La terra di nessuno: il mistero di Bi’r’tawil
In un mondo in cui ogni angolo di terra è conteso, recintato o amministrato da qualche Stato, esiste un luogo che fa eccezione: Bir Tawil. Questo piccolo quadrilatero di deserto, grande appena 2.060 chilometri quadrati, si trova lungo il confine tra Egitto e Sudan, ed è l’unico territorio abitabile del Pianeta che non è rivendicato da nessuno.
Il paradosso nasce alla fine dell’Ottocento, quando la regione era sotto il dominio britannico. Nel 1899 il confine venne fissato lungo il 22º parallelo nord: con questa linea Bir Tawil sarebbe appartenuto al Sudan e il vicino Triangolo di Hala’ib all’Egitto. Tre anni dopo però, nel 1902, Londra ridisegnò la frontiera invertendo le carte in tavola: Bir Tawil passò all’Egitto e Hala’ib al Sudan. Da allora, i due Paesi sostengono ciascuno la versione geografica più conveniente, cioè quella che permette di annoverare tra i propri possedimenti Hala’ib, affacciato sul Mar Rosso e ricco di risorse. In questa disputa nessuno vuole invece Bir Tawil, poiché privo di sbocchi sul mare e di alcun interesse economico o strategico.
La regione geografica di questo paradosso, situata nel cuore del Sahara orientale, è un deserto arido e inospitale. Qui il paesaggio è dominato da dune, uadi prosciugati e montagne che separano l’area dalla costa del Mar Rosso. Non ci sono fiumi né laghi, e le estati portano temperature che superano i 45°C di giorno, seguite subito dopo da notti sorprendentemente fredde. La vegetazione si limita a pochi arbusti resistenti, mentre la fauna è composta da rettili, roditori e insetti adattati a condizioni estreme.
Nonostante la durezza del clima, alcune tribù locali, come quella degli Ababda, hanno utilizzato l’area in passato come pascolo. Oggi si stima che circa 800 persone vivano stabilmente nella regione, con cittadinanza egiziana o sudanese, ma senza che la loro terra sia ufficialmente riconosciuta da nessuno Stato.
Bir Tawil però, con il suo silenzio assordante, ha saputo anche ispirare e destare curiosità, tanto da dare il nome a un album di Dargen D’Amico uscito nel 2020. Come lui stesso ha spiegato, l’omaggio nel titolo è un parallelismo che ripensa ai mesi passati in studio a lavorare alla realizzazione del prodotto: un qualcosa che c’è ma che nessuno vorrebbe, “un processo fuori dal tempo, uno spazio fuori dallo spazio, surreale, nel senso di parallelo alla realtà”. Un eufemismo che trasforma un deserto quotidiano in un paesaggio sonoro ricco, libero e sorprendente.
Oggi Bir Tawil rimane una vera e propria anomalia geopolitica: una terra di nessuno che esiste soltanto perché i due Paesi confinanti preferiscono contendersi l’ambito Triangolo di Hala’ib, molto più grande e strategico. Così, da oltre un secolo, questo fazzoletto di Sahara resta sospeso in un limbo.




