Il capitalismo funziona?”
Componimento di Jacob Field, edito per Nutrimenti, che si pone l’arduo obiettivo di guidare il lettore, attraverso un “libro di base per il XXI secolo” (come riportato in copertina), al concepimento di una riflessione critica sulla validità del capitalismo come sistema economico dominante, proponendo una lettura molto accessibile e di facile comprensione.
L’autore prova a rispondere in maniera semplice ad una domanda complessa: il capitalismo risulta davvero essere il miglior modello sociopolitico-economico per organizzare l’economia e la società contemporanea? Oppure le sue contraddizioni sono incontrovertibile e palese manifestazione dei suoi limiti?
I capitoli seguono un percorso logico e storico, si parte dalle origini, dalla rivoluzione industriale, analizzandone l’evoluzione nei decenni e mettendo in luce le sue problematiche. Fino ad arrivare al capitalismo globale odierno, passando per i contributi teorici dei più famosi economisti “classici” tra cui: Adam Smith, David Ricardo e, ovviamente, Karl Marx.
Le principali riflessioni dell’autore ruotano attorno ad alcune macro tematiche sul tema passando in rassegna in primo luogo un’affermazione: “Il capitalismo viene celebrato per il suo potere di promuovere innovazione e ricchezza”.
Lo studioso analizza questa sentenza facendo riferimento ad esempi storici, come lo sviluppo delle grandi imprese o il ruolo della concorrenza per quanto riguarda lo sviluppo di nuove tecnologie.
In secondo luogo approfondisce i temi della disuguaglianza e dell’ ingiustizia che spesso ne scaturiscono, infatti la produzione di ricchezza nel capitalismo ha un costo umano notevole ma spesso viene trascurato.
Forse questa è proprio la parte più interessante del libro e riguarda la discussione su perché il capitalismo determini una ricchezza concentrata in poche mani e in quale misura socioeconomico-politica questo è permesso e favorito.
Altra sezione dedicata è quella sul capitalismo e la sostenibilità, dove viene criticato il modello di crescita economica illimitata in un costrutto finito. In altre parole, il cambiamento climatico è già descritto come una delle prove più difficili per il sistema, nonché una delle sue connotazioni più facilmente trascurabili e pericolose.
L’ultima operazione condotta consiste nel dimostrare la vulnerabilità strutturale del capitalismo attraverso le due grandi crisi finanziarie che ha sperimentato, in particolare la crisi monetaria del 2008.
Punto di forza che caratterizza l’opera, come accennavo in apertura, è la capacità di estrinsecare l’estrema chiarezza espositiva e la sintesi di concetti che, di per sé, si presenterebbero molto più lunghi e complessi.
In sintesi, il libro in oggetto non demonizza né crea una glorificazione visivamente positiva del capitalismo e la sua neutralità è un’ottima testimonianza di un dibattito spesso polarizzato.
Inoltre, l’autore si esprime in un linguaggio semplice e facilmente comprensibile anche da chi è totalmente digiuno di economia e politica.
In conclusione, il libro è davvero ben scritto e coinvolgente, pertanto suggeribile ai lettori interessati ad una visione chiara e ragionata del capitalismo. Ovviamente il testo non affronta il tema nella totalità delle sue sfaccettature ma rappresenta un ottimo spunto per chiunque voglia esplorare le contraddizioni presenti all’interno di questo sistema politico-economico o desideri ottenere un diverso punto di vista su ciò che ci circonda




