Sciaboletta, la grande fuga di un piccolo re

Sciaboletta, la grande fuga di un piccolo re

Nello sconfinato oceano del teatro off italiano, in cui ogni artista si muove nel tentativo di proporre il proprio archetipo di teatro, va segnalato un autore che con coraggio e fermezza porta avanti le sue lotte sociali, le sue speranze e i suoi precetti artistici a suon di monologhi.

Alessandro Blasioli strappa applausi sinceri al pubblico del Teatro Cometa Off di Roma, in occasione della terza stagione dello Short Lab, con il suo Sciaboletta. Il testo, rappresentativo sin dal titolo stesso, viaggia indietro nel tempo attraverso le ore che hanno scandito la fuga del re Vittorio Emanuele III di Savoia, all’alba dell’armistizio concordato con gli inglesi nel 1943. Re d’Italia, imperatore d’Etiopia, primo maresciallo dell’Impero e re d’Albania, ma come si direbbe in gergo, per gli amici “Sciaboletta”. In questo monologo il sovrano viene spogliato di titoli e lustrini, lasciando al loro posto la vera essenza di un ometto dalla scarsa tempra e alla mercé delle proprie paure. Un viaggio che lo spettatore assapora come se fosse dinanzi ad un documentario riflesso su una parete da un vecchio proiettore dell’epoca. Sulla scena l’attore è vestito di tutto punto, rassomigliando ad un grottesco ufficiale dell’esercito italiano impegnato nell’ardua descrizione di uno degli eventi che hanno cambiato la storia della nazione italiana.

La storia, emblematica nella sua tragicità, viene qui proposta con irriverenza e raffinata ironia, grazie anche a continui cambi tonali della voce, atti a dar vita a tutta una serie di personaggi che orbitano intorno alla regia fuga. All’interno di questa invenzione artistica il ritmo incalzante del teatro di narrazione entra in simbiosi con la meccanica e la tecnica della commedia dell’arte, dalla quale l’attore prende in prestito con collaudata precisione e simmetria virtuosismi vocali e mimica facciale. Un cappotto abbondante e un elmetto troppo grande sono tra gli elementi che spingono lo spettatore più attento a fare paragoni con il colonnello Antonio Di Maggio, personaggio interpretato da Totò nel celebre film I due colonnelli di Stefano Vanzina. Oltre ai toni e alla mise di scena, le similitudini sono proprio nello stile con cui viene condotta la narrazione. La tragedia diventa commedia, e così come fu nello stile del principe Antonio de Curtis, i personaggi che ne fanno parte vengono prosciugati di tutta la propria maestosità storica, quella costruita ad arte in un preciso contesto storico,  e si riducono a macchiette su cui si può ridere senza vergogna. Probabilmente nel caso di Vittorio Emanuele III il giusto scotto da pagare per una fuga che a onor del vero lasciò l’esercito italiano in balia del fato e che spinse con ogni probabilità il popolo italiano a scegliere repubblica nel referendum popolare del ‘46. L’ultimo faro di scena illumina con luce neutra una sedia vacante, sulla quale sono adagiati un elmo e la sciabola smussata del sovrano, mentre il buio del fondale divora l’attore che fa spallucce. Il sottotesto parrebbe quasi essere: la storia è questa, io l’ho solo raccontata. La storia di un re tutto italiano, di un sovrano troppo piccolo per una delle pagine più oscure della storia dell’umanità.

Sciaboletta si è guadagnato ampio consenso dal pubblico e dalla critica, superando la prima selezione dello Short Lab 2018 e volando nella semifinale che si terrà il 22 Marzo al Cometa Off di Roma.

Sciaboletta: monologo breve, scritto, diretto e interpretato da Alessandro Balsioli.

Costumi: Lorenzo Martinelli e Alessio Cherubini.

In scena il 22 Marzo al Teatro Cometa off di Roma.

Info e prenotazioni: 0657284637 www.cometaoff.it / [email protected]

 

 

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