Com’è andato l’incontro tra Trump e il principe saudita Bin Salman
Picchetti militari, cavalli e classici onori protocollari hanno scandito l’arrivo del principe saudita Mohammed bin Salman alla Casa Bianca. Un faccia a faccia, quello tra lui e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha evidenziato più che mai il peso strategico delle relazioni politico-economiche tra Washington e Riad. Trump ha ricevuto bin Salman all’interno dello Studio Ovale, presentandolo come un «amico di lunga data» e lodando il lavoro «incredibile» da lui svolto «in materia di diritti umani».
Il vertice ha concesso a Donald Trump di incassare quel che auspicava. Il presidente Usa ha annunciato un accordo da oltre 600 miliardi di dollari da parte dell’Arabia Saudita. Cifra che è stata rilanciata da Bin Salman a un trilione. In tarda serata, poi, si è appreso che i due hanno firmato un accordo per la vendita dei jet F-35 statunitensi a Riad e del nucleare civile. Infatti, i due Paesi hanno ratificato una dichiarazione congiunta sull’energia nucleare civile che «crea la base giuridica per una cooperazione multimiliardaria per diversi decenni» e che sarà «condotta in conformità con le rigorose norme di non proliferazione».
Una fase delicata per Trump
Ad ogni modo, la visita saudita, avvenuta martedì 18 novembre, giunge in una fase delicata del secondo mandato di Donald Trump, tra indici di gradimento in calo, diffusa insoddisfazione per la conduzione dell’economia del Paese e le controversie generate dal caso Epstein, la cui gestione sta generando irritazione anche nella base Maga, sostenitrice del presidente. La tensione è alta soprattutto nel momento delle domande della stampa al presidente e al suo ospite saudita, come quella sull’uccisione dell’editorialista del Washington Post Jamal Kashoggi, residente negli Stati Uniti e critico della leadership saudita, avvenuta nel 2018 per mano di agenti sauditi.
Il caso Kashoggi e le attività della Trump Organization in Medio Oriente
La domanda nello Studio Ovale ha provocato la brusca reazione di Donald Trump, che ha difeso il principe saudita, escludendo ogni suo coinvolgimento nella vicenda, e ha accusato la giornalista di Abc che ha sollevato la questione di «mettere in imbarazzo» un suo «ottimo amico». In seguito alle indagini dell’epoca, le agenzie di intelligence statunitensi conclusero che bin Salman avesse approvato la cattura o l’uccisione del giornalista presso il consolato saudita a Istanbul. Il principe ereditario ha negato di aver ordinato l’operazione, ma ne ha riconosciuto la responsabilità in quanto sovrano de facto del regno.
Un’altra accusa che Donald Trump si è trovato a fronteggiare durante il consueto briefing con i giornalisti riguarda il possibile conflitto di interessi tra le attività della Trump Organization e gli investimenti sauditi negli Stati Uniti. La multinazionale privata di proprietà della famiglia Trump e attualmente gestita dai figli del presidente, Donald Trump Jr. e Eric Trump, ha in corso diversi progetti in Medio Oriente. Tra questi vi sono i piani per la realizzazione di due Trump Tower, a Gedda e a Riad, e dei tornei della Liv Golf. Il tycoon ha ribadito di non avere «nulla a che fare con il business di famiglia», difendendo le attività familiari e auspicando di fare ancora di più in Medio Oriente.




