L’accoglienza in Italia serve solamente alla propaganda ed alla criminalità

L’accoglienza in Italia serve solamente alla propaganda ed alla criminalità

La questione dei migranti rimane un problema centrale nella politica italiana, almeno nella propaganda, anche se poi è la stessa cosa. Il nodo più problematico è ovviamente la gestione dei migranti che arrivano in Italia, da poco cambiata strutturalmente tramite il dl sicurezza promosso dal Ministro Salvini. Già il nome ci lascia comprendere come l’accento venga messo proprio sulla percezione, o meno, della sicurezza da parte di tutti i cittadini italiani, in particolare nei confronti degli immigrati.

L’accoglienza prima del dl sicurezza

L’accoglienza è riassumibile sostanzialmente in tre fasi distinte: hotspot, prima accoglienza e seconda accoglienza. Gli hotspot sono i luoghi dove i migranti vengono portati appena scesi dalla loro imbarcazione. In questi luoghi, al momento quattro in Italia (Pozzallo, Trapani, Lampedusa, Taranto), i migranti possono rimanere solamente per 48 ore, nelle quali vengono visitati ed identificati. Inoltre solamente in questa fase hanno la possibilità di richiedere lo status di protezione umanitaria. In seguito i migranti vengono trasferiti nei luoghi adibiti alla prima accoglienza, ovvero i CPA (centri di prima accoglienza), che si distinguono in base alle necessità del migrante: CPSA (centri di primo soccorso e accoglienza), CDA (centri di accoglienza), CARA (centri di accoglienza per i richiedenti asilo). Dopodiché si arriva alla seconda fase, in cui entrano in gioco i CRA (centri regionali di accoglienza). Esistono infine i CPR (centri di permanenza e rimpatrio), nei quali i migranti che non fanno richiesta d’asilo vengono trattenuti per un periodo che va dai 90 ai 180 giorni per poi essere rimpatriati.

L’accoglienza dopo il dl sicurezza

Questo è il sistema che era in vigore fino all’approvazione del dl sicurezza che ha modificato un sistema che aveva sì delle falle, ma non tali quanto quelle che emergeranno dopo la riforma che porta il nome di Salvini. Vengono infatti, con il decreto, smantellati quasi del tutto gli SPRAR, ovvero i centri “sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”, gestiti su base comunale e gli unici ad essere intoccabili dalle speculazioni private, ma soprattutto dalle ingerenze mafiose. Gli SPRAR accedono ai finanziamenti pubblici tramite il “Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo”, al contrario di CAS e CARA gestiti da privati. Fino al dicembre 2018 sono stati un fiore all’occhiello per l’accoglienza a livello europeo, tanto da essere al centro di moltissimi racconti. I migranti vengono accolti in appartamenti sfitti ed iniziano un percorso di integrazione che ha permesso, dati alla mano, di raggiungere l’autonomia economica al 41% degli accolti nel 2014. In questo periodo inoltre imparano l’italiano, alcuni lavori e svolgono attività per la comunità in cui sono inseriti. Numerosi sono gli esempi di SPRAR che hanno addirittura ricevuto l’attenzione internazionale per il buon lavoro fatto: Riace, Satriano, Chiesanuova, tutti piccoli borghi, questi, destinati a morire abbandonati e che hanno invece trovato nuova vita grazie all’arrivo ed all’integrazione dei migranti accolti.

Il guadagno è solo per l’illegalità e per la propaganda

L’altra faccia della medaglia mostra, invece, una realtà ed una gestione tutt’altro che trasparente. Da adesso, invece, i richiedenti asilo potranno essere accolti solamente nei CARA e nei CAS, dove avranno diritto di permanenza solamente minori non accompagnati e titolari di protezione internazionale. I CARA appaltano le proprie attività ad enti privati tramite bandi ed è proprio in questa fase che avviene l’infiltrazione massiccia delle associazioni criminali: nel caso del CARA di Capo Rizzuto, ad esempio, la sola gara di pulizie vale un appalto di 2 milioni di euro, a dimostrazione di quanto possa essere grande il giro di denaro che attira i privati. In entrambi i centri, comunque, il tempo di permanenza è indeterminato poiché dipende dall’accettazione della domanda di asilo. Nel caso in cui questa venga rifiutata il migrante è costretto ad abbandonare il paese e se vi rimane diviene un clandestino. Anche in questo caso sono le associazioni criminali a guadagnarci (si pensi che i CAS, inizialmente pensati come centri dalla breve permanenza, ospitano il 75% dei migranti in Italia): una volta rimasti letteralmente per strada i richiedenti asilo vengono subito reclutati nel mondo dello spaccio, della prostituzione o del caporalato.

Bisognerebbe dunque chiedersi il perché di tale modifiche. La risposta è abbastanza semplice: propaganda, per l’ennesima volta. L’esempio di Mimmo Lucano ed il caso mediatico che ha generato è abbastanza emblematico di un clima che il Ministro dell’Interno intende foraggiare fino all’incredibile. In sostanza si va a distruggere un meccanismo e delle strutture perfettamente funzionanti, raccontanti e, probabilmente invidiati, da un continente intero, per sostenere le associazioni criminali (le stesse, peraltro, che quello stesso Ministro dovrebbe combattere), l’esclusione, la discriminazione, la povertà e la criminalità tutta, perché sappiamo bene che un essere umano non si lascerà morire di fame in mezzo ad una strada, almeno non prima di averle provate tutte, com’è anche normale che sia.

Ancora una volta non si è pensato alla realtà, al vero stato delle cose, alle conseguenze concrete che una decisione scellerata è in grado di creare. Per l’ennesima volta si è guardato solamente alla propaganda, al consenso, alle urla ed alla pancia del paese. Per l’ennesima volta chi pagherà veramente tutto ciò, però, saranno ancora gli ultimi.

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