Trump ha sospeso il Project Freedom
Donald Trump ha annunciato a sorpresa una “breve” sospensione di “Project Freedom”, l’iniziativa militare Usa che vuole scortare le navi commerciali fuori dallo Stretto di Hormuz, a un giorno dall’avvio dell’operazione. In un post su Truth, il presidente americano ha spiegato che la decisione si fonda in parte sul “fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo” con l’Iran.
Project Freedom, la nuova grande operazione navale americana per riaprire lo stretto di Hormuz, è durata solo un giorno o poco più. Il presidente, nell’ultima giravolta a sorpresa sulla guerra con l’Iran, ha decretato ieri notte una «pausa» della missione, che prevedeva scorta e protezione di vascelli commerciali da parte della flotta americana nell’attraversare lo strategico corridoio marittimo. Certo è che Preoject Freedom era riuscita in realtà a far passare da lunedì soltanto tre navi e che lo stretto è rimasto di fatto paralizzato dalle minacce e dal fuoco incrociato tra Teheran e Washington. I dubbi sulla sua efficacia, i suoi costi e i suoi rischi erano cresciuti con il passare delle ore.
La mossa di Trump è maturata dopo i ripetuti episodi che hanno fatto temere la rottura della precaria tregua e l’invito del segretario di Stato Marco Rubio all’Iran a “fare una scelta sensata” e a intraprendere la via diplomatica. Trump ha precisato che il blocco americano dei porti iraniani – entrato in vigore il 13 aprile – resta in vigore. L’Iran, dopo la sospensione dell’iniziativa Project Freedom, attraverso media di Stato, avrebbe rivendicato il “fallimento degli Stati Uniti nel raggiungere i propri obiettivi”.
Riguardo al Project Freedom, il regime iraniano aveva subito chiarito che non lo avrebbe consentito, anzi: aveva minacciato di attaccare le forze statunitensi che avrebbero provato ad avvicinarsi o a entrare nello stretto. Aveva rivendicato inoltre di controllare lo stretto e avvertito che l’unico modo per attraversarlo sarebbe stato accordarsi con il regime e accettare di pagare un pedaggio. Il piano di Trump avrebbe dovuto funzionare così: le navi da guerra statunitensi localizzano le mine sparse dagli iraniani e indicano alle navi commerciali dove passare, tenendosi a distanza. Trump aveva aggiunto che le forze statunitensi avrebbero risposto «con la forza» se gli iraniani avessero provato a sparare missili o lanciare droni contro le navi, e il comando interforze statunitense per il Medio Oriente (CENTCOM) aveva detto che sarebbero state coinvolte navi militari, più di 100 mezzi aerei e 15mila militari.
L’impasse nel conflitto, secondo numerosi analisti americani e internazionali, lascia in realtà un’unica via d’uscita: un compromesso che consenta almeno all’apparenza a entrambi, Washington e Teheran, di salvare la faccia. Se si materializzerà, tra una Casa Bianca parsa spesso confusa e un regime repressivo iraniano decimato ma indurito, resta un’incognita tutta da risolvere.




