Si attende risposta Iran alla proposta USA
L’Iran dovrebbe rispondere oggi, giovedì 7 maggio, alla proposta statunitense per la fine della guerra, consegnando la sua risposta ai mediatori internazionali impegnati nei negoziati tra Washington e la Repubblica islamica. Lo ha riferito alla Cnn una fonte regionale, sottolineando che entrambe le parti stanno facendo progressi verso un’intesa. L’apertura arriva dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nelle ultime ore ha parlato di “colloqui molto positivi” con l’Iran, lasciando intendere che un accordo potrebbe essere vicino.
Secondo Reuters, l’amministrazione Trump starebbe puntando a un’intesa preliminare già nei prossimi giorni, anche per evitare una nuova escalation militare nella regione. L’eventuale accordo potrebbe aprire una finestra di 30 giorni per negoziare un’intesa più ampia su sicurezza, nucleare e sanzioni. Secondo indiscrezioni riportate dai media statunitensi, la bozza dell’accordo sarebbe composta da 14 punti e rappresenterebbe il quadro preliminare per una cessazione delle ostilità e per l’avvio di negoziati più dettagliati. Tra i nodi principali del piano ci sarebbero la moratoria sul programma nucleare iraniano, la possibile revoca graduale di alcune sanzioni economiche e la riapertura dello Stretto di Hormuz, cruciale per il traffico energetico mondiale. Tuttavia, fonti vicine a Teheran avrebbero definito alcune clausole della proposta “inaccettabili”, segnale che il negoziato resta ancora delicato.
Gli Stati uniti chiedono all’Iran una moratoria di 20 anni sull’arricchimento dell’uranio e l’abbandono delle scorte nucleari esistenti come parte di un possibile accordo di pace. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando alti funzionari americani. Washington chiede inoltre a Teheran di smantellare gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, vietare le attività nucleari sotterranee e accettare ispezioni.
“Se Teheran accetta la guerra finisce, altrimenti le bombe saranno ancora più potenti’, avverte Trump, per il quale l’accordo potrebbe essere firmato già entro la prossima settimana. Anche il Pakistan ottimista, ma il regime frena: ‘Inaccettabili alcune clausole del piano’. Se la portaerei americana Uss Gerald Ford ha lasciato il Mediterraneo per tornare in Virginia, quella francese Charles-de-Gaulle ha superato il Canale di Suez per posizionarsi nella regione del Golfo. Per l’Eliseo, è il “segnale” che la coalizione promossa insieme a Londra è “pronta” ed è “capace” di garantire la “sicurezza” nello stretto di Hormuz. Gli spiragli di pace fra Stati Uniti e Iran spingono le Borse in rally e fanno crollare le quotazioni del petrolio. Anche Piazza Affari ha fatto un suo exploit e ha rivisto i massimi da marzo 2000.
Nel frattempo, l’Iran ha negato «categoricamente» qualsiasi coinvolgimento nell’esplosione che lunedì ha provocato un incendio a bordo di una nave sudcoreana nello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato l’ambasciata di Teheran a Seul, dicendo di «respingere fermamente e negare categoricamente qualsiasi accusa» riguardante il suo coinvolgimento. L’ambasciata ha inoltre affermato che, a causa delle azioni aggressive intraprese da Stati Uniti e Israele, l’Iran considera ora lo Stretto di Hormuz una parte vitale della sua «geografia difensiva». In aggiunta, ha spiegato che i protocolli di sicurezza nella via navigabile sono cambiati a causa dell’aumento delle tensioni causate da «forze ostili e dai loro alleati».




