Per l’Africa, il 2025 sarà un anno all’insegna di tante opportunità da cogliere tra altrettante sfide
Nel 2024, gli elettori di oltre 17 Paesi africani sono stati tra i circa 3,7 miliardi di persone che
hanno votato in tutto il mondo. Oggi, molti africani guardano al 2025 come l’anno di raccolta dei frutti nati da queste elezioni. Gli africani di tutto il continente hanno una serie di occasioni importanti dalle quali trarre slancio per fare un salto in avanti. Il Mozambico, Capo Vere e São Tomé e Príncipe celebreranno i 50 anni di indipendenza dal dominio coloniale portoghese, mentre il Gambia commemorerà il sessantesimo anniversario della sua indipendenza dal Regno Unito.
Nel corso di quest’anno anche la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, o
ECOWAS, festeggerà mezzo secolo di vita, mentre la Comunità dell’Africa orientale celebrerà il
venticinquesimo anniversario della sua costituzione. Il 2025 vedrà anche una serie appuntamenti importanti nelle Agende politiche e diplomatiche di molti Stati.
Appuntamenti per il 2025
A febbraio, l’Unione Africana nominerà formalmente numerosi nuovi dirigenti , tra cui il
Presidente della sua Commissione permanente. Nella stessa riunione, il Presidente angolano Joao
Lourenço assumerà per un anno la presidenza di turno dell’organizzazione. I leader dell’UA si riuniranno anche con i loro omologhi dell’Unione Europea per il settimo vertice UA-UE, mentre gli Stati africani si uniranno ai festeggiamenti per gli 80 anni dalla fondazione delle Nazioni Unite. La Banca africana di sviluppo, o AfDB, eleggerà un nuovo Presidente che sostituirà Akinwumi Adesina, che si dimetterà dopo aver servito due mandati.
Il Sudafrica, che ha assunto la presidenza del G20 lo scorso primo dicembre, chiuderà il suo
mandato ospitando il vertice del gruppo il prossimo autunno. Naturalmente, questi sono solo eventi previsti sul calendario dei leader Africani e dei loro concittadini. Molti di loro hanno un significato puramente simbolico, ma possono anche essere visti come spunti per fare il punto sui progressi compiuti dai Paesi africani negli ultimi anni. Molti africani sperano che possano anche essere una impulso per i governi e le istituzioni regionali per affrontare le questioni chiave che il Continente deve ancora affrontare, come i persistenti problemi economici, le sfide alla sicurezza e il peggioramento degli effetti del cambiamento climatico.
Sul fronte economico, si prevede che nel suo complesso l’Africa crescerà di oltre il 4%, una crescita
modesta ma decisa che mostra la resilienza delle sue economie di fronte a molteplici e sovrapposti shock.
L’Africa orientale dovrebbe, ancora una volta, essere in prima linea come regione con le migliori
prestazioni sul Continente, con l’AfDB che prevede tassi di crescita del 6% per Ruanda, Uganda,
Tanzania e Gibuti. Si stima che i tassi di inflazione alle stelle e la volatilità valutaria in potenze come Nigeria, Angola ed Egitto diminuiranno, mentre i disavanzi pubblici si stabilizzeranno dopo i picchi indotti dalla pandemia. Tuttavia, ancora in molti si trovano di fronte alle sfide che nascono dal loro debito che minaccia gli sforzi fatti per raggiungere la stabilità macroeconomica, la crescita e lo sviluppo.
Economia
Più della metà delle nazioni a basso reddito del Continente sono in una situazione di indebitamento, o ad alto rischio di indebitarsi, dimostrando quando sia importante trovare e attuare soluzioni su vasta scala. Gli sforzi per l’industrializzazione e l’aumento della produttività in agricoltura continueranno a ritmo sostenuto, con i governi di molti Paesi – tra cui Benin, Costa d’Avorio, Tanzania, Mozambico ed Etiopia – desiderosi di consolidare le riforme e gli interventi chiave compiuti negli ultimi anni.
