Johnny Cash, un tesoro da 8,6 milioni di dollari: a Nashville riaffiora l’archivio segreto dell’Uomo in Nero

Più di cento scatoloni pieni di lettere, fotografie, taccuini, documenti personali, registrazioni e testi scritti a mano. E, tra quelle carte rimaste per anni lontane dagli occhi del pubblico, potrebbe esserci anche una canzone mai pubblicata. È questa la sorprendente eredità che la Belmont University di Nashville, in Tennessee, ha deciso di riportare alla luce con un investimento da 8,6 milioni di dollari.
L’università ha acquisito una parte consistente dell’archivio personale di Johnny Cash, uno dei personaggi più importanti della musica americana del Novecento. Non si tratta soltanto di oggetti legati alla carriera del cantante, ma di materiali capaci di raccontare l’uomo dietro il mito: il suo modo di scrivere, le sue relazioni, il lavoro quotidiano, i dubbi e le idee che accompagnavano la nascita delle sue canzoni.
Il progetto nasce dalla collaborazione con la famiglia Cash e con il John R. Cash Revocable Trust. L’acquisizione è stata sostenuta anche da importanti figure dell’industria musicale e filantropica, tra cui Scott e Sandi Borchetta, Mike e Linda Curb e la Harper House Music Foundation. Per Belmont l’obiettivo non è creare semplicemente una nuova esposizione dedicata a una leggenda della musica country, ma trasformare questo patrimonio in uno strumento permanente di studio.
Il materiale è ancora in fase di catalogazione. E proprio questa fase preliminare potrebbe riservare le sorprese più interessanti. Tra le carte sono comparsi manoscritti, corrispondenza familiare, fotografie, album e scrapbook, cassette audio e video, DVD e documenti relativi alla vita professionale e privata di Cash. Alcuni reperti sembrano avere un valore quasi intimo: tra gli oggetti conservati è stata individuata persino una busta sigillata contenente del cotone proveniente dalla fattoria dell’Arkansas dove il musicista era cresciuto.
Ma è un foglio manoscritto a concentrare, per ora, l’attenzione degli studiosi. Porta il titolo “Fly Away”, è firmato Johnny Cash ed è datato 4 settembre 1967. Il brano non compare nella discografia ufficiale del cantante e non risulta essere mai stato pubblicato. Per questo gli archivisti sono prudenti: non è ancora possibile stabilire con certezza se si tratti di una canzone completa, di una prima stesura, di un testo destinato a essere musicato oppure di una composizione che Cash decise successivamente di abbandonare.
Il ritrovamento, tuttavia, è particolarmente affascinante anche per la data. Il 1967 rappresenta un periodo decisivo nella vita artistica di Cash. È l’epoca in cui la sua collaborazione con June Carter si sta consolidando e precede di pochi mesi uno degli appuntamenti più importanti della sua carriera: le registrazioni alla prigione di Folsom, che nel 1968 porteranno alla pubblicazione di uno degli album più celebri della musica americana.
Per capire che cosa fosse realmente “Fly Away” sarà necessario mettere quel foglio in relazione con il resto dell’archivio: lettere, appunti, registrazioni e altri manoscritti dello stesso periodo potrebbero fornire indizi sulla sua origine. È proprio questo il tipo di ricerca che Belmont vuole favorire.
Il futuro Johnny Cash Learning Center nascerà infatti all’interno del nuovo edificio del Mike Curb College of Entertainment & Music Business, nel cuore di Music Row. Il centro avrà una funzione molto diversa da quella di un tradizionale museo. I materiali saranno conservati e studiati secondo criteri archivistici, mentre una parte della collezione verrà progressivamente digitalizzata e resa disponibile online. È prevista anche una sala di consultazione destinata agli studiosi, oltre a mostre e iniziative didattiche.
A guidare il lavoro sarà Mary Ellen Pethel, che dovrà affrontare un compito tutt’altro che semplice: dare ordine a una quantità enorme di documenti, stabilirne la provenienza, conservarli nel modo appropriato e costruire una catalogazione che permetta di collegare i diversi frammenti della vita di Cash.
La curiosità degli studiosi, peraltro, è già iniziata. Le richieste per consultare l’archivio sono arrivate mentre parte del materiale si trova ancora negli scatoloni. È un dettaglio che restituisce bene la portata dell’operazione: non siamo davanti a una collezione già studiata e pronta per essere esposta, ma a un patrimonio ancora in gran parte da esplorare.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante dell’intera vicenda. Gli 8,6 milioni di dollari rappresentano il prezzo dell’acquisizione, ma il valore culturale dell’archivio potrebbe essere molto più difficile da quantificare. Ogni lettera, ogni fotografia e ogni pagina cancellata può aggiungere un tassello alla storia di Johnny Cash.
E “Fly Away”, se verrà confermata come una vera composizione inedita, potrebbe essere soltanto l’inizio. In quelle cento e più scatole potrebbe infatti esserci ancora molto altro: idee mai registrate, testi dimenticati, episodi sconosciuti e nuove testimonianze capaci di modificare, anche solo in parte, il ritratto di uno degli artisti più riconoscibili e complessi della musica americana.




