I Talebani a Bruxelles
La Direzione Generale Affari interni della Commissione UE, insieme al ministero della Giustizia svedese, hanno annunciato oggi di avere intenzione di intavolare una discussione con esponenti del governo talebano dell’Afghanistan per istituire un accordo di rimpatrio per gli immigrati irregolari provenienti dal paese asiatico.
L’accordo, in particolare, mirerebbe non tanto a regolare i flussi di profughi provenienti dal paese, quanto a rimpatriare soggetti ritenuti una minaccia per la sicurezza e che senza un quadro normativo che ne regoli l’espulsione continuano a poter circolare nel territorio dell’Unione e dei Paesi Schengen associati.
La decisione di istituire un tavolo tecnico con gli esponenti talebani prende il via dalle conclusioni del Consiglio Europeo del 2021, tenutosi a margine del ritiro delle forze occidentali da Kabul, e riconfermate nel 2023.
Una misura di sicurezza
Tale spinta sembra sovrapporsi alle recenti operazioni di rimpatrio forzato degli esuli afgani da parte di Iran e Pakistan, ansiosi anch’essi di limitare il più possibile ogni eventuale rischio di infiltrazione terroristica nei propri territori.
Ad ogni modo, il portavoce degli Affari Interni della Commissione Markus Lammert ha specificato che l’invito dei talebani non costituisce affatto un riconoscimento politico dell’Emirato Islamico da parte dell’Unione, dal momento che, sempre secondo il portavoce, sarebbero state aperti dei contatti con figure espressamente “tecniche”.
Tuttavia, la Commissione ha anche affermato di non intendere selezionare attivamente i propri interlocutori e che la decisione sulla loro designazioni spetti esclusivamente al governo talebano.
l’Afghanistan non è un paese sicuro
L’iniziativa della Commissione ha comunque suscitato diverse proteste, sia da parte dei partiti di opposizione che da parte di alcuni esponenti di maggioranza. Questi ultimi, oltre a contestare qualsiasi forma di avvicinamento verso il regime afgano, recriminano anche la volontà di rimpatriare rifugiati verso un paese considerato tutt’altro che sicuro.
Oltre ad essere dominata da un regime brutale e totalitario fino a poco tempo fa considerato tra i maggiori fautori del terrorismo internazionale, la popolazione afgana negli ultimi anni è afflitta anche da una grave crisi umanitaria a causa di una terribile serie di alluvioni e terremoti devastanti, nel 2023 e nel 2025, con l’ultimo di magnitudo 4.3 avvenuto proprio tre giorni fa, i quali avrebbero causato almeno seimila vittime.
Le giurisdizioni nazionali
Se venisse trovato un accordo fra L’UE e l’Emirato, infatti, non è chiaro se le migliaia di rifugiati residenti in Europa sarebbero costrette a tornare in un paese dalla povertà estrema che non ne garantisce affatto l’incolumità fisica e giuridica.
E’ infatti delegata ai singoli Stati membri dell’Unione la definizione di “minaccia alla sicurezza”e alcuni di essi potrebbero allargarne le maglie proprio per favorire il rimpatrio di cittadini afgani che non la rappresentino oggettivamente.
Si spera che il diritto comunitario non permetta interpretazioni nazionali politicamente troppo sbilanciate verso logiche di opportunismo elettorale.




