Reborn: resistenza, rivolta e demoni interiori

Reborn: resistenza, rivolta e demoni interiori

«Un concerto funziona quando i musicisti e il pubblico raggiungono una sorta di esperienza unificante. È commovente e appagante sapere che i confini che separano una persona dall’altra si annullano nell’arco di un’ora.» (Jim Morrison)

Già, la musica è questo potere capace di unire chi suona e chi ascolta in una esperienza unica e come tale va salvaguardata, incoraggiata e sostenuta. Soprattutto la musica fatta dagli emergenti. Oggi incontriamo una giovane band bergamasca, quattro ragazzi che hanno il coraggio e gli attributi per comporre e portare in giro la loro musica e che hanno l’ambizioso progetto di farne qualcosa di più di un passatempo: Luca (Bax), Matteo (Teo), Giorgio (Gio) e Andrea (Sed).

Vi presento i Reborn! Suonano insieme dal 2016 e ora vogliono realizzare il concept album Brain’s Collisions, suddiviso in tre porzioni equivalenti battezzate Atti. Ciascuno dei tre Atti sarà composto da un recitato in prosa iniziale e tre canzoni. Ben dodici brani, nove canzoni vere e proprie e tre parlati, con i testi principalmente in lingua inglese, mentre i recitati in italiano. Sostienili!

Addentriamoci un po’ di più nel loro mondo, cercando di capire meglio il loro percorso e la strada scelta per riuscire a registrare i pezzi del loro primo album.

Chi ha avuto l’idea di far nascere il vostro gruppo?
Bax: L’idea è nata dall’insoddisfazione. Suonavo con un altro gruppo ma le cose non andavano bene e non riuscivo più a sfogarmi con la musica. Conoscevo Giorgio e sapevo che suonava la batteria in un altro gruppo che si è poi sciolto e l’ho coinvolto in questo nuovo progetto. Ci siamo subito trovati bene insieme e siamo partiti come cover band, un suonare tranquillo senza troppe pretese né troppi impegni. Successivamente abbiamo coinvolto Teo, anche lui in un momento di voglia di riprendere seriamente a dedicarsi alla musica.
Teo: Me lo ricordo molto bene il giorno in cui mi hai proposto di suonare con voi, il tempo passato a parlare di musica e soprattutto il desiderio che sentivamo di comporre la nostra musica, con il nostro stile, le nostre contaminazioni e influenze. Abbiamo parlato dei Linkin Park, un gruppo che ci ha influenzato molto specialmente all’inizio. Da qui è nata la versione alfa della band.
Bax: La versione alfa era l’embrione dell’embrione, dell’embrione. Sarebbe nata dopo tre mesi dalla chiacchierata fatta con Teo, con un chitarrista che non si è poi rivelato una scelta vincente. Zero intesa, zero serietà. Dopo i primi tre pezzi composti con questa formazione e il primo live siamo arrivati alla conclusione che non saremmo andati lontano con la destabilizzazione creata da questo chitarrista. Non c’era alcuna sintonia su nulla.
Gio: Lo stile era ancora in costruzione, ci eravamo ripromessi di non castrare nessuna proposta, ma avevamo necessità di essere uniti nell’impegno e nel sacrificio chiesto in quella fase tutta in salita. Tutto ciò è accaduto da maggio 2016 a marzo 2017. Ad aprile è arrivata la svolta, Sed. L’amicizia a volte può essere un limite quando si deve lavorare insieme, nel nostro caso si è rivelata una spinta fenomenale.
Sed: La prima prova che ho fatto con loro ero molto teso. Arrivavo da un periodo nel quale non avevo più voglia di suonare per esperienze passate negative. Inoltre avevo sempre suonato il basso e ritrovarmi a dover passare alla chitarra in un gruppo di amici mi metteva pressione. Mi sembrava di poterli deludere, invece è andato tutto talmente bene che mi è tornata immediatamente la voglia di suonare, ispirandomi un flusso di creatività incredibile. Mi sono accorto che tutti, ognuno con il proprio ruolo, ci mettevano l’anima e il mio pensiero è stato «non devo essere da meno». Da quel momento è esplosa la magia.
Bax: Confesso che anche io avevo molta paura di non trovare la sintonia giusta per suonare insieme, invece è stato amore a prima vista.
Teo: Siamo molto schietti tra di noi, ci sproniamo e ci cazziamo a vicenda. Ognuno ha la sua caratteristica ma Bax è un po’ il leader della band, lui è la colla e noi i mattoni. Ha avuto sin dall’inizio la chiarezza e la caparbietà necessari per far decollare tutto questo.
Bax: In realtà non esiste un vero leader, ognuno di noi diviene leader quando è necessario che lo sia. Teo per esempio è quello pragmatico che ci richiama all’ordine quando noi tre ci perdiamo nei nostri pensieri astratti.

