Mali, la settimana che ha scosso la giunta militare
Attacchi jihadisti, morte del ministro della Difesa e crisi del modello sostenuto dalla Russia
Nell’ultima settimana il Mali ha attraversato una delle fasi più delicate degli ultimi anni. Una serie di attacchi coordinati condotti da gruppi jihadisti affiliati Al-Qaida e da ribelli tuareg ha colpito il cuore del potere militare guidato dal generale Assimi Goïta, mettendo in discussione la stabilità della giunta e la strategia di sicurezza costruita negli ultimi anni con il sostegno della Russia.
L’episodio più grave è stato l’assalto contro installazioni militari e obiettivi governativi nell’area di Bamako e della città di Kati, centro nevralgico dell’apparato militare maliano. Negli scontri è rimasto ucciso il ministro della Difesa Sadio Camara, considerato uno degli uomini più potenti del regime e principale artefice dell’avvicinamento del Mali a Mosca dopo la rottura con Francia e partner occidentali.
La morte di Camara ha rappresentato un duro colpo simbolico e politico per la giunta. Nei giorni successivi il governo ha proclamato lutto nazionale mentre Goïta ha assunto direttamente il controllo del ministero della Difesa, segnale evidente della gravità della crisi.
L’offensiva jihadista cambia scala
Gli attacchi delle ultime settimane mostrano un salto di qualità nelle capacità operative del Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), la principale coalizione jihadista del Sahel legata ad Al-Qaida. In coordinamento con gruppi ribelli tuareg del nord, i miliziani sono riusciti a colpire simultaneamente più obiettivi, interrompere vie di comunicazione e aumentare la pressione intorno alla capitale.
Secondo diversi analisti regionali, l’obiettivo dei gruppi armati non sarebbe necessariamente la conquista immediata di Bamako, ma il progressivo logoramento della giunta militare, considerata incapace di garantire sicurezza nonostante anni di governo d’emergenza e militarizzazione del paese.
La crisi mette inoltre in discussione la narrativa costruita dal regime dopo l’allontanamento delle forze francesi e delle missioni occidentali. La promessa della giunta era quella di ristabilire il controllo del territorio attraverso una cooperazione più stretta con Mosca e con le forze paramilitari russe prima legate alla Wagner e oggi riorganizzate nell’Africa Corps.
La Russia resta, ma l’alleanza mostra crepe
Negli ultimi giorni, la Russia ha confermato il proprio sostegno politico e militare al governo maliano. Tuttavia, l’escalation evidenzia anche i limiti dell’attuale strategia di sicurezza.
Nonostante il supporto russo, vaste aree del nord e del centro del paese rimangono fuori dal controllo statale. In alcune regioni le forze governative hanno preso posizioni strategiche e dovuto riorganizzare le proprie linee difensive.
Per la giunta maliana la posta in gioco è alta: il potere militare aveva fondato gran parte della propria legittimità sulla promessa di ristabilire ordine e sovranità nazionale dopo anni di instabilità. Gli eventi di questa settimana rischiano invece di rafforzare l’immagine di uno Stato vulnerabile.
Crescono tensioni etiche e timori umanitari
Parallelamente all’offensiva armata, aumentano le denunce di violenze contro civili appartenenti alle comunità fulani e tuareg, spesso accusate di sostenere o proteggere i gruppi jihadisti. Organizzazioni per i diritti umani parlano di sparizioni forzate, arresti arbitrari ed esecuzioni extragiudiziali.
Anche la situazione umanitaria si sta deteriorando rapidamente. Blocchi stradali e insicurezze hanno rallentato il trasporto di merci verso Bamako, provocando difficoltà negli approvvigionamenti e crescente paura tra la popolazione civile.
Un passaggio decisivo per il Sahel
La crisi maliana non riguarda soltanto Bamako. Il Mali è oggi uno degli epicentri della competizione geopolitica nel Sahel, regione dove si intrecciano jihadismo, colpi di Stato, presenza russa e progressivo arretramento occidentale.
I recenti sviluppi potrebbero avere conseguenze sull’intera area saheliana, influenzando anche Niger e Burkina Faso, Paesi governati da giunte militari alleate del Mali.
Dopo anni di guerre, cambi di alleanze internazionali e concentrazione del potere nelle mani dei militari, il Mali continua a non trovare una stabilità duratura.



