Referendum parte 3, pro e contro della riforma

Referendum parte 3, pro e contro della riforma

Dopo avere analizzato separatamente in 2 speciali di 2duerighe.com le Ragioni del Sì e le Ragioni del No al Referendum, avviamo ora una riflessione conclusiva.

Domenica 4 dicembre gli italiani sono chiamati a decidere sul proprio futuro attraverso il voto sulla Riforma costituzionale. Sì perché la nostra Carta Costituzionale, entrata in vigore nel 1948, è la carta fondamentale del nostro ordinamento giuridico che attraverso un sistema di pesi e contrappesi garantisce il nostro ordinamento democratico.

Dunque, il voto sulla Riforma non può essere inteso in maniera semplicistica come un voto pro o contro Renzi, che erroneamente aveva in una fase iniziale personalizzato il referendum, ma è un voto che negli anni futuri potrà incidere profondamente sulle nostre vite.

Il referendum costituzionale è previsto dall’articolo 138 della Costituzione: quando la legge di riforma costituzionale nella seconda votazione delle due Camere non è approvata a maggioranza di due terzi dei suoi componenti si può richiede l’espressione del voto da parte dei cittadini mediante il referendum che ricordiamo non richiede il raggiungimento del quorum.

La nostra Costituzione è composta da 139 articoli  di cui 36 vengono modificati dalla riforma.

Come cambia il Senato

Se vince il sì il Senato non viene eliminato ma si riduce il numero dei senatori che passano dagli attuali 315 a 100 di cui: 75 consiglieri regionali, 20 sindaci, 5 nominati dal Presidente della Repubblica.

I senatori non saranno più eletti direttamente dai cittadini ma verranno scelti con un’elezione di secondo livello dai consigli regionali.

La durata dell’incarico dei senatori non sarà coincidente per tutti, ma dipenderà dal loro mandato di consigliere regionale e di sindaco, quindi avremo un Senato la cui composizione sarà in continuo cambiamento.

I sostenitori del No sottolineano come le Regioni a statuto speciale nel proprio Statuto prevedono l’incompatibilità dei membri dei consigli e delle assemblee regionali con il mandato parlamentare nazionale.

Proprio il doppio incarico che i futuri senatori sono chiamati a rivestire ha suscitato polemiche tra chi teme che venga penalizzata l’efficienza.

La Camera dei deputati manterrà l’attuale composizione e sarà l’unica a dare la fiducia al governo.

Risparmi

La Riforma riduce il numero dei senatori, questi non riceveranno più l’indennità per il proprio mandato, ma soltanto i rimborsi spese.

I sostenitori del sì sostengono che si otterrà un risparmio calcolato in 500 milioni di euro dovuto al taglio dei senatori, all’abolizione del CNEL e delle province, dal tetto agli stipendi di Presidenti e consiglieri regionali (che non potranno mai essere superiori a quello del sindaco del capoluogo) e dall’abolizioni dei “rimborsi e trasferimenti monetari” pubblici ai gruppi politici regionali.

I sostenitori del No citano uno studio della Ragioneria dello Stato che ha stimato i risparmi per la riduzione del numero dei senatori in 57 milioni di euro. E spiegano come gli ulteriori risparmi derivanti dall’abolizione delle Province e conseguiti con altri provvedimenti appaiono ad oggi puramente ipotetici nonché propagandistici. Le Province, per esempio, sono state già abolite dalla Legge Delrio del 2014.

Immunità

I nuovi senatori (consiglieri regionali e sindaci) godranno dell’immunità:

Non potranno essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse
Subire perquisizioni o arresto senza autorizzazione del parlamento
Essere intercettati senza autorizzazione del parlamento.

Come cambia il procedimento legislativo

Il cuore della riforma sta nella riforma del bicameralismo perfetto, ovvero quel meccanismo secondo cui una legge deve essere approvata con lo stesso identico testo sia alla Camera sia al Senato, con tempi spesso lunghi. Tale meccanismo, però, potrebbe essere modificato anche attraverso il regolamento parlamentare, non necessariamente attraverso una legge costituzionale. Inoltre le ragioni della lentezza dell’iter legislativo sono quasi sempre di tipo politico, e risiedono nell’assenza di un accordo tra le forze politiche che dovrebbero approvare una proposta di legge.

L’articolo 70 attualmente in vigore si compone delle seguenti parole: «La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere». Il nuovo testo, come sottolineato da molto costituzionalisti, è assai più lungo, soprattutto meno chiaro e apre ad una incertezza sull’iter di formazione delle leggi che potrebbe portare a contenziosi tra Camera e Senato.

Ma andiamo nel dettaglio dell’iter legislativo, per vedere quali e quante procedure consente:

Procedimento legislativo bicamerale

Camera e Senato mantengono gli stessi poteri nei seguenti casi:

  1. Leggi di sistema: revisione Costituzionale; tutela delle minoranze linguistiche
  2. Decisioni sull’Europa: autorizzazione alla ratifica dei trattati UE; leggi sulle politiche europee, etc;
  3. Norme che riguardano il Senato: legge elettorale e casi di incompatibilità;
  4. Diposizioni sull’ordinamento degli enti locali.

