Cos’è il federalismo pragmatico invocato da Mario Draghi?
L’ex Presidente del Consiglio e della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ripete questa ricetta ormai da anni. L’ultima volta è stata in occasione della cerimonia per il dottorato honoris causa conferitogli dall’Università di Lovanio, in Belgio. Nel suo discorso è tornato a parlare di quelle che è, per lui, l’unico modo per l’Unione europea di non soccombere: il federalismo pragmatico.
L’Europa nella morsa di Usa e Cina
Nell’attuale contesto geopolitico e internazionale, nel mondo dei rapporti di forza e di sfide politiche ed economiche dettate ogni giorno da Stati Uniti e Cina, l’Europa rischia di rendersi «incapace di difendere i propri interessi» e i propri valori. Secondo Draghi, il vecchio ordine mondiale è oramai «defunto». Gli Stati Uniti di Donald Trump impongono dazi sempre più gravosi ad un’Europa sempre più debole, esplicitano le loro mire espansionistiche sui confini europei e considerano «la frammentazione politica» del Vecchio Continente un elemento «utile al perseguimento dei loro interessi». Dall’altro lato, l’Europa è attanagliata da una Cina che «controlla nodi critici nelle catene di approvvigionamento globali». Senza una visione federale, per Draghi, il futuro rischia di vedere un’Europa sempre più «subordinata, divisa e deindustrializzata».
Tre elementi essenziali
Il passaggio da una confederazione di Stati ad una più compiuta federazione è per Draghi la soluzione. Solo così l’Europa può farsi potenza. L’integrazione europea è basata su un’interdipendenza senza dominio. A guidarla sono la volontà e il beneficio condivisi, che ne richiedono, pertanto, un approccio “pragmatico”. Ogni passo, quindi, deve essere proporzionale alle risorse disponibili nel momento e basarsi su tre elementi essenziali. In primo luogo, le coalizioni di volenterosi. Secondo l’ex presidente della BCE, è controproducente attendere l’unanimità di ognuno dei 27 Stati membri. Pertanto, i Paesi che dispongono dei mezzi e della volontà devono unire gli sforzi e le competenze per competere insieme con le potenze globali. In secondo luogo, è necessaria un’azione che vada oltre la lentezza dei trattati, capace di agire con flessibilità al di fuori dei «meccanismi lenti del processo decisionale dell’Unione europea». Infine, non può mancare una governance a rischio condiviso.
Federarsi come unica via
Mentre il mondo sta cambiando, l’Europa fatica a mantenerne il passo. La strada della federazione è vista da Draghi come l’unica via per rispondere con velocità e pragmatico alle sfide globali, traducendo la «necessità in azione». A favore della sua tesi, Draghi dichiara infatti che dove l’Europa si è federata (sul commercio, sul mercato, sulla politica monetaria e sulla concorrenza), l’Unione europea è rispettata «come potenza», negoziando come «un unico soggetto». Altrimenti, sarà sempre vista come quello che è quando non è federata: «un’assemblea eterogena di Stati di medie dimensioni, da dividere e gestire di conseguenza».




