Portogallo, la potenza atlantica che l’Europa continua a chiamare periferia
Per decenni il Portogallo è stato considerato l’estremità occidentale dell’Europa. Tuttavia, la nuova competizione globale evidenzia Lisbona come centro delle connessioni tra Europa, Nord America, Africa e Atlantico meridionale.
L’elezione del Portogallo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2027-2028, ottenuta al primo turno nel giugno 2026, rafforza il suo ruolo diplomatico. Il Paese vanta un capitale politico significativo: è membro dell’Unione europea e della NATO, mantiene rapporti strutturali con gli Stati Uniti e, tramite la Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese, conserva legami con Brasile, Angola, Mozambico, Capo Verde e altri Stati africani.
Il primo asset è l’arcipelago delle Azzorre. Situato sulle rotte tra le due sponde dell’Atlantico, ospita la base di Lajes e infrastrutture per logistica, sorveglianza marittima, ricerca e risposta alle crisi. La rinnovata competizione tra grandi potenze, la protezione dei fondali e il controllo delle linee di comunicazione valorizzano nuovamente una posizione che la riduzione della presenza militare statunitense aveva reso meno centrale.
Il secondo asset è Sines. Il principale porto portoghese integra traffico containerizzato, terminal energetici, collegamenti ferroviari, un’area industriale e potenzialità di espansione. Nel 2025 ha movimentato circa 1,7 milioni di TEU, dopo il record di 1,9 milioni nel 2024. Il valore strategico di un’infrastruttura si misura anche per la continuità del servizio, i corridoi terrestri e la capacità di attrarre investimenti industriali.
A Sines si concentra una quota crescente dell’infrastruttura digitale transatlantica. Il nuovo cavo Google Nuvem tra Portogallo e Stati Uniti, insieme a Equiano verso l’Africa e a EllaLink verso il Brasile, rafforza il ruolo del Paese come punto di ingresso dei dati in Europa. Poiché oltre il 95 per cento del traffico internet internazionale transita su cavi sottomarini, la gestione di queste infrastrutture è ormai una questione di sicurezza e richiede sorveglianza, ridondanza, capacità di riparazione e controllo delle dipendenze tecnologiche.
Il terzo asset è la credibilità atlantica. Lisbona ha respinto l’ipotesi di un esercito europeo separato dalla NATO, ha portato la spesa per la difesa al 2 per cento del PIL secondo i criteri dell’Alleanza e ha richiesto 5,8 miliardi di euro di finanziamenti europei SAFE per fregate, veicoli, satelliti e droni. Pur non essendo ancora una potenza militare, il Paese mira a rendere coerenti diplomazia, infrastrutture e capacità operative.
Il rischio è confondere la posizione geografica con il potere effettivo. Azzorre, Sines e cavi generano valore solo se inseriti in una strategia nazionale che preveda la protezione delle infrastrutture critiche, una marina adeguata alle dimensioni oceaniche, connessioni ferroviarie iberiche, una politica industriale e un approccio concreto verso la rete lusofona.
Il Portogallo può diventare un ponte tra Nord e Sud Atlantico e un intermediario credibile nelle istituzioni multilaterali. Tuttavia, questo vantaggio non è garantito. La geografia offre un’opportunità, ma solo investimenti, alleanze e capacità di esecuzione possono trasformarla in influenza. L’Europa, dopo anni di attenzione all’asse continentale, sta riscoprendo l’importanza della sicurezza marittima. Lisbona parte da una posizione più solida di quanto il suo PIL suggerisca.



