Attenta Unione, l’onda gelida di Mosca si avvicina sempre di più alle tue frontiere esterne.
Che la Federazione russa ormai sia sempre più pericolosamente “confinante” con l’Unione europea è una
realtà acclarata, soprattutto quando si guarda alla frontiera Est dell’Unione con il conflitto Russo-Ucraino,
con Kiev ufficialmente candidata all’adesione nell’Unione, e con le relazioni diplomatiche russe con i
governi di alcuni Stati membri, Ungheria e la Slovacchia su tutte.
A Est l’Unione europea in questi ultimi due anni sta tastando con mano come la forza delle risorse minerarie, della forza militare e della forza diplomatica russa stiano facendo breccia nelle relazioni all’interno dell’Unione con alcuni Stati membri che piuttosto che continuare a osteggiare la Federazione russa, vuoi per convenienza economica o per semplice timore militare, chiedono a gran voce di dialogare con Mosca, provocando così quell’effetto del “Divide et Impera” che Mosca sta efficacemente massimizzando sia per continuare la sua “operazione speciale in Ucraina” sia per indebolire la dimensione politica comunitaria.
Ciò che sta accadendo alla frontiera Est dell’Unione potrebbe, nel prossimo futuro, tuttavia, accadere anche nella frontiera sud dell’Unione, quella mediterranea che, tra l’altro, riguarda primariamente il nostro paese. E’ il primo effetto domino della caduta del regime di Bashar al Assad in Siria e stai a vedere che a noi italiani ed europei, fermi oppositori dei regimi totalitari, avrebbe fatto comodo che Assad fosse rimasto al potere visto che, con la caduta del regime e con l’avvento di Al Jolani i russi, stanziati tra la base navale di Tartus e la base aerea di Hmeimim, hanno deciso, vuoi per “rispetto” all’amico dittatore esule in Russia vuoi per “tutela degli interessi militari”, di spostare uomini e flotta in un altro territorio mediterraneo di un governo amico.
E così i russi sono i nostri nuovi vicini di mare
E di queste ultime ore la decisione di Mosca, avvenuta con il concerto del Dittatore della Cirenaica Haftar, di “spostare” in Libia uomini, mezzi e flotta. La Libia al posto della Siria quindi, da un dittatore caduto, Assad, a un dittatore in Pectore, Haftar, Mosca ha già scelto il territorio libico come punto principale della sua presenza nel Mediterraneo, nonché appoggio sicuro per le sue attività in Africa. Un trasloco che sembrerebbe essere iniziato poco dopo la caduta del regime di Assad e che proseguirebbe tutt’ora, come confermato da diverse fonti che hanno parlato dell’atterraggio mercoledì di un aereo da trasporto militare russo all’aeroporto internazionale di Mitiga a Tripoli.
Mosca, con il benestare del generale libico Khalifa Haftar, sta trasformando il Paese, che confina poco meno di 2000 chilometri con l’Italia e di conseguenza con l’Unione europea, nel suo hub strategico, allargando così il fronte di “pressione” sull’Unione europea indebolendone, altrettanto, anche la sua sfera di influenza e di politica di vicinato in Africa.
L’approdo in Libia, o il cosiddetto boot on the ground apre una nuova fase di confronto e conflitto nel
rapporto Unione-Russia, con il nostro paese che si vedrebbe pericolosamente esposto come primo territorio di confine, in un potenziale conflitto, ormai non più non imprevedibile, con la Federazione russa. Dalle basi di Hmeimim e Tartus il Cremlino starebbe infatti trasferendo al base di al-Khadim in Libia, vicino a Bengasi, sistemi avanzati di difesa aerea, tra cui unità S-300 e S-400, oltre al personale militare. Che qualcosa in pentola stesse accadendo sull’asse Russia-Libia era da aspettarselo visti i giganteschi aerei da trasporto Antonov AN-124 e aerei Ilyushin IL-76 che negli ultimi mesi hanno fatto la spola tra Siria e Libia.
La Russia
La Russia secondo fonti accreditate potrebbe contare anche sulle basi di Brak al-Shatti, in ristrutturazione nel centro del paese, di Al-Jufra, ma sotto il controllo dell’esercito di Haftar, sempre nella Libia centrale ma circa 200 miglia più a nord e di quella aerea di al-Qardabiyah, vicino alla costa mediterranea e ancora più a nord di al-Jufra. Visto l’attivismo russo in Libia la domanda che ci si porge spontanea è la seguente, ma l’Unione europea è realmente pronta e conscia che i punti di contatto e di frizione con la Federazione russa si stanno facendo sempre più labili e sempre più pericolosamente tangibili?
Siamo noi, opinione pubblica italiana ed europea, consci che ciò che ci appare lontano in realtà è a poche
miglia di distanza da noi? La sensazione è di quelle agrodolci, viviamo nella speranza che questo avvicinamento della Federazione russa alle nostre frontiere, come le onde del mare, si espanda fino ad esplodere per poi ritrarsi, tuttavia, viviamo anche con la costante paura che l’onda gelida russa finisca per ingrandirsi fino a diventare uno Tsunami che finirà per travolgerci.




