Tensioni ad Ankara dopo l’annullamento della nomina di Özel a leader del CHP
Nella serata del 22 maggio, la sede ad Ankara del Partito Popolare della Repubblica (CHP) si è trasformata nel palcoscenico di nuove proteste in un paese sempre più polarizzato.
La contestazione è scoppiata dopo la decisione della corte d’appello di annullare il trentottesimo congresso del CHP e di invalidare la nomina di Özgür Özel a leader del principale gruppo di opposizione, accogliendo le accuse di irregolarità formali nel voto. Effetto della sentenza è il ritorno alla leadership di Kemal Kiriçdaloglu, storico esponente del partito, già contestato in passato per alcune scelte prese all’interno del movimento e ora considerato un traditore dai manifestanti.
Stando alle indagini partite dalle accuse mosse dal fedelissimo di Kiriçdaloglu, l’ex sindaco di Antakya Luftu Savas, e altri esponenti del CHP, Özel avrebbe vinto le primarie di partito comprando voti. La ricostruzione, smentita nel processo di primo grado, è stata accolta in appello, mettendo così in discussione anche la legittimità della votazione ripetuta il 6 aprile 2025 e che aveva visto trionfare nuovamente Özal.
Nei giorni scorsi Özel ha accusato direttamente il presidente Recep Erdogan di aver attuato un golpe politico per mettere a tacere un’opposizione in crescita. Il CHP è diventato infatti negli ultimi anni il principale bersaglio del governo, in particolare a seguito della vittoria nel 2019 (e la conferma nel 2023) di Ekrem Imamoglu alle elezioni comunali di Istanbul, storica roccaforte conservatrice che la destra amministrava da 25 anni. Erdogan non si sarebbe ancora espresso in merito alla decisione della corte d’appello. La sentenza è stata invece commentata da Devlet Bahceli, leader del partito filogovernativo Movimento nazionalista, che ha invitato il CHP a trovare una soluzione per evitare tensioni sociali.
Nelle ore successive alla sentenza, Özel si sarebbe inoltre rivolto a Kiriçdaloglu, invitandolo a convocare un congresso straordinario nell’immediato. Kiriçdaloglu, che già giorni prima del provvedimento aveva diffuso un videomessaggio in cui esponeva la necessità di una svolta interna al CHP, ha risposto promettendo di ripristinare i valori etici del partito.
Fuori dalla sede del CHP ad Ankara, esponenti del partito e militanti cittadini hanno iniziato a manifestare in segno di protesta contro l’ennesima causa pretestuosa intentata dal governo per ostacolare l’opposizione. All’avviso di sgombero dell’edificio, Özel avrebbe replicato che il CHP non ha bisogno di un luogo fisico per arrivare al potere, ma della sola “volontà di combattere”. Secondo quanto riportato, le forze dell’ordine sarebbero riuscite a fare ingresso nella sede, utilizzando gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere la folla.
Prime preoccupazioni iniziano ad arrivare anche dagli organismi internazionali. Alcuni organi dell’Unione Europea hanno richiamato al corretto funzionamento democratico nel Paese, mentre l’organizzazione Human Rights Watch ha accusato il governo del presidente Erdogan di mettere in atto “tattiche abrasive” nei confronti del CHP e dell’opposizione.




