Il delicato viaggio di Re Carlo in Usa: ricucire i rapporti e schivare le insidie
Carlo e Camilla sono atterrati ieri pomeriggio (orario statunitense) a Washington, per una visita di quattro giorni negli Stati Uniti che richiede non pochi sforzi diplomatici da parte del sovrano britannico. L’incontro, programmato da tempo, ha assunto recentemente venature sempre più complesse e si inserisce in quella che diversi analisti hanno descritto come una “tensione senza precedenti” nella special relationship storicamente coltivata tra Stati Uniti e Gran Bretagna.
Diverse sono le insidie che re Carlo III dovrà schivare e smussare, da sfide globali fino a quelle più personali, data l’ombra del caso Epstien calata pesantemente anche su Buckingham Palace. Sul fronte della politica estera non corre buon sangue tra il presidente Usa Donald Trump e il primo ministro britannico Keir Starmer, dopo che quest’ultimo ha rifiutato il coinvolgimento nell’attuale guerra in Iran e ha negato l’utilizzo da parte Usa delle basi inglesi nel golfo e nell’oceano Indiano. Decisione che ha mandato il tycoon su tutte le furie, bollando Starmer di non essere all’altezza di Winston Churchill, il premier che inserì i rapporti tra Regno Unito e Stati Uniti nei termini di una “relazione speciale”. Dopo gli insulti pubblici, toccati anche alla Marina reale, Trump è arrivato, poi, alle minacce verso il governo inglese sulla datata e mai risolta questione delle Falkland, appoggiando le rivendicazioni del presidente argentino Javier Milei sulla sovranità delle isole. Non poche sono state le defezioni di esponenti politici britannici ad incontri negli Stati Uniti nelle ultime settimane, prova ulteriore dei recenti rapporti incrinati. L’attuale viaggio di re Carlo, pianificato da tempo in occasione dei 250 anni dell’indipendenza Usa dalla Gran Bretagna, ha cambiato pertanto i suoi connotati, divenendo estremamente delicato e inevitabile, poiché volto a ricucire i rapporti sfilacciati delle ultime settimane.
Il faccia a faccia tra re Carlo e Donald Trump si terrà oggi alla Casa Bianca, in un clima ulteriormente agitato a seguito del recente attentato al presidente Usa alla cena dei corrispondenti a Washington. Massima sicurezza in un meeting rigorosamente privato, senza telecamere né giornalisti, per evitare ulteriori tensioni. Carlo dovrà essere in grado di domare il tycoon e renderlo più aperto verso il governo labourista di Starmer, utilizzando quel “soft power” ereditato dalla madre Elisabetta II. A seguire, Carlo terrà il suo discorso al Congresso: è il secondo sovrano – dopo la Regina Elisabetta nel 1991 – ad avere questo onore. Fonti reali hanno rivelato alla Bbc che il focus del suo discorso verterà proprio sulla “riconciliazione” e la “collaborazione” tra i due Paesi, con i loro valori condivisi di tolleranza, libertà e uguaglianza.
Sebbene il fattore “T”, dato dall’imprevedibilità ormai proverbiale di Donald Trump, preoccupi analisti e funzionari di governo, molti concordano sulla passione e ammirazione che il tycoon nutre da sempre verso i reali inglesi, specialmente verso l’attuale sovrano, che riuscirà a mediare e a farsi largo tra le insidie del presidente statunitense a Washington. Meno controllabile è, invece, Il successivo viaggio a New York, dato il legame della città con la figura di Jeffrey Epstein e la sua rete di potenti abusatori, nella quale è caduto anche il fratello di Carlo, l’ormai ex principe Andrea. Alcuni familiari delle vittime avevano richiesto un incontro con il sovrano, al quale è susseguito il pronto diniego di Buckingham Palace. Il nodo Epstein avvolge il re britannico, che vuole evitare ad ogni costo domande scomode sul fratello e sulle accuse di coinvolgimento nel caso.




