Il mondo visto dalla Svizzera, intervista all’Ambasciatrice Schmutz Kirgoz
Abbiamo intervistato Monika Schmutz-Kirgoz, Ambasciatrice svizzera in Italia. Con l’Ambasciatrice abbiamo parlato del ruolo delle donne nel mondo diplomatico, della sua precedente esperienza in Libano e di come la neutralità della Svizzera rappresenti la cifra stilistica e decisiva per la sua politica interna ed estera. Scegliendo come punto di partenza il numero di Limes “Svizzera, la potenza nascosta” abbiamo cercato, assieme all’Ambasciatrice, di fornire una panoramica quanto più puntuale possibile sugli scenari futuri del Paese e delle salde relazioni che intrattiene da tempo con l’Italia.
Negli anni Ottanta, la prima ambasciatrice svizzera donna fu la ticinese Francesca Pometta. La Svizzera è stato l’ultimo Paese europeo ad aprire il suo Dipartimento degli affari esteri alle donne, nel 1956. Qual è oggi il ruolo delle donne all’interno della diplomazia? Nel suo mandato ha riservato uno spazio particolare alle politiche relative alla parità di genere?
Da questo fronte, ci giungono notizie incoraggianti! Negli ultimi vent’anni il numero di donne nel mondo della diplomazia svizzero è aumentato costantemente. Roma è un ottimo esempio di questa progressione: conta infatti 3 cape missione donna svizzere nella stessa città. Nel 2023, le donne hanno rappresentato il 36% del corpo diplomatico svizzero e il 26% delle cape missione. Concludo questo momento di mere statistiche ricordando che su 7 Ministri al Governo svizzero, 3 sono donne, tra le quali quest’anno figurano anche la Presidente e la vice-Presidente della Confederazione. Dal 1956 ne sono stati fatti di progressi. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da svolgere. In Svizzera, a livello di valori e principi, prevalgono modelli conservatori: la rinuncia alla carriera professionale di una donna è ancora largamente accettata anche se in realtà il tasso di occupazione delle donne è relativamente elevato. Da femminista più che convinta rimango comunque dell’idea della necessità di lavorare fianco a fianco verso l’uguaglianza di genere, donne e uomini insieme. Durante la mia carriera, ho sempre messo in primo piano queste tematiche, per esempio promuovendo eventi di diplomazia pubblica coerenti con i temi elencati e adottando un linguaggio inclusivo.
Nella sua precedente esperienza è stata ambasciatrice della Svizzera a Beirut, rimanendo anche ferita nell’esplosione che sconvolse l’area portuale della capitale libanese. Come sta vivendo la possibile espansione del conflitto in Medio Oriente anche al Paese dei Cedri?
Al momento dell’esplosione mi trovavo nel mio ufficio presso l’Ambasciata svizzera. L’onda d’urto che mi ha colpita mi ha letteralmente lanciata attraverso la stanza. Fortunatamente né io né la mia famiglia, che per puro caso non si trovava presso la nostra abitazione [ndr. questa è andata completamente distrutta], abbiamo riportato ferite di grave entità. L’assistenza che ci è stata prontamente fornita dal Dipartimento federale degli Affari esteri svizzero si è rivelata fondamentale: la Svizzera fu infatti il primo Paese a portare aiuto umanitario al Libano in quel devastante mese di agosto del 2020. Tutto ciò fa sicuramente riflettere sul valore che assegniamo alla nostra quotidianità, che può venir stravolta in qualunque momento, nostro malgrado. Attualmente, le implicazioni del conflitto non unicamente nei Paesi circostanti, ma anche a livello mondiale, sono tali da rendere difficile ogni previsione. La Confederazione invita tutte le parti a rispettare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale umanitario e ad astenersi da misure unilaterali che potrebbero compromettere gli sforzi di pace nella regione. In virtù della propria neutralità, la Svizzera offre alle parti i suoi buoni uffici a sostegno della ripresa di colloqui di pace credibili. La Svizzera sostiene la visione formulata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU di una regione in cui due Stati democratici, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco in pace all’interno di confini sicuri e riconosciuti.
