Il nuovo piano di pace statunitense rivela l’isolamento di Kiev e la debolezza dell’Ue
L’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio del 2022, aveva visto la Russia di Putin sempre più isolata dai partner occidentali, tra l’imposizione delle sanzioni internazionali e l’interruzione dei rapporti economici e diplomatici. Ora, tre anni dopo, con la rielezione a presidente degli Stati Uniti di Donald Trump nel gennaio di quest’anno e la presentazione del suo nuovo piano di pace a fine novembre, la situazione appare notevolmente cambiata. Il leader ucraino, Volodymyr Zelensky, si è trovato al centro di un delicato ribilanciamento geopolitico e il nuovo progetto, accolto favorevolmente da Mosca, ha costretto l’Ucraina a riattivare rapidamente la diplomazia europea per non ritrovarsi isolata.
Il piano di pace
Il nuovo piano di pace per il conflitto russo-ucraino, presentato da Donald Trump, avvicina sempre di più le posizioni russe a quelle statunitensi e isola quelle ucraine e degli alleati europei. Questo asseconda infatti molte delle richieste di Putin, a partire da quelle territoriali. Tra i punti vi sarebbero la cessione del Donbass, il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea e la riduzione dell’esercito ucraino a un massimo di 600mila uomini (attualmente sono 800-850mila): condizioni da sempre considerate inaccettabili da Kiev. Soprattutto, però, il progetto statunitense prevede una serie di accordi con la Russia che modifica notevolmente lo stato dei rapporti tra Occidente e l’invasore russo.
L’inchiesta del Wall Street Journal
Stando ad un’inchiesta del Wall Street Journal, il piano sarebbe stato elaborato ad ottobre nella lussuosa villa di Miami dell’immobiliarista miliardario Steve Witkoff, inviato speciale di Washington. Quest’ultimo avrebbe ospitato Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo, negoziatore di Putin e vero autore del documento, e Jared Kushner, genero di Trump. Dalla ricostruzione del WSJ, i veri obiettivi dei tre diplomatici sarebbero quelli di riallacciare i rapporti tra l’economia russa e quella statunitense. Dopotutto, Dmitriev come Witkoff condivide l’approccio del presidente statunitense alla geopolitica: prima gli affari, poi i confini.
Il piano – inizialmente in 28 punti, poi scesi a 20 – prevede infatti anche la graduale eliminazione di tutte le sanzioni economiche approvate in questi anni nei confronti della Russia, che rientrerebbe così nei circuiti economici e negli incontri del G8. Oltre a questo, il piano punta ad una serie di collaborazioni economiche tra Stati Uniti e Russia, grazie alle quali i due Paesi diverrebbero partner a lungo termine nel campo delle intelligenze artificiali e dei metalli rari. Lo stesso portavoce di Vladimir Putin, Dmitrij Peskov, ha affermato che la nuova strategia della presidenza Trump è “coerente” con la visione del Cremlino. Donald Trump Jr, figlio del tycoon, alludendo alla fine degli aiuti militari ha avvertito che gli Usa non sono “gli idioti che firmano gli assegni”.
Zelensky e l’appoggio di un’Europa sempre più debole
Di fronte a questo riassestamento, l’Ucraina di Zelensky e gli alleati europei ne escono come i nuovi isolati. Il leader ucraino, diviso tra la proposta di una pace apertamente svantaggiosa per il suo Paese e la possibilità di mettersi contro gli Stati Uniti, sta puntando sempre di più sull’Europa, divenuta ora il suo principale terreno di ricerca di sostegno. L’8 dicembre ha incontrato “i volenterosi” (Keir Starmer, Emmanuel Macron, Friedric Merz) a Downing Street, mentre il 9 è volato a Roma per un vertice con la premier Giorgia Meloni. I leader europei hanno ribadito il loro sostegno a Kiev e la volontà di ricercare una soluzione che salvaguardi l’Ucraina e le sue posizioni. Tuttavia, l’Europa appare sempre più debole, con Trump che la accusa di irresolutezza e in uno scacchiere geopolitico che la emargina sempre di più.




