L’Idf avanza il Libano: frattura nel G7
. Come affermato in un comunicato delle forze di difesa israeliane, le operazioni hanno come obiettivo delle «importanti roccaforti» delle milizie sciite filoiraniane. Centomila soldati israeliani sono stati schierati al confine libanese, pronti ad invadere. L’Idf afferma di voler «creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti nel nord di Israele», tuttavia, tra le righe si leggono le intenzioni di trasformare la fascia di frontiera in una zona cuscinetto a protezione del nord di Israele (ossia, di circa il 5% della superficie libanese).
Intanto, la guerra preventiva israelo-statunitense ha già mietuto 800 morti in Libano (di cui almeno 100 sono bambini e 60 sono donne) e circa 900.000 sfollati, oltre 1.300 vittime in Iran e quasi un totale di trenta morti tra gli israeliani e i soldati statunitensi. Mentre le truppe israeliane sono pronte all’invasione via terra, Beirut è continuamento bersaglio di bombardamenti e esplosioni, specialmente nel quartiere di Dahieh, roccaforte dei miliziani del Partito di Dio. Il ministro della Difesa Israel Katz ha affermato che «il Libano subirà una perdita territoriale se la milizia non si arrende», puntando sui libanesi non affiliati ad Hezbollah: «Disarmate i terroristi o attaccheremo fino a che non li avremo estirpati».
L’Occidente si divide
Dinanzi a questa situazione, arriva l’Occidente si frattura. Da una parte, Donald Trump invoca l’aiuto degli alleati in questa guerra iniziata insieme ad Israele, ma, per la prima volta, riceve un deciso diniego alle sue richieste. Il presidente degli Stati Uniti aveva sollecitato il contributo della Nato e degli alleati per liberare e aprire lo Stretto di Hormuz bloccato dall’Iran, con la conseguente paralisi del commercio del petrolio nel Golfo Persico. Tuttavia, in Europa risuona con forza il “no” all’appello trumpiano.
La crepa si allarga ancora con l’invasione israeliana in Libano. Uno statement di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Canada, pubblicato intorno alle 20.30 italiane del 16 marzo, si oppone con fermezza all’ingresso delle truppe dell’Idf in territorio libanese e invoca una de-escalation «immediata». Un G7 orfano di Stati Uniti e Giappone, che hanno ritirato le loro firme. I cinque paesi occidentali si dicono «profondamente preoccupati per l’escalation di violenza in Libano» e incalzano israeliani e libanesi nel «negoziare una soluzione politica sostenibile». A loro, si aggiunge la voce già critica del governo spagnolo: «Quanto sta accadendo in Libano è una vergogna. Una violazione sistematica della sovranità e del diritto umanitario», ha affermato il ministro degli Esteri Albares. Anche la premier Giorgia Meloni si accoda al rifiuto europeo e canadese, affermano in un intervista televisiva che un eventuale intervento italiano significherebbe di fatto un rischio di conflitto diretto con l’Iran e un coinvolgimento più manifesto nella guerra in atto.




