Il discorso sullo Stato dell’Unione di Trump, tra vanti e critiche
È consuetudine, da oltre duecento anni, che il presidente degli Stati Uniti d’America fornisca periodicamente al Congresso informazioni riguardanti lo Stato dell’Unione, specificando misure e punti che ritiene necessari realizzare per il Paese durante la sua presidenza. Questo, previsto dall’Articolo II, sezione 3 della Costituzione statunitense, può avvenire con un discorso o attraverso una lettera. Nel corso degli anni, è divenuto un momento chiave della politica americana. Ieri, Donald Trump ha tenuto il suo discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Congresso e, a suo modo, è già entrato nella storia. Il suo speech è stato, infatti, il più lungo di sempre: un totale di un’ora e 47 minuti, scavalcando il primato precedente di un’ora e 28 minuti detenuto da Bill Clinton dal 2000.
Il discorso sullo Stato dell’Unione, più che attirare l’attenzione per i suoi contenuti, ha una sua importanza specifica per il clima che si crea attorno ad esso. Dal 1964 l’American Presidency Project ha iniziato a registrarne i vari record e, in un certo senso, più che alla sostanza, è la forma che conta. Si pone l’attenzione sulla durata, sul numero di spettatori che il presidente riesce a richiamare davanti alla televisione, sulle reazioni dei presenti in aula. La tensione, fatta di proteste, silenzi e deputati dell’opposizione che hanno scelto di lasciare l’aula, non è mancata nel discorso celebratore e trionfante di Donald Trump.
«Our country is back», sentenzia un compiaciuto Donald Trump all’inizio del suo discorso. Dopotutto, l’incipit del presidente statunitense, sempre più contestato dall’opinione pubblica, non poteva che cominciare con una rassegna di presunti successi ottenuti nel corso di un anno di presidenza. «In un anno abbiamo realizzato una trasformazione come nessuno ha mai visto. Una rinascita storica. E adesso non torneremo indietro», ha dichiarato. Tra i temi toccati, in primo piano i dazi, le tensioni con l’iran, l’immigrazione e le politiche economiche. Trump afferma di voler continuare dritto per la sua strada, ignorando i sondaggi che denunciano, tuttavia, un crescente indice di malcontento nei suoi confronti: ben il 60% degli americani boccia il suo operato, specialmente sui temi a lui più cari: dazi, inflazione e immigrazione.
Nonostante questo, The Donald continua diretto per la sua via. Descrive gli Stati Uniti come un paese «più grande, più forte e più ricco che mai» e la sua presidenza come portatrice di una nuova «età dell’oro». Non mancano le critiche alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha definito l’utilizzo che il presidente fa dei dazi in gran parte illegale. Trump afferma che quella dei giudici, quattro dei quali presenti durante il suo discorso al Congresso, è stata una «decisione infelice» e che «quasi tutti i paesi vogliono mantenere gli accordi già fatti» poiché «sanno che nuove intese potrebbero prevedere condizioni peggiori». Sul fronte dell’immigrazione, vanta successi clamorosi della sua amministrazione: «Nessun migrante illegale è entrato negli Stati Uniti nell’ultimo anno». Ogni tanto si alza qualche grida in segno di opposizione. Tra le più dure, la deputata dem Rashida Tlaib, che accusa il presidente di essere un «bugiardo» e di aver ucciso dei suoi stessi cittadini, in riferimento alle uccisioni di Renee Nicole Good e Alex Pretti in Minnesota da parte dell’agenzia federale Ice, ampiamente potenziata da Trump nell’ultimo anno.
Sulla scena internazionale, il tycoon torna ad affermare di aver «risolto otto guerre»: quella tra Armenia e Azerbaigian; tra la Repubblica Democratica del Congo e il Rwanda; tra Israele e Iran e tra Israele e Hamas; tra Pakistan e India; Thailandia e Cambogia; Egitto e Etiopia; Serbia e Kosovo. Si accinge, dice, a fermare il nono conflitto in atto: quello tra Ucraina e Russia, che imperversa, attualmente senza soluzioni di tregua, da quattro anni. Anche qui, la voce di Rashida Tlaib si fa sentire: «È una bugia». Trump loda poi l’operato del Segretario di Stato Marco Rubio, che passerà come il «migliore della storia», e dei suoi diplomatici Steve Witkoff e Jared Kushner. Sull’Iran, afferma di voler «risolvere la questione con diplomazia», ma che non permetterà mai alla repubblica islamica di avere l’arma nucleare in proprio possesso.
Tuttavia, non sono mancate critiche e contestazioni. In uno dei momenti più tesi del suo discorso, Trump ha chiesto ai parlamentari di alzarsi in caso fossero a favore con l’idea che il «primo compito del governo americano sia proteggere i cittadini americani e non gli immigrati illegali». Molti democratici rimasti seduti hanno fatto scatenare la reazione del presidente: dovrebbero «vergognarsi di loro stessi», ha affermato il tycoon. Tra le più dure, la governatrice della Virginia, Abigail Spanberger, che commenta il discorso del presidente accusando l’utilizzo che fa dei dazi contro gli altri paesi come un qualcosa di altamente controproducente per gli statunitensi stessi. «Da quando questo presidente è entrato in carica l’anno scorso, le sue politiche commerciali sconsiderate hanno costretto le famiglie americane a pagare più di 1.700 dollari ciascuna in dazi doganali. Le piccole imprese hanno sofferto. Gli agricoltori hanno sofferto». Spanberger critica anche il sistema anti-immigrazione portato avanti da Donald Trump, definendolo «un problema da risolvere, non una scusa per agenti responsabili di terrorizzare le nostre comunità».




