Continuano le mire di Trump sulla Groenlandia. UE: “È del suo popolo”
Dopo la nomina di un inviato speciale e l’attacco al Venezuela e al regime di Nicolás Maduro, Donald Trump torna a parlare delle sue ambizioni verso la Groenlandia, l’isola dell’Artico sotto il controllo danese. Il presidente statunitense ha più volte ribadito l’importanza strategica dell’isola per il suo Paese, indicandola come necessità per la «sicurezza economica» degli Stati Uniti. La Groenlandia vanta, infatti, ingenti riserve di metalli rari e, così come il petrolio venezuelano, Donald Trump non vuole lasciarsele sfuggire.
La condanna dei leader europei
Già nel 2019, Donald Trump, in veste di presidente statunitense nel suo primo mandato (2017-2021), aveva manifestato più volte e seriamente l’intenzione di acquisire in un modo o nell’altro la Groenlandia. Durante la prima conferenza stampa a Palm Beach, in Florida, dopo la sua seconda elezione, pochi giorni prima del suo insediamento alla Casa Bianca, il tycoon aveva riportato al centro il suo interesse per l’isola autonoma danese. Ora i toni sono sempre più aggressivi e minacciosi e hanno portato le potenze europee – Italia compresa – a prendere posizione attraverso una dichiarazione congiunta. «Il Regno di Danimarca, inclusa la Groenlandia, fa parte della NATO», si legge nella nota firmata dai primi ministri di Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Polonia e Danimarca. «La sicurezza nell’Artico deve essere raggiunta collettivamente, in collaborazione con gli alleati della NATO, compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere. Questi sono principi universali e non smetteremo di difenderli», continua. La ferma risposta dei leader europei contro le mire di Trump ha ribadito dunque come gli Stati Uniti e la Groenlandia, essendo entrambi membri attivi della NATO, siano alleati. «la Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che li riguardano», conclude la nota.
La Groenlandia non è in “vendita”
Nel frattempo, il Segretario di Stato americano Marco Rubio, durante colloqui a porte chiuse con parlamentari americani, ha confermato le mire della Casa Bianca sulla Groenlandia, scongiurando attualmente il rischio che vengano perseguite con un intervento militare. Una possibilità delineata nei mesi da Donald Trump era stata infatti quella di comprare l’isola. Tuttavia, come più volte ribadito anche dalla premier danese Mette Frederiksen, la Groenlandia non è in vendita. Il presidente statunitense conterebbe quindi su un’operazione di tipo economico-finanziario, atta a convincere – o costringere – la Danimarca a vendere.
Perché la Groenlandia?
Perché, tuttavia, l’interesse del presidente Trump ricadrebbe un’isola dal clima inospitale, dalle poche strade asfaltate e che conta poco più di 50mila abitanti? Come il Venezuela rappresentava per gli Stati Uniti una miniera di petrolio da sfilare ai rivali cinesi, russi, iraniani e cubani, così l’importanza strategica della Groenlandia risiederebbe nel suo sottosuolo e nella possibilità di contrastare avversari economici come la Cina. Il suolo della Groenlandia è ambito infatti per le considerevoli riserve di materie prime critiche, un gruppo di metalli rari necessari sia per il settore tecnologico che per la transizione energetica. Secondo l’Economist, dei 50 materiali che il Dipartimento statunitense considera rilevanti, 43 sarebbero presenti in Groenlandia. Tali materiali sono utili, ad esempio, per la costruzione di microchip o di batterie per i veicoli elettrici. Di tali materiali è ricca la Cina, che mantiene infatti un monopolio nel settore tecnologico. Gli Stati Uniti di Trump stanno cercando un’altra via per ridurre l’esclusiva cinese e la avrebbero trovata in Groenlandia.



