Il Board of Peace: qual è la pace di Trump?
Nello stesso giorno in cui spunta una lettera Donald Trump al premier norvegese, in cui si lamenta per non aver ricevuto il premio Nobel per la Pace e afferma per questo di non aver «più motivo di pensare esclusivamente alla pace», lo stesso presidente degli Stati Uniti, durante il World Economic Forum di Davos, in Svizzera, lancia il suo rinnovato Board of Peace.
Dato che organizzazioni come l’Onu, secondo Trump, non sarebbero «all’altezza» del loro «potenziale», il tycoon ne crea una tutta per sé, con lui come presidente. Nato inizialmente come organismo promosso da Washington nel suo piano di pace per Gaza, ora il Board of Peace (ribattezzato da molti l'”Onu di Trump) si propone di promuovere la stabilità e garantire una pace duratura anche in altre aree colpite o minacciate da conflitti. Il parallelismo con la coalizione dei volenterosi, promossa dall’Europa a sostegno della pace in Ucraina, potrebbe presentarsi in un primo momento. Tuttavia, le divergenze tra le due alleanze sono notevoli e sostanziali. La stessa partecipazione dell’Italia ai volenterosi e il suo rifiuto al Board of Peace di Trump, dettato dall’articolo 11 della Costituzione italiana, potrebbe suggerire uno spunto di riflessione.
Il nuovo Board of Peace di Trump
Il Board of Peace nasce come organismo internazionale per gestire il processo di pace e ricostruzione della Striscia di Gaza, una risposta al vuoto di governance creatosi nella cosiddetta fase 2 del cessate il fuoco. Il 19 gennaio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione redatta dagli Stati Uniti che istituisce una versione ampia e rinnovata del Board of Peace per Gaza. Quest’ultimo avrebbe ora il compito di promuovere la stabilità e la pace in tutte le zone afflitte da conflitti, con ambizioni di missioni più ampie nel mondo. Tuttavia, il progetto trumpiano mostra via via le sue sfumature politiche volte a ridisegnare nuovi equilibri sotto l’egida statunitense.
Formalmente, nel Board of Peace ogni Paese membro ha diritto di voto e le risoluzioni sono prese in base alla maggioranza. Nella pratica, però, la decisione ultima spetta al presidente, ossia Donald Trump, che ha diritto di veto su ogni delibera. Gli stessi membri sono selezionati e invitati dallo stesso presidente Trump. Chi non accetta, come un deciso Emmanuel Macron, è stato minacciato di un notevole incremento di dazi verso settori cruciali per il proprio Paese. Il presidente del Board of Peace può sospendere o rimuovere gli stessi membri da lui invitati. Le riunioni saranno convocate dal presidente, che si occuperà anche di approvare l’ordine del giorno. Ogni membro resta in carica per tre anni. Tuttavia, se versa almeno un miliardo di dollari nel primo anno della fondazione dell’organizzazione, ottiene lo status di membro permanente.
Come evidenziato da diversi osservatori internazionali, il Board of Peace trumpiano non si baserebbe su principi di cooperazione paritaria tra stati (come accade, ad esempio, nel Consiglio di sicurezza o nelle istituzioni internazionali classiche), ma appare centrata sulla leadership di Trump e sul finanziamento diretto da parte degli stati partecipanti. Tra gli invitati che hanno scelto di aderire al progetto trumpiano figurano attualmente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente russo Vladimir Putin, quello turco Recep Tayyip Erdoğan, l’ungerese Viktor Orbán, l’argentino Javier Milei, il bielorusso Aljaksandr Lukashenko, i ministri dell’Arabia Saudita uniti ad altri Paesi a maggioranza musulmana come il Qatar, l’Egitto, la Giordania, gli Emirati Arabi, l’Indonesia, il Pakistan, il Marocco, il Kazakistan, l’Uzbekistan.
Il rifiuto dei leader Ue e i dubbi sul Board of Peace
Di fronte all’invito di Donald Trump ad aderire al suo Board of Peace, i leader europei hanno opposto il loro rifiuto. Nel suo discorso a Davos, il presidente francese Emmanuel Macron ha mostrato un netto diniego, affermando di preferire «il rispetto ai bulli». «Crediamo di aver bisogno di più crescita e stabilità, preferiamo lo stato di diritto alla brutalità», ha sottolineato il leader dell’Eliseo. La minaccia trumpiana di imporre dazi al 200% su vini e champagne francesi sembra non negare le accuse a lui rivolte da Macron. Anche il Regno Unito di Keir Starmer si è tirato indietro. Come annunciato dalla ministra degli Esteri Yvette Cooper, tra le motivazioni vi sarebbero anche le «preoccupazioni circa la possibilità che il presidente Putin faccia parte di qualcosa che parli di pace». Inaspettatamente, data la sua vicinanza al presidente statunitense, ma, prevedibilmente, dati i principi della Costituzione italiana, anche il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha presentato il suo rifiuto. E qui, vi può essere una chiave per comprendere il senso del cosiddetto Board of Peace.
Secondo l’articolo 11 della Costituzione, infatti, l’Italia può entrare a far parte di organizzazioni internazionali volte alla pace (come, ad esempio, la coalizione dei volenterosi). Tuttavia, può farlo solo «in condizioni di parità con gli altri Stati». Mentre una coalizione come quella dei volenterosi non intralcia i principi costituzionali italiani, date le sue iniziative basate sulla cooperazione volontaria di Stati con obiettivi di pace condivisi; l’organismo di pace trumpiano crea un’interferenza che non può essere ignorata. Una delle accuse già mosse al Board of Peace, fa riferimento proprio alla guida fortemente centralizzata in un’unica figura e alla mancanza di una rete multilaterale basata sulla collaborazione reciproca e paritaria tra gli Stati. La stesse figure del presidente, in questo caso Donald Trump, e dei suoi membri attuali non mancano di controversie. Benjamin Netanyahu non potrà essere presente alla cerimonia inaugurale a Davos perché sulla sua testa pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini di guerra, con cui la Svizzera ha deciso di collaborare. Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022 e Lukashenko è il suo principale alleato. Così come Donald Trump, con le sue azioni in campo internazionale (dai dazi fino alla cattura di Maduro in Venezuela), ha dimostrato di non curarsi delle istituzioni multilaterali e del diritto internazionale. Viene, quindi, da domandarsi cosa intenda effettivamente Donald Trump per «pace» e cosa aspettarsi da un’organizzazione che, di fatto, punta a far fuori uno dei capisaldi del peacekeeping e della cooperazione internazionale: l’Onu.




