Sta per scadere il New Start, ultimo accordo sul nucleare

Il New Strategic Arms Reduction Treaty (New Start) era l’ultimo trattato bilaterale a limitare gli arsenali nucleari strategici di Stati Uniti e Russia. Per la prima volta dagli anni Settanta, quando iniziarono i negoziati Salt I, non esisterà più alcun vincolo giuridico internazionale sulle testate nucleari delle due superpotenze. Senza un rinnovo, il mondo entra in un territorio inesplorato: nessuna ispezione, nessuna trasparenza, nessun limite numerico alle testate. Firmato nel 2010 dal presidente americano Barack Obama e dall’allora presidente russo Dmitry Medvedev (oggi Vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa), il trattato entrò in vigore nel 2011 con validità decennale. Nel 2021, poco dopo il suo insediamento, Joe Biden ottenne da Vladimir Putin un’estensione di cinque anni, l’unico prolungamento consentito dal testo.
Il New Start fissava tre limiti numerici chiari per entrambe le potenze: un massimo di 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate (cioè pronte al lancio su missili operativi); 800 vettori complessivi tra operativi e non (missili balistici intercontinentali Icbm, sottomarini lanciamissili Slbm e bombardieri pesanti); 700 vettori operativi contemporaneamente in servizio. Non solo: il trattato prevedeva anche un sistema di verifica reciproca attraverso ispezioni in loco (diciotto all’anno per ciascuna parte), notifiche preventive su nuovi dispiegamenti con 48 ore di preavviso e scambio regolare di dati sugli arsenali. Questo meccanismo di trasparenza aveva reso possibile, per oltre un decennio, una “deterrenza prevedibile“: ciascuna delle due potenze sapeva esattamente cosa possedeva l’altra, riducendo il rischio di errori di calcolo e false percezioni.
Il New Start era già morente da tre anni. Il 28 febbraio 2023, un anno dopo l’invasione dell’Ucraina, Putin annunciò la sospensione unilaterale della partecipazione russa, accusando l’Occidente di “ipocrisia strategica“. Mosca non uscì formalmente dal trattato, ma bloccò tutte le ispezioni in loco e interruppe lo scambio di dati sulla telemetria dei lanci missilistici. Insomma, fino a oggi il trattato non è vivo, né morto, ma in stato vegetativo. Gli Stati Uniti risposero a loro volta bloccando le notifiche e rifiutando le ispezioni, considerando la sospensione russa “giuridicamente invalida”. Tuttavia, entrambi i Paesi hanno continuato a rispettare i limiti numerici sulle testate, pur senza alcuna verifica esterna. Questo delicato equilibrio, basato su auto-restrizione volontaria ma senza garanzie, termina definitivamente domani.
Senza il rinnovo del trattato Usa e Russia avranno piena libertà di riarmo: potranno aggiungere testate sui missili esistenti (la pratica chiamata “uploading“), lanciare nuovi vettori, espandere gli arsenali senza limiti numerici. Gli esperti avvertono però che i cambiamenti concreti non saranno immediati: servirebbero dai sei ai dodici mesi per modifiche operative significative. Il rischio è incrementale. Il trattato scaduto è anche il fantasma che aleggia sui negoziati di pace tra Trump e Putin sull’Ucraina. Il presidente americano vuole negoziare con Mosca, ma evita di affrontare frontalmente la questione nucleare. Dal canto suo, Putin userà quasi certamente il New Start scaduto come leva di pressione nei negoziati, minacciando di espandere l’arsenale se Washington non convincerà Zelensky a cedere i territori ucraini nel mirino di Mosca.
Diversi indizi gettano ombra sulla sicurezza dell’Europa. La Russia ha già annunciato il dispiegamento di missili ipersonici Oreshnik in Bielorussia, gli stessi usati su Dnipro; gli Stati Uniti preparano il dispiegamento di missili a medio raggio in Germania nel 2026 mentre Francia, Germania e Regno Unito stanno sviluppando missili con gittata superiore ai 2.000 chilometri nell’ambito del consorzio europeo Elsa (European Long-Range Strike Approach). L’Europa rischia di trasformarsi nuovamente in una “zona di escalation immediata“, come durante la crisi degli euromissili degli anni Ottanta.



