Sanremo 2015: le impressioni del discografico Stefano Senardi

Sanremo 2015: le impressioni del discografico Stefano Senardi

senardiSi è concluso il Festival di Sanremo, ma le nostre esclusive non sono finite, abbiamo chiesto un parere sulla kermesse al grande discografico Stefano Senardi.

In questi giorni tutta la stampa nazionale ha avuto l’attenzione puntata sul Festival di Sanremo 2015 condotto da Carlo Conti, un successone di ascolti e per molti anche di qualità.
Dopo avervi fatto le nostre pagelle e i giudizi sui cantanti, abbiamo voluto sentire l’opinione di un grande professionista, ha trent’anni di esperienza nella kermesse Sanremese e sicuramente potrà darci una visione diversa.

Stefano Senardi, discografico italiano tra i più apprezzati ha collaborato al successo di Biagio Antonacci, Zucchero, Jovanotti e tantissimi altri, ma se volete saperne di più potete leggere la nostra intervista realizzata soltanto qualche mese fa (QUI il link). Proprio in occasione della finale del Festival lo abbiamo contattato per qualche impressione su un Sanremo praticamente perfetto, ecco cosa ci ha detto.

Buongiorno Stefano, 
questo Festival è stato definito come un ritorno alla buona musica italiana, si trova d’accordo?
No, non direi, credo che non ci siano stati tanti pezzi attuali o che rimarranno nella programmazione radiofonica, meno della metà secondo me.
Per quanto riguarda la parte dei giovani, a parte Caccamo che mi sembra una vittoria veramente meritata, la qualità è molto più bassa rispetto all’anno scorso da dove sono usciti 4-5 artisti che poi si sono fatti notare all’interno del mercato musicale.

Il suo ruolo all’interno del Festival negli anni qual è stato?
Normalmente per più di trent’anni è stato quello di discografico quindi proponevo gli artisti per conto di varie case discografiche per cui ho lavorato, negli ultimi due anni mi sono occupato degli ospiti, stranieri e non come Stefano Bollani, Asaf Avidan, Cat Stevens, Stromae e molti altri. Quest’anno invece non avevano bisogno anche se ovviamente mi sarebbe piaciuto lavorarci ancora.

Passiamo ai cantanti in gara, ha riconosciuto dei brani in particolare che hanno attirato la sua attenzione?
Mi sono particolarmente piaciute Malika Ayane e Nina Zilli, poi c’è una serie di altri pezzi come quello di Chiara, molto brava e  finalmente si è riscattata dal Sanremo di due anni fa dove non era uscita fuori, quest’anno il brano le rende giustizia ed è molto più vicino al suo stile, anche Nek ha un pezzo molto bello, funzionerà in radio e credo possa essere addirittura remixato, ha una ritmica molto bella, potrebbe andare anche in discoteca.

A livello discografico quanto peso ha una partecipazione al Festival?
Normalmente ha il peso di circa 15 milioni di persone che ti guardano, è uno spot gigantesco e nessun casa discografica può permettersi una campagna pubblicitaria che ti dia una visibilità come quella del Festival, va bene anche solo parteciparci senza vincere, per esempio le canzoni di Malika Ayane e Nina Zilli non sono canzoni fatte proprio per andare a  vincere perchè oggi va un altro tipo di canzone.

Ci sono dei fattori particolari che di solito hanno le canzoni vincitrici?
Non ci sono proprio dei fattori, ma oltre all’arrangiamento deve esserci un buon lavoro sull’interpretazione del cantante, perchè si sente e si vede quando ci crede nel pezzo che canta indipendentemente dal genere. E’ chiaro che in un contesto come il festival, per gli italiani vince sempre il bel canto, e intendo Massimo Ranieri con Perdere l’amore non quella “stupidaggine”  de Il Volo, poi che all’estero abbiano successo è un conto, magari ce l’avranno pure in Italia ma per un mio gusto personale e di qualità artistica è un’idea secondo me, che non porta la musica da nessuna parte.

In questa settimana sono usciti tutti gli album dei Big e giovani, farli uscire in contemporanea non può penalizzare un po’ le vendite?
No, è un po’ come sotto Natale…circola più denaro e a livello del settore commerciale c’è anche più traffico dei negozi, d’altronde sarebbe assurdo non approfittare appunto del momento dei 10 milioni e più di spettatori. E’ una moltiplicazione che aiuta perchè crea movimento.

Secondo lei chi è il vero vincitore del Festival? 
Non lo so, tanto le vittorie calcolando anche il tipo di artisti presenti e il tipo di strutture che appoggiano determinati artisti sia produttive sia manageriali diciamo che il televoto diventa isterico e non obiettivo secondo me, se avessero vinto i Dear Jack o Masini sarebbe stato ovvio ma non avrebbe voluto dire nulla sempre secondo la mia visione della musica. Ma ovviamente ci deve essere spazio per tutti. Non ho un nome ma il vero vincitore è chi sarà ancora in classifica tra due mesi.

Marco Rimmaudo
15 febbraio 2015
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