PIAZZA DELLE ARTI: Intervista a Stefano Senardi, il discografico e talent scout delle grandi star

PIAZZA DELLE ARTI: Intervista a Stefano Senardi, il discografico e talent scout delle grandi star

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Stefano Senardi

E’ appena nata, nuova ed originale con grandi aspettative l’iniziativa che ha come grande obiettivo quello di avvicinare il grande pubblico all’arte.

Il suo nome è PIAZZA DELLE ARTI e nasce da un gruppo di italiani professionisti dell’arte che spinti dal tempo di crisi hanno deciso di fare una scommessa: aiutare gli artisti nella ricerca di nuovi spazi dove esporre e fornirgli lo strumento per cercare persone disposte ascommettere ed esaltare il loro talento.

L’opera viene caricata direttamente sul portale www.piazzadellearti.it e visualizzata dai MECENATI che se interessati decideranno di esporla all’interno delle loro case o uffici, questo porta l’arte in luoghi del tutto inusuale come negozi, alberghi, cinema, supermercati, fabbriche, ristoranti, palestre, ospedali, mobilifici, etc. e ovunque ci sia occasione di dare risalto alle opere. Attualmente si contano oltre 10000 opere pubblicate.

A far parte dei Mecenati anche Stefano Senardi, il discografico che ha portato al successo i Simply Red e vanta collaborazioni con Madonna, Sting, Prince, Frank Sinatra, U2 insieme a tantissimi altri artisti italiani come Litfiba, Pooh, Umberto Tozzi, Raf e Ornella Vanoni, ha fatto parte della Compagnia Generale del Disco, della Warner ed infine presidente di Polygram.

Un nome di grande spessore nel mondo della musica, questa volta la sua capacità di riconoscere il talento sarà al servizio dell’arte, lo abbiamo intervistato per parlare della nuova iniziativa di Piazza delle Arti ma anche per andare alla scoperta di un professionista che ha contribuito alla storia della musica.

Ciao Stefano!
Il tuo lavoro di discografico ti porta a contatto con innumerevoli artisti italiani e grandi star mondiali, quali esperienze ti hanno maggiormente segnato?

Mi hanno segnato maggiormente dal punto di vista soprattutto umano alcuni dei grandi come Paul Simon, George Harrison, tutti molti disponibili e curiosi di sapere come funzionasse da noi la musica, avevano voglia di conoscere il nostro paese che gli permetteva di non vivere una situazione di privacy forzata come da loro, mi ricordo di giornate a Sanremo, di cene a Tortona, ricordi indimenticabili.

Il mondo della musica negli ultimi anni è cambiato in modo radicale, con che occhio guardi oggi la discografia?
Tenendo presente che il modello di business è ormai scomparso da diversi anni ma si continua a far finta di niente per tenere in piedi determinate strutture, oggi è cambiato praticamente tutto.
Ormai è un luogo comune parlarne ma è inevitabile, internet è stato il più grande fraintendimento della storia della musica che non ha capito che sarebbe stato la soluzione ad ogni problema, all’inizio lo ha addirittura ostacolato e alla fine si è trasformato in social network e simili, un sistema da cui è impossibile uscire adesso, il rapporto con il produttore-consumatore è all’inverso, gli artisti hanno pieno controllo delle notizie tramite le loro pagine, prima c’era un po’ il monopolio delle notizie da dare ai giornalisti da parte degli uffici stampa.
Io penso che ancora bisogna da capire bene come usare questi mezzi, sicuramente ci sono maggiori possibilità di organizzarsi autonomamente, il problema poi diventano le risorse in primis e trovare una struttura come la casa discografica che gestisca tutta la parte amministrativa e distributiva ma dal punto di vista artistico ormai si è completamente autonomi.