Procedimento monocamerale “partecipato”

Per la maggior parte delle  leggi il potere legislativo spetta alla Camera dei deputati ma il Senato ha 10 giorni di tempo per chiedere di esaminare un disegno di legge se lo richiedono i 2/3 dei suoi membri ed ha poi 30 giorni per proporre modifiche. Tali modifiche non sono vincolanti per la Camera dei deputati.

Clausola di supremazia Stato- Regioni e procedimento monocamerale “rinforzato”

Quando lo Stato interviene su materie di competenza regionale, in virtù di un interesse nazionale, il potere legislativo spetta alla Camera; il Senato dispone esame del provvedimento entro 10 giorni senza che lo richiedano 1/3 dei membri. Se la Camera non si conforma alle modifiche del Senato proposte a maggioranza assoluta deve approvare il testo a maggioranza assoluta.

Disegni di legge di bilancio

Per le leggi di bilancio il potere legislativo spetta alla Camera; il Senato è tenuto ad esaminare il testo e a proporre modifiche entro 15 giorni, ma queste non sono vincolanti.

procedimento con voto a data certa

il Governo può chiedere alla Camera, di deliberare, entro 5 giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per il compimento del programma sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva dalla Camera entro il termine di 70 giorni dalla deliberazione.

A questi si aggiungono il procedimento legislativo per le proposte di iniziativa popolare e il procedimento abbreviato.

Parlare di semplificazione legislativa appare dunque alquanto ottimistico.

Modifica del Titolo V

Viene modificato l’articolo 117 della Costituzione. Si eliminano le materie concorrenti e si ridefiniscono le materie di Competenza statale e quelle di competenza regionale. Materie come  energie e infrastrutture sono sottratte ai poteri delle Regioni e assegnate a quelli dello Stato.

I fautori del Sì sostengono che in questo modo si eliminano duplicazioni e sprechi, si riduce l’incertezza per i cittadini e le imprese e si favoriscono gli investimenti. Si vanno a ridurre gli squilibri tra le diverse Regioni in alcune materie come la sanità.

I sostenitori del No vedono invece una pericolosa ingerenza del Governo che può stabilire in quali casi lo Stato può legiferare anche su materie di competenza regionale in virtù di un “interesse nazionale”.

Il Presidente della Repubblica

Con la Riforma cambia anche il modo in cui viene eletto il Presidente della Repubblica. L’elezione rimane sempre competenza di Deputati e Senatori, ma non ci sono più i 59 delegati regionali, visto che i senatori del Nuovo Senato sono, appunto, scelti dal territorio.

 Nelle prime tre votazioni, servono i 2/3 degli aventi diritto per eleggere il Presidente. Con la Riforma, dal 4° al 6° scrutinio sono necessari i 3/5 degli aventi diritto al voto; dal 7° in poi, la maggioranza dei 3/5 dei votanti.

Il Presidente della Repubblica potrà sciogliere unicamente la Camera. Inoltre, il Presidente della Camera, durante l’assenza del Presidente della Repubblica, ne fa le veci (attualmente questo compito è svolto dal Presidente del Senato).

Corte costituzionale

La Corte Costituzionale, è composta da 15 giudici: 5 eletti dal Presidente della Repubblica, 5 eletti dalla magistratura e 5 eletti dalle Camere in seduta comune.

Con la Riforma, i 5 giudici che oggi sono eletti insieme dalle due Camere vengono eletti separatamente: 3 alla Camera, 2 al Senato.

Inoltre, la Riforma introduce la possibilità di sottoporre alla Corte Costituzionale le leggi elettorali per accertarne la legittimità. Quindi si introduce un controllo preventivo.

Referendum

Si introducono i referendum popolari propositivi e di indirizzo. qualora le firme raccolte per la proposta siano 800.000 (anziché 500.000) il referendum sarà valido se avranno partecipato al voto la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni anziché degli aventi diritto, con lo scopo di far abbassare il quorum.

Concludendo, si tratta di una riforma molto complessa. Secondo i fautori del sì, porterà a procedimenti decisionali più efficaci e a una migliore suddivisione di competenze tra Stato e Regioni.

I sostenitori del No invece vedono nel combinato disposto tra la riforma e l’italicum, (l’attuale legge elettorale in vigore) uno spostamento del baricentro del potere legislativo dalle assemblee elettive (Parlamento e Consigli Regionali) al Governo, con il pericolo minacciato da molti di una “deriva autoritaria”.

REFERENDUM PARTE 1: Le ragioni del Sì in 10 domande
REFERENDUM PARTE 2. LE RAGIONI DEL NO IN 10 DOMANDE
Referendum parte 4. GLI SCENARI secondo LA STAMPA FINANZIARIA INTERNAZIONALE

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