Casapound porta i “fascisti” in Parlamento

Casapound porta i “fascisti” in Parlamento

Alle prossime elezioni del 4 marzo, tramite le quali si eleggeranno i due rami del parlamento italiano, sarà presente anche CasaPound tra i partiti eleggibili.

Il movimento identitario può arrivare, secondo i sondaggi, tra il 3 ed il 4 %. Poca cosa ai fini della governabilità ovviamente, ma anche se piccole, quelle cifre ci ricordano come il movimento si stia in realtà radicando in tutto il territorio, in modo lento e soprattutto dal basso.

Il loro programma è riassumibile in pochi punti: nazionalizzazione banca d’Italia, reddito di natalità (da destinare ad ogni figlio o figlia da 0 a 16 anni, esclusivamente italiani nati da genitori italiani), sostegno alle famiglie italiane, limiti all’immigrazione e blocco totale di quella clandestina, uscita dall’Unione Europea e dall’euro per la creazione di una moneta nazionale, intervento di stabilizzazione in Libia.

La grande attesa nei confronti dei risultati di Casapound per le prossime elezioni nasce dagli ultimi numeri raggiunti, in particolare nelle amministrative svolte ad Ostia. Il movimento della tartaruga frecciata è presente da anni ormai eppure mai era arrivato a certi traguardi. L’onda di destra che investe tutta l’Europa è arrivata, da tempo, anche in Italia, ma la loro peculiarità è un’altra.

Il territorio del disagio politico e sociale è il luogo di azione più importante del movimento di destra. Casapound è divenuta celebre per operare nelle zone dove le condizioni di vita sono più insostenibili e in cui lo stato sembra ormai non è essere più presente da tempo. Le periferie romane sono l’emblema della loro azione sul territorio: distribuzione di cibo ai cittadini, ovviamente solo italiani, ed agitazioni collettive nella difesa della casa, a difesa di persone, italiane chiaramente, che rischiano di perdere la propria abitazione. Inoltre marce, volantinaggio, slogan, fumogeni, con cui occupare le strade delle varie città in cui operano. Si fanno notare insomma, ma soprattutto, avvicinano le persone che chiedono aiuto e che hanno ormai perso la fede nella politica. In questo modo hanno riportato molte persone alla partecipazione politica: dopo le amministrative ad Ostia i vari commenti seguiti ai risultati condividevano la concezione di Casapound come unica presenza politica sul territorio tutti i giorni, non solo nei momenti che precedono le elezioni.

Il vuoto lasciato dalla politica, espresso perfettamente dall’alto astensionismo, in particolar modo dai giovani, viene così colmato. In un reportage durante una delle ronde, o marce propagandistiche, una ragazza di 16 anni ha affermato di non interessarsi di politica, ma che se dovesse votare la sua scelta sarebbe senz’altro ricaduta su Casapound, poiché l’unica presenta tutti i giorni in zone difficili.

Poco importa se fascisti e violenti, come ci informa il sondaggio dall’Istituto Ferrari Nasi: solo il 14% degli italiani è molto preoccupato, mentre il 21% abbastanza preoccupato. Per il 35% degli intervistati dunque, uno su tre, la matrice fascista del movimento non è una pregiudiziale. Così come pare non sia preoccupante se gli esponenti di tale movimenti sono noti per picchiare anche chi fa solamente satira contro di loro.

La politica, tutta, oltre ogni schieramento, anche se ciò pare assai difficile dato che la Lega ha persino manifestato insieme a CP, dovrebbe prendere atto di quanto sta accadendo sul territorio del nostro paese: il ritorno di certi slogan, le manifestazioni contro la giornata della memoria o la festa della liberazione, i saluti romani, la violenza. Il fascismo, anche se 2.0, va sempre arginato in ogni modo possibile in uno stato democratico, poiché come ha scritto De Felice «Uno dei danni più grossi che ha fatto il fascismo è stato quello di lasciare in eredità una mentalità di intolleranza, di sopraffazione ideologica, di squalificazione dell’avversario per distruggerlo». Casapound invece continua a crescere, lentamente, silenziosamente, lontana dagli schermi delle televisioni, pronta a fare il suo grande salto dopo lo sdoganamento: l’entrata nelle istituzioni democratiche.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook