Iran-Usa: diplomazia appesa ad un filo
All’ottava settimana di guerra in Iran, le tensioni tra la Repubblica islamica e gli Stati Uniti continuano a crescere, in un clima fatto di tensioni e sfiducie. Oggi dovrebbero riprendere i negoziati Usa-Iran ad Islamabad, ma le premesse sembrano essere venute a mancare. Ad aggravare la tensione sarebbe stato il comunicato di un’agenzia stampa iraniana, IRNA, secondo la quale i diplomatici di Teheran non sarebbero più così tanto intenzionati a recarsi in Pakistan per nuovo colloqui con la controparte statunitense.
La fine della tregua
Secondo fonti informate sul dossier, il passo indietro iraniano nascerebbe dal sospetto che il negoziato sia stato una semplice “trappola” Usa per poter sferrare “un attacco a sorpresa”. La versione “ufficiale”, giustifica, invece, il probabile dietrofront per via delle “richieste eccessive di Washinton, le aspettative irrealistiche e i continui cambiamenti di posizione, oltre alle ripetuto contraddizioni e al blocco navale in corso”. Non ha tardato ad arrivare la minaccia di Trump, che tuona sul social Truth: “Offriamo un accordo equo, accettino o distruggeremo ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran”, mentre Teheran respinge l’ultimatum e dichiara: “In caso di attacco risponderemo“.
Nel giro di pochi giorni, la tregua sembra essersi infranta. Stati Uniti hanno colpito una nave da cargo battente bandiera iraniana, intercettata nel Golfo dell’Oman, assumendone il pieno controllo. La nave Touska – si giustifica Trump su Truth – ha cercato di superare il blocco e si è “rifiutata di ascoltare”. “Così la Marina l’ha fermata colpendo la sala macchine. Ora è sotto la custodia degli Stati Uniti”. Immediata la replica di Teheran, che ha prima annunciato di reagire all'”attacco di pirateria” e poi è passata ai fatti, colpendo, questa mattina, navi militari statunitensi nel Golfo dell’Oman.
Negoziati in bilico e punti critici
La ripresa dei negoziati è appesa ad un filo e tanti restano ancora i punti irrisolti e cruciali nelle trattative sospese tra Usa e Iran. Prima fra tutte, la questione dello Stretto di Hormuz.Il 17 aprile, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva annunciato la riapertura dello stretto, in coincidenza con l’entrata in vigore di un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Tuttavia, la riapertura è durata meno di 24 ore. Gli iraniani speravano, infatti, che Washington revocasse il suo blocco navale, in vigore dal 13 aprile e imposto in ritorsione alla chiusura dello Stretto alle imbarcazioni che navigano da o in direzione di porti iraniani. Così, quando il presidente statunitense ha annunciato la permanenza del blocco navale fino a quando “non sarà raggiunto un accordo con l’Iran”, le forze iraniane non hanno tardato ad annunciare il ritorno del controllo dello Stretto sotto la “gestione delle forze armate”.
Un altro punti critico e insoluto riguarda il delicato e incerto futuro del nucleare iraniano. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esameil Baqaei, al tavolo dei negoziati non è mai stata presente “l’ipotesi di un trasferimento delle riserve nucleari iraniane”, con la ferma posizione iraniana nel “preservare i propri risultati nel settore nucleare”. Gli iraniani non hanno, infatti, alcuna intenzione ad abbandonare lo sviluppo del loro progetto nucleare, che viene definito come un fattore di “orgoglio nazionale”.




