadimenti storici ed è diventato un punto di riferimento per la comunità locale. La sua longevità ed imponenza lo avevano reso qualcosa di più di un classico monumento naturale. Infatti, era diventato un simbolo culturale per gli abitanti dell’Altopiano e per i visitatori. Si pensi che Mario Rigoni Stern, nel suo “Arboreto salvatico”, ricorda che persino figure come Sigmund Freud e Robert Musil amassero trascorrere il loro tempo col Principe.

Ecco perché il suo crollo rappresenta una trauma per la comunità locale, un lutto da elaborare e trasformare. Ma la morte può trasformarsi in una nuova forma di vita, come il legno di un albero caduto può diventare uno strumento musicale, continuando a vivere attraverso il suono. Questo processo di trasformazione diventa una potente metafora della rinascita e della resilienza, sia per la natura che per l’uomo.
Ma non solo, il testo di Ferrari invita a superare il dualismo uomo-natura, artificiale-naturale. È soltanto attraverso la cura attiva dell’ambiente che si concretizza una reale convivenza e preservazione del pianeta e di noi stessi. Ma, ancor di più, lo spunto di riflessione offertoci è utile a “smitizzare” il selvaggio. Penetrare una natura da cui abbiamo progressivamente scelto di alienarci con l’industrializzazione per dominarla e sfruttarla per i nostri processi di produzione e generazione di profitto.

La prosa dell’autore è evocativa e coinvolgente, capace di trasportare il lettore nel fitto organismo del bosco. Ferrari riesce a far percepire la maestosità del Principe e l’importanza del legame che unisce l’albero e la comunità dell’Altopiano Lavarone. Le descrizioni dettagliate e, al tempo stesso, poetiche rendono viva l’immagine dell’abete, permettendo di apprezzarne non solo l’aspetto fisico, ma anche il suo valore simbolico incarnato in ogni cellula della vita dell’Altopiano.
“Il canto del Principe” è, appunto, un’opera che unisce narrazione, riflessione e poesia, offrendo al lettore una prospettiva nuova e profonda sul rapporto tra uomo e natura. La storia dell’Avez Prinzep diventa un punto di partenza per esplorare temi universali come la vita, la morte, la rinascita e la connessione profonda tra gli esseri viventi e il loro ambiente. “Il canto del Principe” che invita alla contemplazione e alla consapevolezza, ricordandoci l’importanza di custodire e rispettare il mondo naturale che ci circonda.




