Stati Uniti: l’Ohio nel cuore delle elezioni

Nessun presidente ha vinto le elezioni senza imporsi nello Stato dell’Ohio. In questo swing State che votò per Obama nel 2008 e per Bush nel 2004 e nel 2000, niente appare deciso a priori. Per Mitt Romney la posta in palio è enorme. Se non si impone nell’Ohio dovrà conquistare gli altri Stati chiave rimanenti.

Su nove delle ultime inchieste pubblicate proprio sull’Ohio, otto di loro conferiscono un vantaggio del Presidente uscente e la media della Clear Real Politics stima a 2,3 punti lo scarto delle intenzioni di voto in favore del Presidente democratico. Venerdì, Barack Obama e Mitt Romney hanno ciascuno condotto una campagna elettorale in questo Stato, senza mai incontrarsi, ogni uno interpretando a proprio vantaggio i numeri degli impieghi nella zona, quattro giorni prima della grande sfida. 

 

Jobs. Questa parola compare alle spalle dell’ex governatore del Massachusetts in un meeting tenutosi nella giornata di venerdì. Nel Midwest degli Stati Uniti, che comprende il Wisconsin e l’Ohio, la vittoria si giocherà sull’economia e in modo particolare sull’industria automobilistica che occupa effettivamente un ruolo essenziale come la General Motors e la Chrysler di Detroit, tra i più grandi fornitori di impiego negli Stati Uniti. Queste compagnie tuttavia vivono un momento di difficoltà e la questione della disoccupazione è ora ultrasensibile. L’unica priorità per gli elettori di questi stati è soprattutto la salvaguardia delle loro imprese e del loro impiego.

Al centro della battaglia politica in questo Stato dunque c’è l’industria automobilistica. Venerdì  presso Hillard, a Springfield, Obama si è vantato del proprio programma automobilistico e del prestito del governo del 2009. Nel 2008, la General Motors e la Chrysler erano in crisi e minacciavano licenziamenti di massa. Barack Obama decise che la Casa Bianca doveva sostenerli economicamente, scommise dunque sulla loro ripresa e crescita anticipando un rimborso, prestando allora 49,5 miliardi di dollari alla General Motors che ha già rimborsato 24 miliardi, mentre la Chrysler ricevette 10,5 miliardi di dollari che ha già rimborsato nella loro totalità. 

Se Obama è certo che questa operazione di salvataggio ha permesso di mantenere milioni di posti di lavoro, un milione secondo lui, lo Stato americano si interroga sul quando rivedrà tornare indietro la somma versata per l’operazione di salvataggio. Mitt Romney e il suo vice Paul Ryan hanno ripetuto nel corso della loro campagna che lo Stato dovrebbe lasciare i mercati regolarsi in maniera autonoma e che l’industria dovrebbe trovare forme innovative di rinnovo.

Barack Obama invece ha attaccato l’ex Presidente della Bain Capital su una delle sue dichiarazioni choc, l’ex governatore del Massachusetts infatti scrisse un articolo sul New York Times intitolato “Lasciate Detroit in bancarotta”. Una visione che può anche essere condivisibile economicamente ma che certamente non seduce affatto gli operai impiegati in queste aziende.

Romney contrattacca affermando che secondo lui l’azione del Presidente non è positiva. Romney infatti in un suo meeting nei pressi di una azienda di Etna ha chiesto alla folla: “La prossima volta che incontrerete il vostro vicino chiedetegli se vuole ancora quattro anni come quelli appena trascorsi !”.  

Chiaramente i due candidati hanno una visione completamente differente del ruolo di questo Stato e gli elettori dell’Ohio sanno già probabilmente cosa aspettarsi. Ma la battaglia pre-elezione presidenziale nell’Ohio non è ancora finita dato che entrambi i candidati hanno in agenda ancora due appuntamenti nello swing State prima del grande appuntamento alle urne.  

Manuel Giannantonio

4 novembre 2012    

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