Un artista oggi ha la possibilità di autoprodursi e di pubblicizzarsi grazie al web, in che modo può rendere il suo lavoro concreto e non banale?
Il web da solo non basta, l’offerta è molto più grande di quella di una volta, con le nuove tecnologie tutti hanno pensato di poter fare musica anche se alla fine il pubblico nota chi è bravo e chi no, però bisogna far sapere a chi è a “terra” che esisti sul web oppure avere un modo e un approccio così originale da farti venire a cercare.
Internet dà una grossa possibilità, bisogna creare le occasioni, sapersi muovere in un universo così vasto, più grande di quello fisico, da sè il web non ti dà nulla.

Da tempo si dice che nel panorama italiano non nascono più grandi artisti, se è vero a cosa è dovuto questo?
Diciamo che il periodo e il contesto storico è molto importante, gli anni 70′ sono stati un periodo di grandissima attività, abbiamo avuto delle scie importanti anche nel decennio seguente con circa 100 artisti di spessore che in pochi anni hanno rivoluzionato la storia della musica mondiale.
In contemporanea questo è avvenuto anche nella moda, nel design e nei comportamenti sociali, quello in cui siamo oggi non è periodo ricco di stimoli ed ideali, all’epoca addirittura si pensava di cambiare il mondo ora invece uno non riesce neanche a cambiare le cose a casa sua, però il problema è dovuto anche ai soldi, non essendoci grandi capitali da investire nei nuovi talenti la grande industria aspetta di ricevere persone direttamente dai talent che sforna artisti più famosi che bravi, poi manca il lavoro degli artisti su loro stessi e della discografia su questi artisti così giovani e con un successo raggiunto in poche settimane, scendono tutti se non si mettono di vero impegno a studiare e a lavorare in maniera seria, Mengoni è uno di questi che ha un’intelligenza specifica e particolare, si è dato molto da fare, ha studiato, è molto curioso ed interessato, ambizioso con grande forza di volontà, lo staff che lavora con lui è molto attento, lui è l’esempio di quello che bisognerebbe fare una volta usciti dal talent.

Di recente sei diventato mecenate di Piazza delle Arti, cosa deve avere un’opera per attirare la tua attenzione?
Come per i cantanti, dev’essere originale, unica, a volte non è importante la perfezione, basta essere unici, come Vasco per esempio.

Un servizio che sembra mirare ad una grande diffusione delle opere com’è avvenuto con altri mezzi in ambito musicale, pensi possa funzionare allo stesso modo?
E’ come se si creasse un social network sulle arti, un facebook su pittura, scultura, video e c’è la possibilità di non farle soltanto osservare, guardare e magari di essere comprese ma anche divulgate e distribuite dalle persone che si interessano, questo velocizza i tempi, fino ad ora credo ci siano più di 10000 mila opere pubblicate e quello che proviamo a fare non è sostituirsi agli operatori di settore, sicuramente più competenti di noi, andiamo a dare un piccolo contribuito per fare conoscere questi artisti e di diffondere le loro opere ospitandole nelle nostre case o uffici dove incontriamo tanta gente che potrebbe essere interessata.
E’ ancora presto per capire quale sia il potenziale di Piazza delle Arti, per me enorme, potrebbe diventare un’iniziativa di grandissimo clamore e dare il via ad un nuovo modo di diffondere l’arte.

Come vedi il mondo della musica tra dieci anni?
Lo vedo ricco di nuovi stimoli attraverso quello che sta nascendo mischiando un po’ i generi con la musica elettronica, è in continua evoluzione va avanti e indietro anche se la matrice rimane sempre quella della musica popolare, del rock e via di lì, dal punto di vista organizzativo lo vedo con organizzazioni più leggere anche se importanti in grado di appoggiarsi a grandi strutture per la distribuzione ma sul piano artistico e marketing sempre più completa autonomia da parte dell’artista.

Potete trovare tutte le info su Piazza delle Arti su www.piazzadellearti.it

Marco Rimmaudo
11 agosto 2014

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