La nuova linea politica del PD targato Zingaretti

La nuova linea politica del PD targato Zingaretti

Un anno dopo le ultime elezioni nazionali, lo scorso 3 marzo, gli elettori del Partito Democratico hanno eletto il nuovo segretario alle primarie: Nicola Zingaretti. L’entusiasmo, se di questo possiamo parlare, è stato sicuramente maggiore rispetto ai risultati usciti dalle urne solamente un anno prima. Nonostante il trend negativo di un’affluenza continuamente in calo per le primarie del maggior partito di centrosinistra, addirittura dimezzato dai 3.102.709 di elettori del 2009 ai “soli” 1 582 083 di quest’anno, i numeri sembra che abbiano superato le aspettative iniziali, dando una nuova aria di speranza ad un partito che ormai in molti davano per morto.

Potremmo infatti parlare di un “effetto Zingaretti” che ha riavvicinato molti elettori del centrosinistra delusi, compresi tutti quelli che si erano spostati verso il Movimento 5 Stelle trovando, però, deluse le proprie aspettative dopo un solo anno di governo. A vincere sicuramente è stata l’idea di una nuova ventata di sinistra nel partito dopo l’epoca Renzi, caratterizzata da un insieme di politiche più al centro, con alleanze e accordi che gli sono stati spesso rinfacciati, come il celebre patto del Nazareno nel 2014. Non è infatti un caso che Maurizio Martina, sostenuto da quasi tutta la “scuderia” dell’ex sindaco di Firenze (Lotti, Orfini, Richetti, …), sia riuscito a ricevere solamente il 22% dei voti.

Il presidente della regione Lazio si trova, dunque, a farsi carico di un partito con una grande storia alle spalle che sembra però sempre più lontana, mentre si dirige verso un futuro altrettanto opaco. Il momento storico politico che il partito sta attraversando non è certo dei migliori, con il leader della destra, Matteo Salvini, che continua a scalare i sondaggi mese dopo mese, grazie anche all’abilità politica che gli va senz’altro riconosciuta tramite la quale è riuscito, stando ai sondaggi, a raddoppiare il consenso nazionale in un solo anno di governo. Il compito del nuovo segretario sarà quindi quello di una sana opposizione volta a raddoppiare il numero dei voti: non sarà affatto facile. I problemi, inoltre, non sono solamente esterni, poiché il PD, coerentemente con la sua storia, è uscito da un’ulteriore scissione che portò alla nascita dell’ennesimo soggetto politico, LeU, pertanto si dovrà anche cercare di risanare vecchie ferite, compito niente affatto facile.

Il primo campo di battaglia sarà sicuramente l’argomento più caro al Ministro dell’Interno, che non a caso ci ha costruito sopra un’intera campagna elettorale: sicurezza e immigrazione. L’ottica di Zingaretti guarda ben oltre i confini nazionali e punta dritta a Bruxelles: «Dobbiamo affrontare il tema della sicurezza comune, della difesa comune europea, e di come gli Stati europei possono sviluppare gli strumenti già esistenti e aumentare il peso della nostra azione nel mondo». Per quanto riguarda la questione immigrazione l’opposizione, almeno teorica, è netta rispetto alle politiche messe in atto e soprattutto propagandate dal governo: «Non è pensabile che passi l’idea, propugnata dalla Lega nel silenzio colpevole dei 5 Stelle, che chi vive con noi, chi contribuisce al nostro sviluppo e alla nostra ricchezza, chi assiste i nostri anziani, chi ha figli che vanno nelle nostre scuole sia considerato invisibile nella nostra società». Di certo, in un periodo in cui l’euroscetticismo regna sovrano e non solo in Italia non sarà facile riuscire a convincere la maggioranza degli elettori a guardare positivamente l’Unione Europea, specialmente in funzione delle migrazioni, punto forte invece della Lega.

Altor tema caldo su cui il partito si era spaccato l’anno scorso dopo le elezioni è quello dei rapporti con il Movimento 5 Stelle. Se l’allora segretario Matteo Renzi si definì totalmente ed ostinatamente contrario ad un’alleanza di governo con i grillini, che per anni hanno insultato e denigrato qualsiasi cosa anche lontanamente ricollegabile al Partito Democratico, non è della stessa idea Zingaretti, che rivolge parole meno amare ai 5Stelle, ipotizzando addirittura un’alleanza o per lo meno una convergenza di idee (riconoscendo che gran parte dell’ex elettorato deluso ha scelto proprio il M5S come nuova casa politica) al fine di limitare il potere politico di Salvini che pare inarrestabile: «Non si tratta di perseguire alleanze impossibili. Ma Lega e 5 Stelle sono due cose molte diverse, anche se entrambe pericolose. Facendo di tutta l’erba un fascio, abbiamo regalato a Salvini l’egemonia: ha votato 5Stelle una parte considerevole del nostro elettorato deluso».

L’argomento che, probabilmente, ha fatto crescere di più la popolarità di Zingaretti tra le fila di tutti coloro che sono vicini al PD è sicuramente quello del lavoro. Mentre infatti ad esempio Giachetti ha sempre sostenuto a gran voce le politiche del governo precedente, lodando dunque le misure adottate tramite il Job’s Act e affermando che avrebbe continuato sullo stesso solco tracciato da Renzi, Zingaretti si è sempre espresso in modo più critico riguardo a tale riforma: «Dobbiamo introdurre un codice del lavoro semplificato, cambiando le cose che non hanno funzionato del Job’s Act e attuandone le parti più innovative, ma anche rivedendo il Decreto dignità. L’obiettivo che ci poniamo è superare i tanti contratti di lavoro atipici che generano una flessibilità malata che si traduce in precarietà».

Le sfide che Zingaretti dovrà affrontare non saranno poche e nemmeno semplici. Tutti gli occhi, almeno dell’elettorato di sinistra, sono puntati su di lui e sulle sue prossime mosse, soprattutto per capire meglio quale sarà il modello di partito che vuole costruire per il prossimo futuro. Per ora abbiamo pochi elementi ovviamente per valutare, ma la sua prima uscita dopo l’elezione a segretario è stata alquanto emblematica. Zingaretti infatti nel suo primo giorno da segretario si è recato a Torino dal presidente della regione Piemonte Chiamparino dichiarandosi subito a favore della Tav: «Non si può viver all’infinito con il costo dell’incertezza che sta abbattendo il Paese. L’incontro con Chiamparino, con il presidente del Piemonte, con chi si sta battendo per il futuro dell’Italia, vuole essere simbolicamente il primo atto di una nuova fase Pd. I bandi non si interrompano: sarebbe criminale pensare di perdere centinaia di milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro».

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