Una pace in Ucraina sembra «più vicina che mai», dicono da Berlino
Dopo due giorni di colloqui a Berlino, per la prima volta, afferma il cancelliere tedesco Merz, la possibilità di una pace in Ucraina «non è mai stata grande come adesso». Anche il presidente ucraino Zelensky concorda: «Non è stato facile, ma gli incontri sono stati molto produttivi». Questa volta, l’accordo prevede garanzie di sicurezza per Kiev con un impegno militare statunitense al suo fianco, impegno dal quale difficilmente Washington può tornare indietro. Anche per il presidente statunitense Trump, infatti, siamo «più vicini a un accordo di pace di quanto lo siamo mai stati».
Tra ottimismo e questioni ancora aperte
Ancora aperta resta, invece, la questione territoriale. Specialmente per un territorio complesso e conteso come quello del Donbass. Zelensky stesso ha dichiarato la diversità delle posizioni a riguardo. Tuttavia, gli Stati Uniti si mostrano ottimisti, dichiarando che «il 90% delle questioni fra Mosca e Kiev è stato risolto». Il comunicato congiunto dei leader europei dichiara di apprezzare la «forte convergenza» fra Stati Uniti, Ucraina ed Europa in questa occasione. I leader hanno «concordato di collaborare con il presidente Trump e il presidente Zelensky per raggiungere una pace duratura che preservi la sovranità ucraina e la sicurezza europea», assicurando pieno sostengo a Kiev. Nel comunicato si ribadisce poi un punto essenziale e molto spesso dimenticato: «che i confini internazionali non devono essere modificati con la forza». I documenti hanno visto notevoli progressi in questi giorni e prevedono «garanzie molto forti», come riferito da alti dirigenti americani, evocando un meccanismo simile all’articolo 5 della Nato. Il clima è di ottimismo e la stima che anche Mosca accetterà l’intesa finale.
La posizione di Mosca
Tuttavia, al momento le posizioni russe sembrano non variare su un punto in particolare: «Non sottoscriveremo, accetteremo o saremo nemmeno soddisfatti di alcuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino». Così ha riferito il viceministro degli Esteri russo Sergej Ryabkov sottolineando in un’intervista a Abc News che Mosca non accetterà militari dell’Alleanza su suolo ucraino anche se fossero parte di una garanzia di sicurezza o come membri della Coalizione dei Volenterosi. Ryabkov ha poi ribadito che la Russia non ha intenzione di fare concessioni su Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea: «Non possiamo assolutamente scendere a compromessi su di esse». In ogni caso, il viceministro ha mostrato ottimismo affermando che le parti sono vicine a raggiungere una soluzione diplomatica.
Nel corso di un’intervista a IRIB (rete televisiva iraniana), il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha articolato critiche molto dure verso l’Unione Europea e il suo ruolo nel conflitto ucraino.
La critica sulla rinascita del nazismo in Europa
Lavrov ha accusato i politici europei, in particolare in Germania, di stare “iniziando a ricordare i loro antenati che erano membri attivi del partito nazista”. Secondo il Ministro russo, questa tendenza genera preoccupazione significativa in quanto le “idee e pratiche del nazismo” starebbero tornando in auge nel continente europeo. Lavrov sostiene che l’Europa stia tentando di unificarsi dietro questa logica per condurre una guerra per procura contro la Russia, utilizzando gli ucraini come strumenti mediante finanziamenti e istruttori europei.
Il capo della diplomazia russa ha rimarcato che l’Europa ha avuto numerose occasioni di partecipare a negoziati per risolvere il conflitto ucraino, ma le ha sistematicamente trascurate. Di conseguenza, Lavrov ha dichiarato che la Russia non intende intrattenere comunicazioni con l’attuale leadership europea, ritenendola inadatta al dialogo.




