REFERENDUM PARTE 1: Le ragioni del Sì in 10 domande

REFERENDUM PARTE 1: Le ragioni del Sì in 10 domande


Il 4 dicembre i cittadini italiani, anche residenti all’estero, saranno chiamati a partecipare al Referendum per decidere con un Sì se cambiare la Costituzione o con un No se mantenere l’attuale sistema.

E’ una scelta importante alla quale è necessario arrivare preparati.

2duerighe.com dedica alcuni  approfondimenti a questo tema.

Il primo appuntamento è con  Valentina Tonti – Vice Coordinatrice del “Comitato Giovani Giuristi per il Si”, alla quale abbiamo rivolto in esclusiva 10 domande per approndondire le ragioni del Sì.

1. Come migliora, secondo te, l’iter legislativo con il superamento del bicameralismo paritario? L’attività di controllo del Senato sulle leggi scompare?

Il superamento del bicameralismo paritario metterà fine a un’eccezione tutta italiana, ovvero quella di avere due Camere che fanno esattamente la stessa cosa. Ciò migliorerà il procedimento legislativo, che sarà più semplice per la gran parte delle leggi (la Camera esamina e approva il disegno di legge; il Senato può decidere di esaminarlo a sua volta e di proporre delle modifiche entro 30 giorni, su cui la Camera decide in via definitiva). Tuttavia per le “leggi di sistema” (leggi costituzionali, rapporti con l’Unione Europea, leggi sugli organi di Regioni ed enti locali), che rappresentano circa il 3% delle leggi, il procedimento rimarrà bicamerale (ovvero come quello attuale).  Alla seconda Camera saranno inoltre assegnate importanti funzioni: oltre a fungere da raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica, al Senato con la riforma spetterà valutare le politiche pubbliche e l’attività delle amministrazioni, verificare l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori e l’attuazione delle leggi dello Stato. Funzioni tutt’atro che secondarie.

2. Come cambia la decretazione d’urgenza?

Per mettere fine all’abuso che Governi di ogni colore hanno fatto del decreto legge – strumento che la Costituzione consente solo in “casi straordinari di necessità ed urgenza” -, la riforma inserisce in costituzione i limiti che negli anni sono stati introdotti a livello di  giurisprudenza costituzionale e di legislazione ordinaria. Allo stesso tempo viene introdotto in Costituzione il “voto a data certa”, con cui il Governo potrà chiedere che un disegno di legge essenziale per l’attuazione del programma di governo sia sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera entro settanta giorni; in tal modo verrà meno l’incentivo ad utilizzare impropriamente la decretazione d’urgenza. Dunque non più leggi di conversione di decreti composte da un singolo articolo e migliaia di commi (effetto causato dalla pratica di porre la fiducia su maxiemendamenti), ma leggi più chiare su specifici settori e temi.

3. Quali risparmi economici si otterranno dalla riduzione del numero dei senatori che passeranno da 315 a 100?

L’eliminazione dell’indennità di 315 senatori consentirà, secondo uno studio della Ragioneria dello Stato, un risparmio di circa cinquanta milioni l’anno. A questi si aggiungono altri risparmi derivanti dall’abolizione del CNEL e delle province, dal tetto agli stipendi di Presidente e consiglieri regionali (che non potranno mai essere superiori a quello del sindaco del capoluogo) e dall’abolizione di “rimborsi e trasferimenti monetari” pubblici ai gruppi politici regionali, per un totale di circa 500 milioni.

4. Con la Riforma vengono ridefinite le competenze tra Stato e Regioni. Sono sottratti alle Regioni poteri di legiferare in materie che riguardano l’interesse generale, come l’energia e le infrastrutture ad esempio. Quali vantaggi derivano per il Paese?

La riforma del Titolo V ridefinisce i rapporti fra lo Stato e Regioni nel solco della giurisprudenza costituzionale successiva alla riforma del 2000, riportando al centro competenze strategiche per lo sviluppo del paese. Ciò avrà effetti importanti sulla competitività del nostro sistema economico, come dimostra la semplice lettura dell’elenco delle materie che da concorrenti diventano statali: commercio con l’estero, professioni, ordinamento della comunicazione, energia, previdenza, sicurezza del lavoro, ricerca,  protezione civile, porti e aeroporti, grandi reti di trasporto e navigazione. Inoltre vengono attribuite allo Stato competenze importanti precedentemente lasciate alle Regioni, quali ad esempio le politiche sociali e le politiche attive del lavoro, o del tutto nuove, come il coordinamento dei processi e delle piattaforme informatiche della PA. Quindi con la riforma si chiarisce chi fa cosa, si eliminano sprechi e duplicazioni, si riduce l’incertezza per cittadini e imprese, si favoriscono investimenti oggi scoraggiati dall’esistenza di norme che si sovrappongono fra i vari livelli di governo e spesso ingiustificatamente diverse fra una regione e l’altra.

5. Sulle leggi elettorali vengono inseriti controlli preventivi?

Sì. La riforma introduce la possibilità, da parte di una minoranza parlamentare (1/4 dei componenti della Camera o 1/3 di quelli del Senato), di sottoporre le leggi elettorali di Camera e Senato al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale. Se passerà la riforma, dunque, gli elettori non si troveranno mai più a votare con una legge successivamente dichiarata incostituzionale dalla Corte (come è avvenuto con il Porcellum, con cui si è votato in ben 3 tornate elettorali).

