La revoca delle sanzioni a Delcy Rodriguez e il “cambio regime” secondo Trump
Il dipartimento del Tesoro statunitense ha revocato le sanzioni contro il presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez, designata dagli stessi Stati Uniti in seguito all’arresto dell’ex presidente Nicolás Maduro. Il suo nome è stato rimosso dalla “lista dei cittadini appositamente designati”, che elenca le persone sanzionate attraverso misure come il divieto di ingresso negli Stati Uniti, il congelamento dei beni da loro posseduti nel paese e il divieto per i cittadini statunitensi di avere rapporti commerciali con loro. In un messaggio sui social, Rodriguez ha definito la decisione statunitense come «un passo nella direzione della normalizzazione e del rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi».
Questo provvedimento rafforza, di fatto, la sua legittimità come leader riconosciuta dagli Stati uniti e apre le porte a legami commerciali più stretti. L’amministrazione Trump ha avviato, infatti, anche un accordo sulla vendita del petrolio venezuelano da parte statunitense, concedendo deroghe a sanzioni anche per incentivare gli investimenti negli Stati Uniti.
Per Trump, quello venezuelano è lo “scenario perfetto”
I nuovi rapporti tra Stati Uniti e Venezuela mostrano il quadro auspicato e ricercato dal presidente Donald Trump, che vede proprio nel modello venezuelano uno «scenario perfetto». La deposizione di un leader come Maduro, con cui Washington nutriva forti tensioni, e l’arrivo di una nuova guida aperta al dialogo e alle richieste statunitensi, come quella temporanea di Delcy Rodriguez, sono quanto di meglio il tycoon potesse sperare. Un passo avanti nel regime change tanto auspicato da Trump, prima in Venezuela, ora in Iran. Tuttavia, nonostante la rapidità e l’efficienza ,dal punto di vista militare, dell’operazione in Venezuela di inizio gennaio, dal punto di vista politico in Venezuela non abbiamo assistito ad un vero e proprio cambio di regime, essendo Delcy Rodriguez un’alleata di Maduro, che, dopo la sua cattura, lo ha definito «l’unico presidente del Venezuela».
Più che un cambio di regime si è assistito al cambio di una leadership rigida nel dialogo con gli Stati Uniti, con una più tollerante e aperta a seguire le volontà della Casa Bianca. A parte questo, la vita nel Paese non è cambiata di molto e i cittadini continuano a soffrire la repressione di un apparato di sicurezza del regime rimasto intatto e funzionante.
Iran: gli auspici di Trump per un Venezuela 2.0
Questo cambio di autorità con una impostazione più aperta alle istanze statunitensi è, di fondo, quel che auspica Donald Trump anche in Iran, nei suoi attuali tentativi di replicare lo scenario venezuelano in un paese totalmente diverso come quello iraniano. Qui, l’idea era, infatti, quella di eliminare la Guida Suprema Ali Khamenei e i suoi collaboratori, poiché fin troppo intransigenti ai negoziati, e rimpiazzarli con una leadership più dialogante e che accogliesse le richieste di Stati Uniti (e Israele). Tuttavia, in Iran la situazione politica non è paragonabile a quella di un paese come il Venezuela.
Il potere iraniano è, infatti, decentralizzato e progettato a strati, in modo tale che la morte delle figure in prima linea non destabilizzi l’intero sistema. Lo stesso Trump ha affermato di star dialogando con un terzo regime, venuto dopo la decimazione, in queste settimane, dei leader e dei generali a capo dell’Iran. Nonostante questo, secondo il presidente Usa un “cambio di regime” è comunque avvenuto, data la ragionevolezza della nuova leadership. “Ragionevolezza” che, per Trump, significa una cosa: essere ricettivi alle richieste statunitensi.




