Il governo Milei non segnerà una nuova epoca per l’Argentina
Da neanche un mese, Javier Gerardo Milei è diventato il presidente della repubblica argentina. “Oggi comincia una nuova epoca in Argentina” ha proclamato di fronte al suo pubblico. La nuova epoca, però, sarà scandita da austerità e taglio della spesa pubblica. La formula non è poi così nuova come sembra e, in più, rischia di abbattersi sui suoi stessi sostenitori.
Il discorso di Javier Milei
Il discorso di Javier Milei ha un incipit roboante. Nonostante ciò, si colora presto di tinte fosche. Tanto per cominciare, ha affermato di essere possessore di un’eredità terribile (quella della situazione economica in Argentina), accompagnando questa considerazione da una trafila di numeri che sondano l’abisso dei miliardi. Come non bastasse, sono ingarbugliati di moltiplicazioni alquanto dubbie. Si profetizza un’inflazione che tocca il 15mila per cento all’anno “che cercheremo di sradicare con le unghie e con i denti”. Si anticipa, insomma, una sorta di rianimazione shock per il destino del suo paese. Ma non finisce qui, ha annunciato che i prossimi mesi saranno, dal punto di vista del benessere economico, così bui da essere più neri del nero. Ci saranno, infatti, tagli inevitabili e “questo avrà un impatto negativo sull’attività, l’occupazione, i salari reali, il numero di poveri e indigenti”.
Javier Milei ha affermato con decisione che, a inizio Novecento, “l’Argentina era la prima potenza mondiale”, quando è ben risaputo che non potesse competere con la potenza coloniale francese, britannica e non solo. In seguito, ha sostenuto che “in termini di sicurezza, l’Argentina è diventata un bagno di sangue”. Eppure, nel paese sudamericano si contano cinque omicidi all’anno ogni centomila abitanti (dati World Bank ); infatti, l’Argentina è al di sotto della media mondiale. Ovviamente, sostiene il neopresidente, la colpa di questi presunti disastri è da attribuire allo statalismo. Ma quanto è accurata quest’affermazione? Dalla giunta dei militari (1976-1983) al governo di Carlos Menem (1989-1999), fino a Mauricio Macri (2015-2019): l’Argentina è stata governata, per metà dei suoi ultimi cinquant’anni, da governi con impostazioni “alla Javier Milei”. Nei fatti, il neopresidente, più che un salto in avanti, vuole riallacciarsi a una tradizione ben radicata nella cultura politica del suo paese.
Una nuova era che sa di già visto
Paradossalmente, la politica che Javier Milei ha promesso di rovesciare sembra essersi consolidata. Basta vedere la composizione della squadra dei ministri. Innanzitutto, cinque di loro (su dieci totali) sono stati alti funzionari di Mauricio Macri, mentre altri quattro erano colonne dell’amministrazione Menem. Per fare qualche esempio, Guillermo Francos, ex deputato del Partito Radicale e già rappresentante per Buenos Aires nella Banca Interamericana per lo Sviluppo sarà il ministro dell’Interno. Per il neopresidente il motivo è semplice: “Guillermo è un mio amico e so che è amico di tutto il mondo della politica”. Non esattamente l’argomentazione che i suoi elettori si aspettavano dopo mesi di campagna elettorale giocata sulla retorica da outsider e dell’antipolitica. Luis Caputo e Patricia Bullrich, rispettivamente ministri dell’Economia e della Sicurezza sono entrambi rimasugli della quota Macri. Guillermo Ferraro, ministro delle Infrastrutture, è stato dirigente di Cambiemos, la coalizione che ha portato al governo Macri.
Sandra Pettovello, ministra del Capitale Umano, è una fedelissima del partito di Milei. Il suo, in particolare, sarà un mega-ministero che includerà l’ambito dell’istruzione, del lavoro e dello sviluppo sociale. Inoltre, come si deduce dalla nuova nomenclatura ministeriale, Pettovello è una grande sostenitrice della privatizzazione della scuola pubblica e dell’aziendalizzazione della formazione scolastica. In pratica, solamente la ministra degli Esteri non ha ricoperto cariche pubbliche in passato. A tutti gli effetti, dunque, il neopresidente argentino (in barba alla sua esasperata retorica antipolitica) non ha fatto altro che consolidare una casta. Un insieme di elementi che vantano lauree in economia ottenute in università private ed hanno alle spalle incarichi di lavoro per banche e grandi fondi d’investimento.
I possibili effetti della motosega
Javier Milei è una figura capace di palleggiarsi tra termini apparentemente opposti. Nelle sue oscillazioni distimiche, il neopresidente si barcamena tra i proclami sull’imminente taglio della spesa pubblica ed il bisogno di volare a Washington per acquistare 24 Caccia F-16 dagli Stati Uniti (anche se ancora mancano dati certi in materia). La misura è curiosa. Se esiste un filo d’Arianna da riavvolgere per capirla, va trovato negli intrecci emotivi suo elettorato. Innanzitutto, ci sono milioni di argentini convinti che, se il nuovo governo andrà bene, per loro andrà un po’ meno male. Poi, ci sta lo zoccolo duro rappresentato dai mileisti più agguerriti. Infine, il mondo imprenditoriale argentino e i media. Quest’ultimo gruppo risultava all’inizio abbastanza preoccupato dalle motoseghe e dalle tendenze istrioniche del neopresidente. Invece, sembra che, a partire dalla sua elezione, abbiano riscoperto un certo flirt con il cosiddetto “mileismo pragmatico”.
Ora, cosa succederebbe se, effettivamente, la richiesta di “sforzi e sacrifici” anticipata da Milei si ritorcesse contro questi stessi settori? Potrebbe verificarsi che, ad esempio, il taglio della spesa pubblica riduca i consumi e aumenti l’inflazione. In tal senso, la classe imprenditoriale non se la caverebbe certo con un’allegra ondata di licenziamenti. Per non parlare dei mileisti più fanatici. Molti di loro appartengono a classi medio-basse e non hanno lavori formali in molti casi. Come reagiranno se dovessero scoprire che il loro nuovo leone assomiglia a Macri più di quanto pensano? Infine, ci sta un’enorme schiera di votanti che dipende dai sussidi statali per accedere ai servizi di base. Se l’occupazione e i salari diminuiranno ancora, questa frangia rischierà di essere la principale vittima della motosega liberista. Javier Milei ha avvisato tutti, ci sarà da soffrire parecchio. Forse, la “nuova epoca” non sarà così diversa dalle precedenti.




