Avremmo preferito che tutte le istituzioni festeggiassero il 25 aprile

Avremmo preferito che tutte le istituzioni festeggiassero il 25 aprile
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Come ogni anno anche in questo 2019 torna il 25 aprile, la festa nazionale della liberazione dall’occupazione militare attuata dalle forze della Repubblica di Salò e quelle dell’esercito nazista e con essa le polemiche di cui faremmo volentieri a meno.

25 aprile: la scelta della data

Il giorno è stato scelto poiché proprio nel 25 aprile del 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), con il comando a Milano presieduto, tra gli altri, da Sandro Pertini, ordinò a tutte le forze partigiane di insorgere contro le sedi dei comandi fascisti e nazisti per obbligarle alla resa definitiva e conquistare così la libertà del nostro paese. Da quel momento in poi il nord Italia, territorio ancora sotto il gioco della dittatura nazista coadiuvata dalla presenza dei repubblichini, fu liberato in pochi giorno e le maggiori città poterono tornare a respirare: Bologna, Genova e Venezia furono riconquistate dai partigiani rispettivamente il 21, il 23 ed il 28 aprile. Per questo motivo il 25 aprile viene ricordato come il giorno in cui la resistenza partigiana giunse al culmine del proprio vigore. L’anno successivo, il 22 aprile 1946, il re Umberto II emanò in gazzetta ufficiale il decreto tramite il quale veniva istituita la celebrazione della liberazione proprio nel giorno del 25: «A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale». Solamente tre anni dopo, però, nel 27 maggio 1949 sarà istituita come festa nazionale. Da questa data in poi in tutte le città italiane vengono organizzate e svolte manifestazione volte a ricordare sia la data in tutta la sua totalità di significati, ma soprattutto il ricordo di chi ha perso la vita lottando per la costruzione di quel paese in cui oggi viviamo ed è per questo che il Presidente della Repubblica e le più alte cariche dello stato portano i propri omaggi alla statua del milite ignoto, emblema dei caduti in guerra.

Perché dobbiamo festeggiare tutti

Il 25 aprile è festa nazionale e per definizione dunque riguarda la nazione intera. Ma non ci piace fermarci alle definizioni, anche perché sennò non ci sarebbe il bisogno di spiegarlo ancora una volta, l’ennesima e purtroppo neanche l’ultima. Possiamo partire dal concetto stesso di fascismo: che vi piaccia o meno -e non vi può piacere perché in Italia, almeno in teoria, è ancora un reato- è stata una dittatura brutale, un regime totalitaria che ha tolto la libertà di pensiero e di parola a centinaia di migliaia di persone e ad altrettante pure la vita. Citando ancora una volta e non sarà mai abbastanza Matteotti, il fascismo non è un’idea, ma un reato. Come tale si è imposto infatti, con la violenza, la discriminazione e l’umiliazione di chiunque gli ponesse contro, cercando di salvaguardare la libertà. Perché prima ancora di ogni polemica riguardo a saluti romani, croci celtiche, occupazioni abusive e teste pelate che in venti picchiano un povero immigrato che ha un negozio a Roma c’è il concetto basilare della libertà, elemento imprescindibile di qualsiasi vita umana. Ricordare quello che è stato, affinché non si ripeta mai più, questo è il significato della festa che, a mio modo di vedere, è la più importante tra tutte quelle nazionali che ci sono in Italia. Purtroppo, però, tale concetto estremamente basilare non è ancora chiaro a tutti, in primo luogo alle istituzioni che di tale commemorazione dovrebbero vantarsi e non fare finta di niente strizzando l’occhiolino in vista delle urne elettorali proprio a quei movimenti politici che secondo la nostra costituzione non hanno nemmeno diritto di esistere.

Le polemiche che non hanno motivo di esistere

L’Italia ha tra gli stereotipi con cui è conosciuta poco simpaticamente, ma in parte ammettiamolo è anche vero, all’estero quello della scarsa puntualità. Treni, burocrazia, sanità pubblica e chi più ne ha più ne metta, ma se c’è una cosa che torna fedelmente, ogni anno, a ricordarci puntualmente che c’è qualcosa che non va sono proprio le polemiche riguardanti questa festa. Anche quest’anno, infatti, assistiamo con estremo rammarico e conati di vomito a gesta e dichiarazioni di cui faremmo benissimo a meno. Giulia Lombardi era una ragazza di 22 anni, staffetta partigiana nella guerra civile che fu uccisa dai fascisti nel 1944. La statua fatta a sua memoria ubicata a Vighignolo, nell’hinterland milanese, è stata bruciata nei giorni scorsi proprio pochi giorni dopo la sua inaugurazione. A Bonifati, provincia di Cosenza, Forza Nuova ha organizzato una manifestazione proprio nel giorno del 25 aprile per «ricordare i morti della repubblica di Salò». Come se non bastasse, a gettare benzina sul fuoco ci pensa il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che come suo solito non resta mai in disparte se c’è da difendere i suoi amici “fascisti” con cui condivide cene e foto, che ha affermato che lui il 25 aprile sarà a Corleone per l’inaugurazione di un nuovo commissariato e non a Roma, dove invece si svolgeranno le celebrazioni per la giornata della liberazione.

Probabilmente le ferite ancora aperte della guerra civile terminata ormai quasi un secolo fa sono ancora dure a morire. Nel momento in cui un paese intero si dovrebbe fermare a riflettere su quanto è stato, ci si perde invece in polemiche e discussioni sterili che non fanno nient’altro che offendere la memoria di chi scelse di dare la propria vita affinché oggi noi potessimo discutere di ogni argomento e decisione della vita pubblica. Ricordiamocelo sempre: se qualcuno può permettersi nel 2019 di omaggiare chi dell’Italia aveva fatto il proprio gabinetto è proprio perché il fascismo è stato abbattuto e sconfitto, una volta per tutte.

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