Un esordio tutto in salita, fatto di determinazione, un rimettersi in gioco musicalmente, tra passione, qualche stecca e i tentennamenti dei principianti che nel tempo si sono affinati. Senza mollare, prova dopo prova, sono nati i Reborn.

Perché questo nome?
Bax: Siamo partiti con un nome provvisorio, TNT, preso dalla maglietta che indossavo.
Teo: Acronimo non del trinitrotoluene ma di un nome quasi impronunciabile e goliardico: trinitrotesticoli.
Bax: Quando abbiamo ottenuto le chiavi della nostra prima sala prove, abbiamo ripensato seriamente al nome del gruppo e al desiderio di fare solo pezzi nostri. È in questa fase che è nata l’idea di chiamarci Reborn, una rinascita dai momenti bui del passato.
Gio: Nei mesi precedenti eravamo stati inconcludenti, il passaggio da pezzi cover a pezzi esclusivamente nostri era per noi un rialzarsi, una nuova nascita, e da allora non l’abbiamo più cambiato.

Qual è la difficoltà più grande che avete incontrato quando avete deciso di fare la vostra musica seriamente?
Gio: Le difficoltà maggiori sono tre. La prima difficoltà incontrata è stata quella di proporre la musica composta da noi. Le richieste dei locali sono mirate a un repertorio esclusivamente di cover, per di più in acustico.
Sed: Il secondo punto è che sta scomparendo una cultura rock. Un rapper ha a disposizione più posti in cui esibirsi per provare a farsi sentire, un gruppo rock emergente fatica maggiormente e quando riesce rimane confinato in una nicchia. Non ci sono grandi possibilità e occasioni per emergere come gruppo rock di ventenni, non è quello che funziona al momento, non è di tendenza. I posti sono pochi e di élite, per accedervi si passa principalmente dalle conoscenze perché è complicatissimo farsi notare nei posti di nicchia riservati alla musica rock.
Teo: La cosa frustrante del rock emergente è che operando in una nicchia ci vogliono anni per riuscire a farsi ascoltare e notare. Anche se hai pezzi di qualità, che spingono, che sono innovativi e forti, ti viene detto «non sei nessuno», così diventa estremamente faticoso portare avanti il proprio lavoro in questa piccola nicchia che gravita attorno al rock emergente indipendente. Il tempo necessario per conquistare piccoli traguardi lo si paga caro perché nel frattempo sfumano moltissime opportunità.
Gio: Il terzo punto riguarda i costi. Le attrezzature professionali costano, inoltre c’è il problema dell’ingombro nel portarle in giro.
Teo: Tornando all’esempio del rapper, per incidere un pezzo in studio i costi di registrazione e mixaggio sono minori rispetto a quelli di un gruppo rock, punk o metal. A un rapper serve una buona base, un microfono e il talento, mentre per portare in giro la musica rock ci si deve arrangiare per non soccombere ai costi di tutta l’attrezzatura. Per nostra fortuna abbiamo sempre trovato gruppi disponibili alla collaborazione, chi ti presta l’amplificatore o altro per rimanere a galla e riuscire a suonare dal vivo in qualche locale.
Bax: Dopo una gavetta sofferta in cui suonavamo gratis, abbiamo deciso che era arrivato il momento di farci pagare almeno il rimborso delle spese sostenute.
Teo: È una questione anche di rispetto, noi ci poniamo professionalmente e chiediamo di essere rispettati. Ormai il nostro repertorio è ricco e possiamo permetterci un intero concerto solo di nostri pezzi. Dobbiamo trovare persone disposte a rischiare e scommettere sulla nostra musica.

