Dolores O’Riordan: perché pubblicò quegli album da solista?

Dolores O’Riordan: perché pubblicò quegli album da solista?

Perché ad un certo punto della propria carriera, moltissimi frontman vocali sentono la necessità quasi fisiologica di allontanarsi almeno temporaneamente dalla figura della propria band e proporsi come solisti?

La risposta più immediata è che l’egocentrismo dei cantanti supera addirittura quello dei chitarristi- e chi è un musicista sa quanto questi luoghi comuni girino nell’ambiente. La verità è forse un’altra. Spesso l’essere figurativamente legati ad un gruppo non permette la vera espressione di sé, un po’ perché la gente si aspetta sempre “quella stessa cosa” da quel determinato un gruppo, un po’ perché forse le tournèe, le prove e lo stare ogni giorno a stretto contatto con le stesse persone finisce per inaridire i rapporti tra i vari membri del team.

Ovviamente, sono solo opinioni. E come tali, a volte, possono risultare errate. Ma a conti fatti seppur non siano leggi applicabili alla totalità dei casi, posso sostenere che la necessità di esprimersi liberamente e in maniera diversa sia stata la scintilla per i due album solisti di Dolores O’Riordan.

Il punto è: fin quanto è riuscita nell’impresa a conti fatti?

Sia Are You Listenig? del 2007 che No Baggage del 2009 portano alla luce lati della cantautrice irlandese che i The Cranberries avevano se non proprio nascosto forse lasciato in secondo piano: da una parte, nel primo caso, con sonorità più cupe e “confusionarie” (passando dal pop al folk rock al rock vero e proprio), dall’altra dopo due anni con un sound decisamente meno arrabbiato e più “a fuoco” rispetto al precedente.

Ma procediamo con ordine.

Il caso di Are You Listening? fu alquanto imbarazzante. Nel senso che a sentirlo così, en passant, la somiglianza di sound con i precedenti lavori di gruppo lasciava alquanto perplessi. Che senso ha, in fondo, mantenere le stesse sonorità mettendo solo la propria firma sull’album? Forse, almeno dal punto di vista puramente musicale, solo un’innata paura di sperimentare e così aggiudicarsi sul sicuro quella larga fetta di fan di affezionatissimi.

Di certo lo stesso discorso non può essere fatto per i testi, estremamente più personali e a tratti didascalici, molto concentrati sul concetto e sull’idea di famiglia della stessa autrice. Basti pensare al primissimo –e famosissimo- singolo, Ordinary Day, una specie di “lettera aperta” a sua figlia Molly in cui non solo la accompagna ad affacciarsi alla vita vera, ma la prende anche come fonte stessa di ispirazione.

Anche in No Baggage c’è da dire che, seppure meno confusionario e arrabbiato, il sound di fondo è sempre sullo stesso stile. Forse anche perché la voce di Dolores O’Riordan è sempre stata un’arma a doppio taglio: da un lato particolare e originale, dall’altro improntata su quello stesso genere per anni. In fondo non è facile liberarsi di un’identità così forte come quella dei The Cranberries.

Tanto più che questi album arrivarono dopo una non meglio specificata “pausa” e le voci di un imminente scioglimento giravano ormai da quasi dieci anni.

In questo secondo album, tuttavia, i testi si allontanano momentaneamente dalla linea familiare per avvicinarsi sempre più alla cantautrice che, cercando –non sempre riuscendoci, questo è da dire- di essere totalmente trasparente, racconta di sé, della sua vita, della sua visione del mondo e di ciò che c’è nella sua mente.

Con un testo anche singolarmente positivo, The Journey merita una menzione speciale: il racconto, nemmeno molto metaforico, di un “cammino verso la luce”, di un viaggio, appunto, sia interno e “mentale”, sia esterno e quindi reale. Il video, non a caso, è girato in Irlanda, sua terra natale.

Ciò che è certo, è che la sua eredità –singolarmente o in gruppo che sia- è immensa: una vocalità unica, uno stile iconico e per sempre –volenti o no- legata ad un gruppo simbolo degli anni ’90. Senza dimenticare che la loro “Zombie” è una delle canzoni più famose di tutti i tempi; inno contro la guerra, una canzone per non scordarsi mai delle violenze atroci di una delle lotte d’indipendenza più sanguinose di tutta l’Europa: l’Irlanda.

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