Le democrazie in Africa sono sempre più in affanno
L’Africa è sempre di più un laboratorio cruciale per misurare la tenuta delle democrazie. Dopo i cicli di liberalizzazione degli anni Duemila, oggi il continente vive una nuova fase, segnata, da un lato, da colpi di Stato, conflitti armati, erosione istituzionale, dall’altro, da resistenze civili e tentativi di riforma democratica. La situazione in Paesi con il Sudan, il Mali e la Nigeria è sempre più in bilico e invia forti segnali di allarme ormai difficili da ignorare.
La guerra e la catastrofe umanitaria nel Sudan
Attualmente, il Sudan rappresenta uno dei punti più tragici del continente africano, con una crisi umanitaria che sta destando forti preoccupazioni in tutto il mondo.
Il Paese aveva iniziato una transizione democratica in seguito alla caduta del dittatore Omar al-Bashir nel 2019. Un colpo di stato militare nel 2021, guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan, ha interrotto il processo, portando poi nell’aprile 2023, allo scontro armato tra le Forze armate sudanesi (SAF) e la milizia Rapid Support Forces (RSF). Il conflitto militare ha spazzato via ogni forma di istituzione civile, devastando ministeri, scuole e ospedali. La “transizione democratica” si è trasformata in collasso istituzionale e frammentazione territoriale. Soprattutto la situazione umanitaria è quantomai disastrosa. Come denuncia l’UNHCR, l’accesso ai servizi di base (come acqua pulita, assistenza sanitaria e alloggi) è gravemente limitato e milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Il numero degli sfollati interni è salito a 11,3 milioni, mentre oltre 3,9 milioni sono i rifugiati fuggiti nei Paesi vicini, in primis Ciad, Sud Sudan ed Egitto.
Democrazie sotto pressione in Mali e in Nigeria
Dal 2020, il Mali è governato da una giunta militare guidata dal colonnello Assimi Goïta. Dopo due colpi di Stato consecutivi, nel 2020 e nel 2021, il regime aveva promesso una “transizione verso la democrazia”, ma nel maggio 2025 la giunta ha sospeso le attività di oltre 300 partiti politici, consolidando il proprio controllo e militarizzando il Paese. Le elezioni promesse sono state rinviate a tempo indeterminato, e il Parlamento è stato sostituito da un Consiglio di transizione nominato dai militari. I timori di una regressione autoritaria del potere sono affiancati poi a quelli verso le insorgenze jihadiste (legate ad AL-Qaeda e Isis) nel nord e nel centro del Paese.
Anche la Nigeria sta vivendo una delle fasi più buie della sua democrazia, formalmente dichiarata dal 1999, ma ora alle prese con la fiducia popolare ai minimi storici: alle elezioni del 2023 solo il 26,7% degli elettori registrati ha votato. Le principali cause fanno capo ad un aumento della corruzione e della violenza all’interno del Paese, tra insurrezioni jihadiste, banditismo, rapimenti e tensioni etniche. L’esercito è ormai ovunque: cruciale perno di un quadro politico sempre più instabile.
Donald Trump si scaglia contro il Sudafrica
Sul piano internazionale, attualmente è il Sudafrica uno dei Paesi in difficoltà, costretto a fronteggiare diverse polemiche nate in seguito all’annuncio del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, riguardo la sua mancata partecipazione al G20 di Johannesburg 2025. L’accusa rivolta al Sudafrica è quella di portare avanti delle “politiche anti-occidentali”, attraverso “abusi dei diritti umani” nei confronti degli Afrikaner, i bianchi sudafricani. Il Sudafrica ha allontanato tutte le critiche, tuttavia, anche a causa della sua vicinanza politica a Paesi come la Russia e la Cina, si trova attualmente in un momento di isolamento diplomatico crescente.




