Joe Biden sempre più vicino alla vittoria

Joe Biden sempre più vicino alla vittoria

Ma Donald Trump non si arrende e parla di “frode elettorale”.

Il “bravo ragazzo” Joe Biden potrebbe essere il prossimo 46esimo presidente degli Stati Uniti. Con 264 grandi elettori (ne servono 270 per vincere) per ora il candidato democratico è in netto vantaggio sul presidente uscente Donald Trump, che ha raggiunto quota 214. Una possibile vittoria per Biden più dura del previsto. Per Trump un duro colpo da accettare: sarebbe una sconfitta troppo amara per un presidente – considerato a volte grossolano – quella di essere stato inquilino della Casa Bianca solo per un mandato.

Si è anche votato per il rinnovo completo della Camera dei rappresentanti e dei seggi del Senato. I democratici, al momento, sono in maggioranza alla Camera con 209 seggi contro 197 dei repubblicani, mentre la situazione è diversa al Senato che vede 48 seggi assegnati ad entrambi i partiti. Ma ci vorranno ancora alcuni giorni per avere una idea precisa del numero dei seggi.

E’ un testa a testa fino all’ultimo, con un clima ad alta tensione, che ha lasciato l’America con il fiato sospeso per diversi giorni, da quando è iniziato lo spoglio delle schede elettorali Martedì 3 Novembre, alle 19 (ora locale) sulla East Coast. A fine serata il democratico Biden con 238 grandi elettori era in leggero vantaggio sul Presidente in carica Donald Trump che contava solo 213 grandi elettori.

La vittoria di chi guiderà il Paese è ancora appesa ad una manciata di Stati: Georgia, North Carolina, Nevada e Pennsylvania, che stanno impiegando più tempo con lo spoglio delle schede.
Un ritardo dovuto al voto via posta di molti Americani che hanno preferito non recarsi alle urne a causa del Covid19, un virus che ha dato senza dubbio un duro colpo alla presidenza di Trump.

La Pennsylvania, però, che nelle elezioni presidenziali del 2016 Trump era riuscito a strappare alla candidata democratica Hillary Clinton, ha visto una rimonta di Biden all’;ultimo.
Un colpo grosso per Trump, dato che quella striscia di terra porta ben 20 grandi elettori. Biden ha visto anche una rimonta in Georgia con una manciata di voti, che conta 16 grandi elettori.

Il risultato rispecchia senza dubbio un Paese spaccato in due, dove la strada del dialogo sembra quasi impraticabile. Molti negozi sono stati addirittura barricati in diverse città, come New York e Washington, con travi di legno per fronteggiare possibili atti vandalici (in entrambi i casi di vittoria) durante le manifestazioni che si sono susseguite durante le elezioni, che hanno visto una affluenza alle urne del 67 per cento, la più alta degli ultimi 100
anni. Anche alla Casa Bianca è stata alzata una barricata per protezione.

E il Presidente uscente Trump ha subito iniziato azioni legali contro i risultati elettorali in alcuni Stati, come l’Arizona, che era stata assegnanta “troppo presto” a Biden nella serata di martedì senza che il conteggio delle schede fosse effettivamente finito. Trump, come previsto, si è scagliato contro il voto per posta, parlando di “brogli”. Ha cercato di fermare il conteggio dei voti arrivati dopo il giorno delle elezioni – da considerare illegali e quindi da annullare secondo lui – in Pennsylvania, Georgia, e North Carolina. Ma le sue richieste sono state
respinte da tutti e tre gli Stati.

“Non lasceremo che ci rubino le elezioni”, ha detto il tycoon la sera del 3 Novembre, autoproclamando vittoria, ma con già il segno in volto di una incombente sconfitta. “E’ in atto una frode, è imbarazzante, ci rivolgeremo alla Corte Suprema.”

Gli Stati assegnati ai due candidati*:

Trump: Texas, Montana, North Dakota, South Dakota, Idaho, Wyoming, Utah, Nebraska, Iowa,
Kansas, Oklahoma, Louisiana, Florida, Tennessee, South Carolina, Kentucky, Ohio, West
Virginia, Indiana, Arkansas, Alabama, Mississippi, Missouri.

Biden: Arizona, Washington, Oregon, California, Colorado, New Mexico, Minnesota, Wisconsin,
Illinois, Michigan, Maine, New York, New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island,
Connecticut, New Jersey, Delaware, Maryland, district of Columbia, Hawaii, Vermont.

Chi è Joe Biden

Classe 1942, cattolico, e originario della Pennsylvania, Joseph Robinette Biden Jr., che sembra
un pò impacciato nei discorsi e con dei vuoti di memoria, ha sofferto da giovane di balbuzie ma questo non gli ha impedito di avere una lunga carriera politica come esponente dell’ala moderata dei Democratici.

Dopo aver esercitato la professione di avvocato, nel 1973, a soli 30anni Biden è diventato senatore del Delaware. Una carica che ha ricoperto fino al 2009, quando è poi diventato vicepresidente degli Stati Uniti durante i due mandati di Barack Obama. Biden è stato anche Presidente della Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America dal 2001 al 2007. Nel 1988, il candidato democratico ha tentato una prima candidature alle presidenziali che però è durata poco date le accuse di plagio .

La sua vita personale è stata segnata da drammi indelebili. Nel 1972 ha perso la figlia Naomi e la prima moglie Neilia a causa di un incidente stradale in Delaware, e nel 2015 suo figlio maggiore Beau è morto di tumore al cervello.

Come funziona il sistema elettorale USA

Il Congresso degli Stati Uniti ha stabilito nel 1845 che si votasse sempre il primo martedì dopo il primo lunedì di Novembre, una scelta che ha ragioni storiche e basata su una società che era fondamentalmente agricola. A novembre i raccolti erano terminati e quindi era il momento ideale per andare a votare alle urne.

Ogni Stato assegna un certo numero di voti elettorali in base alla sua popolazione. I cittadini, infatti, non eleggono direttamente il Presidente ma i grandi elettori, i delegati che compongono i collegi elettorali e che eleggono effettivamente il presidente in un secondo momento. I grandi elettori sono in totale 538: 100 Senatori, 435 Deputati, e tre grandi elettori del distretto di Columbia. Maine e Nebraska sono suddivisi in collegi elettorali con sistema proprzionale. I grandi elettori si riuniscono poi a Dicembre per rendere ufficiale il voto e il nuovo presidente entra in carica il 20 Gennaio dell’anno successivo.

Le elezioni si decidono nei cosiddetti swing states, ovvero gli Stati in bilico, che hanno una numero maggiore di grandi elettori, come la Florida (29 elettori), il Texas (38 elettori), e l’Ohio (18 elettori).

*Ultimo aggiornamento ore 00.00 a.m. ora locale del 07.11.2020

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