La neutralità della Svizzera è stata concordata a livello internazionale fin dal Trattato di Parigi del 1815. Tale neutralità rappresenta uno dei cardini dell’identità della Confederazione. La Svizzera è al centro del numero Limes “Svizzera, la potenza nascosta”. Quale è, secondo lei, il valore di tale neutralità nel contesto diplomatico ed internazionale contemporaneo?
La neutralità costituisce uno dei fondamenti della politica estera svizzera: oserei dire che fa parte dell’identità svizzera e viene sostenuta da una vasta maggioranza della popolazione. In virtù di questo principio, il Paese non può partecipare a conflitti armati né stringere alleanze militari. La comunità internazionale ha formalmente riconosciuto la Svizzera come Stato neutrale nel 1815. Questo strumento che portiamo nel bagaglio della diplomazia svizzera ci permette di dialogare con tutte le parti e di poter offrire una serie di garanzie a tutela di autorevolezza e di imparzialità nei confronti dei propri interlocutori. Ciò ha reso possibili mediazioni di successo negli anni passati, come per esempio la mediazione tra i rispettivi governi con le FARC in Colombia e con il movimento di opposizione RENAMO in Mozambico. Ancora oggi dal 1980, la Svizzera offre i suoi buoni uffici e rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran. L’Ambasciata di Svizzera a Teheran sbriga per esempio i compiti consolari americani nel Paese. Inoltre la Svizzera, in uno scambio di prigionieri tra i due Paesi, ha svolto un ruolo chiave nel consegnare alle autorità statunitensi cinque cittadini americani rilasciati dall’Iran. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno rilasciato cinque cittadini iraniani. Grazie alla sua pluriennale esperienza e competenza, la Svizzera ha così contribuito in modo determinante al successo di questo gesto umanitario e ha facilitato il trasferimento, dalla Corea del Sud all’Iran, di fondi bloccati in questo contesto. Fondi che possono essere impiegati solo per scopi umanitari. Alla luce della situazione geopolitica odierna, con l‘aggressione contro l’Ucraina e il conflitto in Medio Oriente in corso, appare ancor più chiaro il grande valore di questo prezioso strumento.
Per quanto concerne i rapporti tra Italia e Svizzera, può fornirci un quadro delle stime commerciali tra i due Paesi?
I rapporti commerciali tra Italia e Svizzera sono estremamente solidi. Ogni settimana, tra i due Paesi vengono scambiati beni e servizi per un valore di 1 miliardo di euro. Come può immaginare, a causa della posizione geografica il 40% di questo scambio si concentra nelle quattro Regioni di confine (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige). La frontiera peraltro, con i suoi quasi 800 km, rappresenta sia per la Svizzera che per l’Italia la più lunga linea di confine terrestre condivisa con un’altra nazione. Le circa 3000 imprese svizzere presenti nella Penisola impiegano quasi 120’000 persone in Italia contribuendo così in misura notevole al valore aggiunto delle imprese estere in Italia. La Svizzera è stabilmente il quinto paese di destinazione per l’export italiano, con un valore complessivo di esportazioni per 31’089 milioni di euro: conta circa come la somma delle esportazioni italiane verso Cina, Brasile, India e Canada. In 10 anni, l’Italia ha totalizzato quasi 40 miliardi di euro di surplus nei suoi scambi commerciali e di servizi con la Svizzera e gli investimenti diretti svizzeri in Italia ammontano a oltre 20 miliardi di euro, rendendo la Svizzera il quinto Paese in termini di investimenti diretti esteri nella Penisola. Inoltre, l’Italia è estremamente amata dai quasi 10 milioni di turisti provenienti dalla Svizzera che la visitano ogni anno, generando un notevole indotto in termini economici nel Belpaese. Da questi dati si evince quindi quanto i due Paesi siano legati da forti vincoli economici, commerciali e finanziari.
Dal punto di vista logistico, i collegamenti tra il territorio italiano e svizzero sono fondamentali visto la frontiera condivisa di quasi 800 chilometri. Qual è lo stato dell’arte del sistema logistico tra i due Paesi? Sono previsti o in fase di ultimazione nuovi cantieri?
