Cosa sta accadendo a Cuba

Cuba è sull’orlo della guerra civile. La popolazione è ormai allo stremo tra la scarsità di cibo, mancano ormai tutti i beni di prima necessità, e i continui blackout che si protraggono anche per 20 ore di seguito. Tutto si è fermato, attività commerciali, ospedali, uffici. La situazione è talmente grave da spingere chi protesta ad abbattere uno dei baluardi della Cuba comunista. Decine di manifestanti hanno preso d’assalto la sede del partito Comunista a nella città di Moròn, comune agricolo nella provincia di Ciego de Avila.
La protesta di Moron è cominciata dopo 30 ore consecutive di assenza di corrente, un blackout ancora più lungo di quelli che stanno avvenendo da settimane sull’isola. Ma i problemi con la corrente elettrica non sono i soli che deve affrontare la popolazione. A Cuba mancano acqua e carburante, e i prezzi del cibo e dei beni di prima necessità sono altissimi per chi non ha accesso ai dollari. I disagi vanno avanti da anni e sono il risultato di una cattiva gestione politica e dello stringente embargo statunitense. Da gennaio la situazione è peggiorata, con il blocco di ogni rifornimento di petrolio deciso dall’amministrazione di Donald Trump.
L’insofferenza della popolazione verso il governo di Dìaz-Canel ha raggiunto i livelli massimi, tanto da spingere anche i media statali a dare le notizie delle manifestazioni e del malcontento crescente, a causa del blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti, in aggiunta all’embargo economico di Washington da decenni, e dalle continue minacce di Donald Trump che ha esplicitamete detto di volere un cambio di regime all’Avana. Il presidente statunitense alle prese con la crisi in Medio Oriente, ha affermato che “prima di occuparsi della situazione dell’isola intende porre fine alla guerra in Iran. “Credo che molto presto o stringeremo un accordo, o faremo tutto ciò che dobbiamo fare”, ha detto ai giornalisti domenica 15 marzo, a bordo dell’Air Force One di ritorno dalla Florida.
A questo va aggiunto che gli unici aiuti provenienti dal Venezuela che riforniva l’isola di carburante a basso costo sono cessati dopo l’arresto di Nicolas Maduro. Dunque, dalle donne che battono su pentole e padelle, per strada o in casa, per attirare l’attenzione sull’impossibilità di mettere qualcosa da mangiare in tavola, si è passati ai disordini, agli assalti e alle auto bruciate. Il presidente di Cuba Miguel Díaz-Canel ha riconosciuto il malcontento popolare per la carenza di energia elettrica e la crisi economica sull’isola, ma ha avvertito che “non saranno tollerati” atti di vandalismo come quelli registrati nelle ultime 24 ore.
Secondo Cubalex, una organizzazione che si occupa di diritti umani con sede negli Stati Uniti, le proteste (di vario genere) sarebbero state già 130 nella prima metà di marzo, contro le 60 di febbraio e le 30 di gennaio. Sono per lo più cacerolazos: di sera e di notte, quando in gran parte dell’isola non c’è corrente elettrica, gruppi di persone protestano battendo su pentole di ferro e facendo rumore. In passato le persone andavano in strada, ma le ultime grandi proteste del 2021 hanno portato a una grande repressione: ora si fa rumore direttamente da casa, protetti dall’oscurità. Succede anche nella capitale L’Avana.
Secondo il giornalista cubano José Raúl Gallego, è stato bloccato internet in tutta la città (una pratica diffusa in caso di proteste) e fonti dell’opposizione parlano di un manifestante ferito con un colpo di arma da fuoco nella coscia. Il governo cubano ha smentito che la polizia abbia sparato e ha parlato di vandalismo e di persone ubriache. Díaz-Canel ha detto di capire la frustrazione per le difficili condizioni di vita, ma ha aggiunto che le proteste violente non saranno tollerate. A Cuba non esiste un’opposizione coordinata, se non quella gestita dall’estero, ed è difficile anche ipotizzare che un sistema alternativo di governo possa essere imposto dagli Stati Uniti. Le trattative con l’amministrazione Trump si stanno infatti concentrando su aperture economiche e allentamento della repressione politica. Anche le proteste e il malcontento hanno come motivo scatenante le condizioni economiche e di vita: le principali richieste riguardano i miglioramenti della qualità della vita e la possibilità di intraprendere iniziative economiche private.