Nel complesso, le prospettive economiche positive dell’Africa devono tuttavia essere prese con cauto ottimismo, dati i fattori sfavorevoli globali che possono bloccarne lo slancio, tra cui le tensioni geopolitiche, le tecnologie dirompenti e le condizioni meteorologiche estreme. Inoltre, le prospettive di crescita previste per l’Africa nel 2025 sono eterogenee tra i diversi Paesi, regioni e cluster economici, riflettendo le variazioni nella composizione delle economie e la capacità dei governi di elaborare risposte politiche alle influenze esterne. Aumentare le entrate interne, in particolare dalle tasse, rimarrà una sfida pressante per i governi africani che vogliono finanziare i loro programmi di trasformazione. Per mitigare i rischi sui fattori a loro favore, devono dar prova di flessibilità in materia di politica monetaria e tassi di cambio; promuovere una maggior produzione locale diversificando al contempo le fonti di importazione; e attuare riforme per consolidare la gestione delle finanze pubbliche.
Pace all’orizzonte
Nel frattempo, il panorama della pace, della sicurezza e della governance in Africa è difficile e continua ad essere irto di rischi di deterioramento, anche se si intravede una luce in fondo al tunnel. L’UA e altre istituzioni regionali africane continuano a lottare per trovare un equilibrio tra le aspettative dei cittadini del continente, così come della comunità internazionale, e i mezzi limitati con cui possono far rispettare le norme istituzionali.
I focolai di conflitto nel Sahel centrale, nel Corno d’Africa, nei Grandi Laghi e nel Nordafrica hanno
mostrato pochi segni di risoluzione nel 2024 e probabilmente rimarranno gravi anche nel 2025 a
causa delle mutevoli dinamiche locali e internazionali. Le ondate di disordini sociali innescate dalla disillusione nei confronti dello status quo, evidenziate dalle proteste che hanno colpito Nigeria, Kenya, Uganda e Tanzania nel 2024, probabilmente si ripresenteranno poiché le condizioni che hanno dato loro origine non si sono placate e i loro governi non sono disposti o non sono in grado di rispondere in modo credibile. L’impulso percepito nel 2024 verso la democrazia, dovuto alla perdita subite dagli storici partiti di governo in Sudafrica e Botswana, è stato controbilanciato dalle elezioni farsa del Ciad e dalle
violenze post-elettorali in Mozambico.
Sebbene la regione dell’Africa occidentale non abbia visto nessun tentativo di colpo di Stato dal
2020, le giunte che detengono il potere in diverse capitali hanno ulteriormente rafforzato la loro
autorità reprimendo il dissenso e resistendo con successo alle richieste dell’ECOWAS di tenere
elezioni che restituirebbero il potere ai civili. Le probabilità che cambino rotta nel 2025 sono scarse, poiché c’è poca pressione esterna su di loro per indurli a farlo, e le crisi securitarie che hanno citato come motivo per rovesciare i leader civili continuano a fornire loro un utile pretesto per mantenere il potere a tempo indeterminato. Lo svolgimento di elezioni credibili in Ghana e Senegal, dove i candidati dell’opposizione hanno sconfitto i rivali dei partiti di governo, ha dato un’iniezione di ottimismo all’ECOWAS e ai gruppi.
Un’ondata positiva
della società civile nella regione, nonché un utile correttivo alle esagerate affermazioni sulla morte
della democrazia in Africa occidentale. Tuttavia, l’atmosfera positiva creata da queste due tornate elettorali potrebbe non protrarsi nel 2025, visto che i Presidenti in carica di Costa d’Avorio, Togo e Camerun non sono assolutamente pronti a perdere le elezioni. Si teme che, soprattutto negli ultimi due Paesi, queste non saranno né libere né eque. Sulla scena internazionale, i governi africani hanno reagito all’imminente ritorno del Presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca con un misto di pragmatismo e cauto ottimismo.
Mentre si fanno poche illusioni sulla mancanza di interesse e antagonismo di Trump nei confronti dell’Africa, molti dei leader del Continente credono comunque che il suo transnazionalismo, la
volontà di “competere” con la Cina e il disprezzo per l’Agenda climatica internazionale potrebbero
creare opportunità di partnership con Washington che andrebbero a vantaggio dei loro Paesi.
Il loro ottimismo sarà però probabilmente sgonfiato da un’Amministrazione Trump che si opporrà
da subito su altre priorità dell’Africa, come la riduzione del debito e i finanziamenti per il clima.
Ma è utile per i politici africani identificare le aree chiave con cui possono tentare di forgiare
relazioni positive con Washington, visto che non hanno altra scelta.
