Stallo su Hormuz, la tensione tra Trump e Xi Jinping
Lo Stretto di Hormuz resta un punto decisivo per il rifornimento energetico cinese, per questo Pechino si sta muovendo in punta di piedi durante questi sessanta giorni di conflitto iraniano. Lo scorso 14 aprile, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha utilizzato espressioni molto misurate riguardo al blocco navale: ha invitato Iran e Stati Uniti a risolvere la crisi per via diplomatica e a evitare le ostilità durante il cessate il fuoco temporaneo. Malgrado la prudenza di Pechino, non sono in vista sviluppi positivi per lo Stretto di Hormuz e gli analisti sospettano che non ce ne saranno neppure in vista del vertice a Pechino tra Trump e Xi Jinping. Trump è stato chiaro nei confronti della controparte cinese: “Ora devono alzare bandiera bianca. È tutto ciò che devono fare: dire semplicemente: ‘Ci arrendiamo, ci arrendiamo’”.
La difficoltà cinese
Xi Jinping, in questi mesi, ha spinto sull’acceleratore diplomatico per la riapertura di Hormuz. Sostiene, con toni allarmati, che la chiusura stia riportando il mondo alla “legge della giungla”. Oltre a chiedere esplicitamente lo sblocco, si è rivolto anche al principe saudita Mohammed bin Salman, dichiarando che, nell’interesse della comunità internazionale, lo Stretto dovrebbe rimanere aperto.
Il timore di ripercussioni economiche, ormai quasi una certezza, è elevato. La Cina importa ogni giorno circa 11 milioni di barili di petrolio, il 90% dei quali transita per Hormuz. Tuttavia, le riserve non rappresentano il primo problema per Pechino, che detiene tra le maggiori scorte in Asia. Le difficoltà emergono soprattutto sul fronte dei prezzi: la Cina è il principale acquirente dell’Iran e si trova ora a fare i conti con costi in forte aumento. Il blocco navale americano rappresenta uno smacco per Xi Jinping, un promemoria del fatto che, nonostante il suo status di potenza globale, la Cina abbia i suoi punti di vulnerabilità.
I presupposti del vertice di Pechino
Ciononostante, anche Trump risente delle conseguenze del blocco da lui stesso imposto: gli Stati Uniti non sono stati immuni dall’aumento del prezzo della benzina. Nel frattempo, le elezioni di midterm si avvicinano. La pressione sulla Repubblica Islamica ha un costo politico ed economico, e Pechino ne è consapevole. Durante il vertice, Xi Jinping potrebbe far leva proprio su questo, adottando un atteggiamento più assertivo.
Nonostante Trump abbia in passato dichiarato di avere ottimi rapporti con il presidente cinese, si trova ora di fronte a una controparte che appare meno prevedibile di quanto stimato.
Questa visita di due giorni a Pechino sarà probabilmente decisiva per tentare di raggiungere un accordo commerciale. I temi sul tavolo saranno molteplici: oltre all’economia, si discuterà anche di sicurezza e delle rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale, così come della questione di Taiwan. Da entrambe le parti, lo scenario appare tutt’altro che semplice.