6. I diritti dei cittadini vengono potenziati? Se sì, in che modo?

La riforma non tocca la prima parte della Costituzione sui diritti dei cittadini. Tuttavia in alcuni settori li potenzia indirettamente. Ad esempio, con la riforma, tornano allo Stato le “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”; si invertirà così la tendenza che ha visto nell’ultimo decennio l’esplosione della spesa e l’acuirsi delle differenze – in termini di servizi e quindi di diritti garantiti – tra Nord e Sud Italia. Inoltre la riforma potenzia gli strumenti di partecipazione dei cittadini, rafforzando gli istituti di democrazia diretta già presenti in Costituzione e introducendone di nuovi. Si introduce il principio che deve essere garantito l’esame delle proposte di iniziativa popolare, che a Costituzione vigente raramente hanno concluso il loro iter. Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, si introducono i referendum popolari propositivi e di indirizzo nonché altre forme di consultazione delle formazioni sociali. Sul referendum abrogativo, la riforma prevede che, qualora la richiesta sia avanzata da 800.000 (anziché 500.000) elettori, esso sia valido se ha partecipato al voto “la maggioranza dei votanti delle ultime elezioni” invece che degli aventi diritto: ad esempio se alle politiche hanno votato il 70% degli aventi diritto, il quorum si abbassa al 35% più uno, rendendo più facile il suo raggiungimento.

7. Come replichi a chi sostiene che dalla Riforma deriverebbe una “svolta autoritaria”?

Si tratta di un’argomentazione del tutto infondata: anche considerando il combinato disposto di legge elettorale (che ormai è certo che verrà modificata) e riforma costituzionale, rimane intatto il sistema di pesi e contrappesi previsto nel nostro ordinamento. Ad esempio è del tutto strumentale l’argomentazione secondo cui, dopo la riforma, il Presidente della Repubblica verrà eletto dalla sola maggioranza: anzi questo è spesso accaduto a costituzione vigente, che dal quarto scrutinio prevede il voto a maggioranza assoluta. Con la riforma, invece, il quorum più basso è dei 3/5 dei votanti (anziché dei componenti) dal settimo scrutinio. Dunque un quorum più alto di quello attualmente previsto e che, anche qualora al Senato vi sia una maggioranza “politica” conforme a quella della Camera, renderà comunque necessario trovare un accordo con l’opposizione, quantomeno affinché si astenga (in media alle votazioni per l’elezione del capo dello stato partecipa il 98,5% degli aventi diritto).  La norma è semmai iper garantista, essendo ben possibile che nelle due Camere si formino maggioranze diverse in conseguenza di risultati delle elezioni regionali diversi da quelli delle politiche. Maggiori garanzie anche per la Corte costituzionale: infatti con la riforma i 5 giudici di nomina parlamentare non saranno più eletti dal Parlamento in seduta comune ma separatamente dalle due Camere (3 dalla Camera e 2 dal Senato). In tal modo la maggioranza potrà eleggere autonomamente i 3 giudici di nomina della Camera, disponendo di 340 voti, ma non avrà alcuna certezza di eleggere i 2 membri di nomina del Senato. Oggi invece la maggioranza dispone di voti sufficienti per eleggere da sola tutti e 5 i giudici nelle votazioni in seduta comune. Oltre al fatto che, se anche la maggioranza eleggesse tutti i giudici di nomina parlamentare, l’indipendenza della Corte resterebbe comunque garantita dal fatto che 5 giudici restano nominati dal Presidente della Repubblica e 5 dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative. Dunque nessuna minaccia per la democrazia.

8. E’ vero che l’elezione dei senatori da parte dei consigli regionali sottrae poteri ai cittadini?

No. Il Senato sarà composto da consiglieri e sindaci eletti ben due volte: una volta dai cittadini e una dai Consigli regionali, che tra l’altro dovranno farlo “in conformità alle scelte espresse dagli elettori” in occasione delle elezioni regionali. 

9. I consiglieri regionali e i sindaci eletti senatori come potranno svolgere contemporaneamente il “doppio lavoro”?

E’ chiaro che il nuovo Senato non sarà la continuazione di quello attuale; si riunirà molto meno spesso e lavorerà in modo diverso. Basti pensare che la seconda camera tedesca, il Bundesrat, si riunisce in plenaria 11 giorni l’anno; circa un giorno ogni 3-4 settimane!

10. Concludendo, come convinceresti in poche battute un elettore indeciso sulla bontà della Riforma e sull’importanza di votare Sì al Referendum del 4 dicembre?

Superamento del bicameralismo paritario, procedimenti decisionali più efficaci, migliore suddivisione delle competenze tra Stato e Regioni: con la riforma costituzionale si danno finalmente delle risposte a questioni di cui si parla inutilmente da vent’anni. Non possiamo sprecare questa occasione. Ora tocca ai cittadini dire sì al cambiamento.

REFERENDUM PARTE 2. LE RAGIONI DEL NO IN 10 DOMANDE
Referendum parte 3, pro e contro della riforma
Referendum parte 4. GLI SCENARI secondo LA STAMPA FINANZIARIA INTERNAZIONALE

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook