Usa e Iran verso un secondo round di colloqui a Islamabad
Mancano ormai meno di 48 ore alla scadenza del cessate il fuoco in Iran, e riprendono oggi a Islamabad i negoziati tra Washington e Teheran. Il Pakistan è fiducioso di poter convincere l’Iran a sedere al tavolo per il secondo round dei colloqui dopo il fallimento del primo. Vance è atteso a Islamabad nel pomeriggio, e partirà anche la delegazione iraniana dopo il via libera di Mojtaba Khamenei. «Abbiamo ricevuto un segnale positivo», ha dichiarato un funzionario anonimo del Governo di Islamabad, «la situazione è in continua evoluzione, ma stiamo cercando di garantire la loro presenza quando inizieremo i colloqui».
L’attesa sale per un appuntamento cruciale per il futuro prossimo, tuttavia le prime ore della mattinata non si sono aperte pacificamente, ma con un comunicato di fuoco del ministero degli Esteri iraniano, che ha definito l’attacco statunitense alla nave iraniana Touska «un atto di pirateria, un atto terroristico e un’aggressione che non solo viola la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, ma costituisce anche un ulteriore esempio di violazione dell’attuale cessate il fuoco». Nella nota il governo chiede «agli organismi internazionali e ai governi responsabili di condannare l’attacco e di intraprendere azioni severe e serie contro di esso. L’Iran mette in guardia dalle conseguenze molto pericolose di tale mossa illegale e criminale da parte degli Stati Uniti e sottolinea la necessità di un immediato rilascio della nave iraniana e del suo equipaggio».
Attraversando la capitale pakistana si vedono posti di blocco e cartelli con la scritta “Colloqui di Islamabad” lungo le strade. Ma regna anche molta incertezza, spiega l’emittente britannica. La Casa Bianca ha infatti annunciato che una delegazione statunitense guidata dal vicepresidente JD Vance si recherà in Pakistan, ma le tempistiche non sono ancora state definite. Secondo alcune fonti sarebbe dovuto partire ieri sera ed essere già arrivato a Islamabad, ma sembra che abbia trascorso la notte a Washington. Axios ha però affermato che Vance dovrebbe partire per Islamabad entro la mattinata, citando tre fonti statunitensi e aggiungendo che anche gli inviati speciali del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, dovrebbero recarsi a Islamabad per i colloqui.
La ragione della mancanza di chiarezza sui colloqui potrebbe risiedere nella riluttanza dell’Iran a impegnarsi pubblicamente a partecipare ai negoziati: Al momento infatti non c’è ancora alcuna conferma da parte dell’Iran sulla sua partecipazione ai negoziati. Le ultime dichiarazioni del presidente del Parlamento iraniano che dovrebbe guidare la delegazione di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, indicano che l’Iran non accetterà negoziati «sotto la minaccia di ritorsioni». Ghalibaf ha inoltre accusato il presidente americano Donald Trump di «aver aperto un assedio e violato il cessate il fuoco». Il riferimento è a quanto sta accadendo nello Stretto di Hormuz, dove gli Stati Uniti hanno sequestrato una nave mercantile battente bandiera iraniana e hanno risposto al blocco imposto dell’Iran con un blocco simile contro i porti iraniani.
Trump appare con le spalle al muro dopo aver deciso il blocco dello Stretto di Hormuz, che si sta rivelando una trappola. Il regime iraniano, anche se decapitato, ha in mano le chiavi dell’importante passaggio e questo indebolisce la posizione americana e frustra il presidente, che torna a minacciare: «Accordo entro mercoledì o bombe». «L’Iran negozierà, altrimenti affronterà problemi mai visti prima», ha dichiarato a un programma radiofonico conservatore, aggiungendo che un eventuale accordo dovrà impedire a Teheran di ottenere armi nucleari: «Spero raggiungano un’intesa equa e ricostruiscano il loro Paese, ma non avranno un’arma nucleare, né alcuna possibilità di averla. Non possiamo permetterlo».
«Trump, con l’imposizione del blocco e la violazione del cessate il fuoco, vuole trasformare, a suo avviso, questo tavolo di negoziato in un tavolo di resa o giustificare una nuova ondata di provocazioni belliche. Non accettiamo negoziati all’ombra della minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati per rivelare nuove carte sul campo di battaglia», la replica del presidente del parlamento iraniano e negoziatore, Mohammad-Bagher Ghalibaf.