Trump
La prima Amministrazione Trump si era opposta al rinnovo dell’African Growth and Opportunity
Act, un importante strumento che decretava l’impegno di Washington con il Continente, oltre la
sua scadenza nel 2025. Ma potrebbe esserci spazio per i governi africani per influenzare i componenti della nuova Amministrazione, come per esempio i membri del Congresso degli Stati Uniti, ed ottenere così un rinnovo.
Anche gli sforzi africani per riformare le istituzioni multilaterali e l’architettura finanziaria globale incontreranno qualche difficoltà con il ritorno di Trump. Il Presidente eletto ha già minacciato di
imporre dazi del 100% ai membri dei BRICS – che ora includono anche Egitto ed Etiopia, oltre al
Sudafrica – se il gruppo procederà con la sua proposta di creare una valuta rivale del dollaro USA.
La seconda Amministrazione Trump probabilmente ritirerà ancora una volta gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici e ostacolerà gli sforzi dei Paesi del Sud del mondo nel fare pressione sulle Nazioni ricche e industrializzate affinché finanzino i loro passaggio a economie a bassa emissione di carbonio.
È improbabile che la proposta dell’uscente Amministrazione Biden di creare due seggi per l’Africa
nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riceva il sostegno di Trump, e la sua Amministrazione
bloccherà probabilmente qualsiasi sforzo di riforma tangibile all’interno delle istituzioni finanziarie
internazionali volte a rafforzare l’Africa. Se così fosse, i governi africani e le istituzioni regionali dovranno dimostrare la loro determinazione e unità di intenti, adottando una posizione comune sulle riforme fondamentali e facendo leva sui loro rapporti diplomatici con le Nazioni del Sud del mondo che condividono gli stessi principi, mostrando flessibilità ove possibile. Nel frattempo, i rapporti con la Cina, il partner straniero più importante per l’intero Continente, sono in un momento critico. Il 2025 segnerà il venticinquesimo anniversario del l’istituzione del Forum della cooperazione Cina- Africa, o FOCAC.
Cina e Africa
In questo periodo, le relazioni sono cresciute notevolmente e la maggior parte degli Africani considera la Cina come una partner che ha svolto solo un ruolo positivo per gli affari del Continente. Ma negli ultimi anni sono emerse sempre più tensioni e il FOCAC del 2024 a Pechino ha evidenziato le difficoltà nei legami esistenti che potrebbero ostacolare un ulteriore approfondimento delle relazioni tra gli Stati africani e la Cina. L’impronta della Cina sul Continente si sta allontanando dal focus incentrato sulle infrastrutture per via del momento economico incerto che vive Pechino e dei rendimenti contrastanti che
derivano dai suoi investimenti all’estero. La riduzione dei suoi impegni finanziari in Africa a seguito di questa congiuntura ha portato molti Africani a credere che l’interesse di Pechino stia scemando.
I dirigenti cinesi insistono sul fatto che non sia così, ma il considerevole calo dei prestiti e di altri
investimenti finanziari, dai picchi del 2010, insinua un ragionevole dubbio. A dire il vero, le relazioni dei Paesi africani con Pechino rimarranno probabilmente salde, ma gli osservatori affermano che l’era della loro forte dipendenza dalla generosità cinese per finanziare le opere pubbliche interne è sicuramente finita. Questa consapevolezza potrebbe – e dovrebbe – indurre i governi africani ad approfondire la
collaborazione con altri partner e a diventare più prudenti con i fondi pubblici. In realtà , anche l’opinione pubblica africana dovrebbe svolgere un certo ruolo nel creare la pressione necessaria affinché ciò accada.
Tutto sommato, il 2025 potrebbe presentare opportunità importanti per gli Stati africani per raggiungere della crescita economica, ridurre la povertà e rafforzare la stabilità della società civile nonostante il difficile e imprevedibile contesto globale.
A tal fine, i governi dovrebbero però fare più affidamento sulla vitalità, l’ingegnosità e il dinamismo dei giovani del Continente, utilizzarli come risorse, non reprimerli come spesso accade. Naturalmente, gli esperti sanno che che sfide affrontate dalle società africane non possono scomparire rapidamente, ed è necessario essere realisti sulle profondità delle difficoltà che li attendono. Ma come in passato, le trasformazioni che le società africane possono e devono compiere nel lungo periodo devono cominciare con interventi graduali, fatti nel breve termine, e che vedono coinvolti diversi operatori.