Il tema della logistica assume grande rilevanza per i rapporti tra Italia e Svizzera. Le catene del valore di entrambi i Paesi possono esprimere il loro potenziale solo se supportate da un sistema logistico adeguato. Si tratta di una sfida europea, italiana e svizzera. I corridoi logistici transalpini hanno un ruolo cruciale per il buon funzionamento del mercato continentale, senza la Svizzera, difficilmente la logistica europea sarebbe in grado di rispondere a sfide come sostenibilità ambientale, sviluppo economico e sociale. La Svizzera vuole inoltre rafforzare ulteriormente il trasferimento del traffico merci attraverso le Alpi dalla strada alla ferrovia e per questo sostiene anche progetti all’estero, quali il completamento del Corridoio Reno-Alpi e la nascita di un sistema logistico intermodale che abbia nel Porto di Genova la porta d’accesso mediterranea al mercato svizzero. A questo proposito, in territorio svizzero, la Confederazione ha realizzato negli ultimi anni ben due grandi opere di cruciale importanza nei collegamenti su rotaia tra il nord e il sud delle Alpi: ad oggi sono operative la galleria di base del Lötschberg e il tunnel di base del San Gottardo, conosciuto anche come Alptransit, che con i suoi 57 km di lunghezza si attesta come galleria ferroviaria più lunga al mondo. Nella medesima ottica, nel periodo compreso fino al 2028 la Svizzera investe in Italia un capitale pari a 148 milioni di euro per creare un corridoio ferroviario in grado di permettere il transito di convogli di merci e carichi con altezza di 4 metri e assicurare cosi l’efficienza del sistema logistico intermodale oltre le due gallerie di base. Il Parlamento svizzero ha inoltre approvato un credito di 300 milioni di euro nel periodo 2021-2024 per il finanziamento di contributi d’investimento a favore di impianti privati per il traffico merci su suolo italiano. Abbiamo infatti già contribuito alla creazione di diversi terminal di trasbordo delle merci nel nord Italia, come a Gallarate e a Piacenza. Nell’aprile di quest’anno, la Confederazione svizzera, per tramite dell’Ufficio federale dei trasporti ha approvato un contributo svizzero di 66,3 milioni di euro a favore di Teralp (un consorzio nato tra le Ferrovie di Stato e la società svizzera HUPAC) per la creazione di un nuovo terminal a Milano, che verrà nominato “Milano Smistamento”.
Un punto fondamentale dei rapporti Italia-Svizzera riguarda anche la formazione e l’istruzione. La Svizzera presenta poli universitari di eccellenza con un forte interscambio con l’Italia. In che modo tale legame può essere valorizzato?
L’Italia e la Svizzera condividono una stretta collaborazione in questo settore. La cooperazione è multiforme e le sinergie sono favorite da diversi accordi bilaterali. I proficui e regolari contatti tra università svizzere e italiane costituiscono un elemento centrale di questi scambi. L’Università della Svizzera italiana (USI) e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) hanno un ruolo particolare, in quanto unici atenei italofoni fuori dalla Penisola. I contatti bilaterali tra la Svizzera e l’Italia nel campo della scienza e della ricerca sono stati rafforzati anche grazie alle reciproche borse di studio. Il Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica, per esempio, nell’ultimo decennio ha sostenuto più di 1’500 progetti con una componente di cooperazione italiana, senza contare le borse di studio d’eccellenza rilasciate ogni anno dalla Svizzera agli studenti italiani che ne superano le selezioni. Inoltre, vi sono attualmente oltre 6300 studentesse e studenti italiani che studiano e conducono programmi di ricerca nelle due scuole politecniche federali, nelle università svizzere e negli istituti di formazione superiori. Alcuni di questi sono inoltre condotti proprio da rettrici e rettori, direttrici e direttori italiani. Basti pensare alla rettrice italiana Maria Lambertini, che dal 2023 è alla guida dell’Università della Svizzera italiana.




