Iran: il presidente Ebrahim Raisi è morto in un incidente in elicottero
Il presidente iraniano Ebrahim Raisi è morto in un tragico incidente in elicottero nella zona di Jolfa, assieme al ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian. La notizia ha scosso l’Iran in un momento delicato per le relazioni internazionali del paese, segnato da recenti tensioni con Israele e una situazione interna tumultuosa. Raisi, in carica dal 2021, era una figura controversa e centrale nella politica iraniana, e la sua scomparsa potrebbe avere profonde ripercussioni sia a livello nazionale che internazionale.
Una morte improvvisa
Tutta la scorsa notte gli iraniani sono rimasti in attesa degli esiti delle incerte operazioni di ricerca e salvataggio. Tra pioggia, nebbia e difficoltà, alla fine il verdetto è arrivato per tutti: Ebrahim Raisi è deceduto. Il presidente si trovava in elicottero perché diretto a Tabriz, era di ritorno dall’Azerbaigian dove aveva appena inaugurato una diga assieme al presidente azero Ilham Aliyev. L’incidente è avvenuto in un momento molto critico per le relazioni internazionali dell’Iran, soprattutto dopo il recente scambio di attacchi missilistici con Israele. Ma prima di tutto chi è Raisi?
Il presidente iraniano è in carica dal 2021. Prima del suo ingresso in politica è stato il magistrato che ha guidato la Corte suprema iraniana. Protagonista del controverso “comitato della morte”, Raisi nel 1988 condannò a morte circa 30mila prigionieri politici appartenenti al Mujaheddin del Popolo e al Tudeh (partito comunista iraniano). Nel corso della sua presidenza l’Iran ha dovuto fare i conti con le salate sanzioni statunitensi e con un’economia in condizioni gravi. Inoltre, il suo mandato è coinciso un periodo scandito dalle imponenti proteste di piazza – poi represse nel sangue – per la morte di Masha Amini guidata dal movimento “donna, vita e libertà”. In ragione dei complicati e altalenanti rapporti con Washington, inoltre, Raisi si è reso protagonista della “Look to the East” policy, accorciando sempre di più le distanze commerciali, politiche e diplomatiche con Cina e Russia.

La crisi tra Teheran e Tel Aviv
Il momento è critico, l’elicottero che trasportava il presidente Raisi è caduto alla vigilia di uno scontro – quello a Gaza – che sembra sempre più orientato ad estendersi in tutto il medio-oriente. Appena il primo aprile, infatti, l’ambasciata iraniana di Damasco era stata bombardata comportando la morte dell’alto comandante dei pasdaran e capo della Forza Quds in Siria e Libano Mohammed Reza Zahedi. Al tragico evento, la risposta di Teheran non si fece attendere: il 13 aprile l’esercito iraniano ha ribattuto lanciando missili e droni direttamente sul territorio israeliano, per la prima volta dalla nascita della Repubblica Islamica.
I rapporti tra Israele e Iran non sono mai stati felici, nonostante ciò, l’attacco di Hamas del 7 ottobre non ha fatto altro che peggiorare la situazione, soprattutto a partire dall’invasione della Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano. Nel corso dei mesi scorsi, infatti, l’Iran ha scatenato rappresaglie in conseguenza alle azioni militari di Tel Aviv colpendone obiettivi strategici. A ciò, Israele aveva risposto attaccando a più riprese postazioni e comandanti nei pasdaran. Se venisse escluso il coinvolgimento di terzi nella vicenda, il rischio che comporterebbe la morte di Raisi sarebbe quello di spingere l’Iran ancora più nell’isolamento dalla diplomazia internazionale.

Il destino dell’agenda Raisi
Il momento non è semplice neanche per la politica interna iraniana. Le elezioni parlamentari dello scorso marzo hanno registrato la più bassa affluenza alle urne dalla fondazione della Repubblica Islamica. La competizione tra radicali e conservatore, inoltre, è molto feroce nonostante i ripetuti tentativi di escludere i candidati dei primi in quanto lontani dall’establishment. Questo ha contribuito a mettere molti bastoni tra le ruote all’agenda Raisi. Più scenari sono possibili da adesso, in particolar modo due: nel primo caso, la leadership potrebbe asserragliarsi ancora di più in questo momento di crisi di governo; nel secondo, le tensioni in atto potrebbero esacerbarsi ancora di più raggiungendo un punto di non ritorno.
L’ayatollah Ali Khamenei ha chiesto agli iraniani di pregare affinché il presidente e i funzionari che lo accompagnavano ritornino sani e salvi ma ha assicurato che non ci saranno problemi nella gestione del Paese. Agli occhi della maggior parte degli iraniani, sono il leader supremo e le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) a prendere le principali decisioni politiche ed estere. Allo stesso tempo però, la morte di Raisi complicherebbe la sfida già in corso per la successione alla guida del paese. Sebbene vi siano altri potenziali candidati, nessuno quanto Raisi garantirebbe una linea di continuità con quanto fatto da Khamenei nel corso degli ultimi 35 anni.