E arriviamo al progetto di Musicraiser
Sed: Avevo trovato un annuncio che parlava di questo fantomatico Musicraiser e da buon pigro quale sono l’ho inviato a Giorgio, a tutti gli effetti il manager del gruppo. Dopo attenta lettura un giorno ci chiama uno alla volta, esaltatissimo, per raccontarci in cosa consisteva: crowfounding, con la possibilità di avere uno spazio dedicato a noi ben gestito e ben fatto.
Teo: Sembrava proprio l’occasione giusta per finanziare la registrazione in studio del CD Brain’s Collisions, un’idea che maturavamo già da un po’. A noi piace la nostra musica e vogliamo poterla suonare.
Bax: Possibilmente con sonorità inedite, non ancora sentite in giro.
Gio: Con i primi pezzi composti eravamo in cerca di una nostra identità, della nostra firma. La piattaforma Musicraiser ci ha fornito una sorta di credibilità maggiore agli occhi degli altri, oltre alla straordinaria possibilità di avere visibilità, aiutandoci a trovare fondi per finanziare il nostro progetto musicale e mettendo in contatto il musicista con il musicista, una proposta artistica con un’altra. Insomma, Musicraiser ci ha da subito affascinato per l’incredibile bacino di pubblico che è la sua community.
Gio: I testi di questo album sono legati uno all’altro e affrontano i temi della resistenza alle negatività del mondo circostante, della lotta interiore con i propri demoni, della rivolta contro le ingiustizie sociali e del mondo che opprime. Vogliamo sfatare il mito del «vorrei ma non ce la faccio», del «sono così ma non riesco a cambiare» e le canzoni sono un mezzo per riflettere e per riuscire ad affrontare positivamente le oppressioni della vita. Si lotta, si cade e ci si rialza.
Sed: L’idea era quella di un concept album, cioè di avere dei temi portanti e di inserire tra le varie canzoni anche brani in prosa recitati da un doppiatore professionista. Tra i vari nomi presi in considerazione spiccava quello di Ivan Anoè che, contattato, dopo una sudatissima settimana inaspettatamente ha risposto: «Sono interessatissimo». Simpaticissimo, bravissimo e alla mano nonostante i suoi impegni e la sua notorietà. Il suo sì ha reso ancora più concreto e reale ciò che ci stava accadendo.
Teo: Abbiamo già inciso i primi due pezzi in studio e questo ha esaurito tutte le risorse economiche della band. I pezzi sono già tutti pronti, testo e musiche, e sono quasi ultimati anche i parlati da inserire. Per questo ci serve Musicraiser, per poter coprire tutta la produzione del disco e le spese di spedizione.
Gio: Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Lorenzo Boffelli, il ragazzo presso cui registriamo, che ha avviato il suo studio di registrazione partendo dal rap e aprendosi poi ai gruppi come noi con prezzi accessibili.
Teo: Come noi Lorenzo è spinto dalla passione, e come lui anche Roberto Vita che studia cinema alla Civica di Milano e ha girato il videoclip di Europa universale. I giovani pieni di passione e di voglia di fare quando si uniscono possono realizzare grandi cose, di qualità e valore, crescendo insieme. In pochi però sono disposti a investire sull’arte, soprattutto fatta dai giovani. Nessuno è nato famoso.
Sed: È scomparsa la cultura della bettola, in cui gli artisti sconosciuti venivano notati, pubblicati e portati al successo. Sentendo le nostre prime registrazioni è palpabile quanto siamo cresciuti, dal primo EP Liberty Stout a ora il salto di qualità è notevole. Ad un certo punto è accaduto questo passo in avanti, siamo maturati e con noi è maturato il desiderio di studiare di più e di superare i nostri limiti. Ci abbiamo sempre messo il massimo sin dall’inizio, ma quel pochino in più che ogni volta chiedevamo a noi stessi ci ha permesso alla fine di raggiungere livelli di creatività e di esecuzione notevoli, nonostante i mezzi a disposizione. Ricordo esattamente il momento in cui ho preso consapevolezza di essere parte di una band che non aveva nulla da invidiare alle altre. Stavamo suonando durante un concerto a Grassobbio un pezzo da noi composto proprio per quell’esibizione, nel quale parte un ritornello particolarmente esplosivo con Bax che fa un urlo epico. In quel preciso istante mi sono fatto una promessa ad alta voce e ho pensato un futuro per noi, non solo come hobby del sabato sera. Un pensiero condiviso da tutti e che ci ha fatto arrivare fin qua.

Mai mollare, questo è il messaggio. Il rock non deve morire con i mostri sacri del passato. La musica è come un albero il cui seme, una volta che ha messo radici, deve poter germogliare e crescere. Sosteniamo oggi la musica di domani, con poco si può partecipare attivamente alla buona riuscita di questo progetto. Manca un mese allo scadere del termine, i Reborn hanno già raccolto oltre l’80% del finanziamento necessario e bastano 15 euro per far diventare realtà un sogno, avendo anche in cambio un CD di ottima musica da ascoltare (garantito!): www.musicraiser.com/it/projects/9378-concept-album-brains-collisions

A proposito di Ivan Anoè:

Inizia a studiare recitazione nel 1998 fino al 2006 e a portare in scena vari spettacoli teatrali come “Top Dogs” e commedie con Lino Toffolo. Lavora con Arnoldo Foà, Giorgio Albertazzi e Giancarlo Giannini alla lettura de “Le ciliegie” di Mogol alla Biennale della poesia, Lettera d’Argento al teatro La Fenice di Venezia. Nel 2011 si diploma a Milano in doppiaggio e dal 2013 è attivo nel settore a Roma. Oltre all’attore e doppiatore, gestisce un canale Youtube dove doppia in italiano parodie di successo come Dragon Ball Z Abriged (voce di Vegeta, Cell e molti altri) del Team Four Star.

A proposito di Roberto Vita:

Roberto Vita è uno studente di Montaggio Video presso la Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” a Milano ed è da tempo amico dei vari componenti della Band. Ha partecipato alla realizzazione del videoclip di Europa Universale, brano estratto dall’EP Liberty Stout, occupandosi della direzione, del montaggio e dell’editing personalmente.

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