Endi e l’hip hop non per moda

Endi e l’hip hop non per moda

Mi rassicura molto sapere che seppur lontano dall’alta rotazione radiofonica e dai profili Instagram che esplodono di like esiste ancora un posticino dove il rap è un mezzo per comunicare contenuti forti e talvolta per conoscere se stessi. Incontro Endi, al secolo Enrico Petillo, dopo aver ascoltato Mai brano del suo ultimo disco “Sognando ancora” che mi colpisce per sincerità, intensità del testo e ritmo trascinante.

Ha una bella storia Endi, nato a Milano e trasferitosi da piccolo a Desenzano sulle sponde del lago di Garda, non nasconde la difficoltà avuta ad inserirsi, farsi degli amici, affrontare la solitudine. Inizia a 16 anni a mettere versi nero su bianco folgorato dal rap anni ’90 dei Sangue Misto, Sottotono e compagnia bella, ed è proprio da lì che partiamo. Da me che ho in testa Sfera Ebbasta e fenomeni dove il contenitore prende il sopravvento sul contenuto.

Nell’ hip hop con cui sono cresciuto c’era qualcosa che ora si fa fatica a trovare infatti non riesco ad identificarmi con quello che si ascolta oggi anche se non voglio criticare nessuno. Diciamo che si tendeva a comunicare qualcosa mentre oggi la trap non veicola messaggi puri. L’immagine conta fino ad un certo punto, tra cinque, dieci anni le loro canzoni non rimarranno. Per dirti quanto sia cambiato il fenomeno basta pensare a vent’anni fa quando si ascoltava solo la musica e non si sapeva neanche che faccia avessero i cantanti!

L’approccio puro alla musica di Endi si ritrova anche nel brano Vivo morto hip hop in cui il genere “non è moda, è sentimento” che suona come un manifesto, una dichiarazione d’intenti che si onora a costo di rinunce. A partire da quelle necessarie per uscire in piena libertà con la piccola etichetta “Terapia D’Urto Indie Music” e quelle fatte una volta deciso di intraprendere il percorso musicale. Endi faceva il portalettere nella sua città e tutti i giorni consegnava la posta ad un’etichetta di Desenzano. Un giorno oltre alla posta ha lasciato anche una demo che si è tradotta in un’opportunità per cominciare a fare sul serio.

Nella settimana di Sanremo chiedo un commento riguardo al Festival dove un barlume di rap c’è con la presenza di Mudimbi.

Mudimbi non è il mio genere ma dico peccato che in un momento in cui il rap è così popolare sia così sotto rappresentato al Festival.

Ci siamo fatti dire le prime tre tracce che vorrebbe ascoltasse chi ancora non sapesse chi è Endi: Il canto del diavolo, Vivo morto hip hop e Ti guarderò danzare.

Visto che li abbiamo nominati, se avete letto questo articolo in una giornata particolarmente stressante consigliamo anche La Porra di altra qualità dei Sangue Misto per 6.31 minuti di piacere.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook